INTERVISTA: Unifem e la nuova agenzia delle Nazioni Unite per le donne

NAZIONI UNITE, 12 novembre 2009 (IPS) – “Contribuiremo con i nostri 30 anni di esperienza” alla creazione di un’agenzia unica delle Nazioni Unite per la parità di genere, ha affermato in un’intervista all’IPS Joanne Sandler, direttrice esecutiva del Fondo di sviluppo dell’Onu per le donne (Unifem).

Joanne Sandler UNIFEM

Joanne Sandler
UNIFEM

Una risoluzione adottata lo scorso 14 settembre dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha infatti aperto le porte all’istituzione di una “nuova entità” dell’Onu dedicata specificamente alle donne.

La nuova organizzazione riunirà le quattro agenzie dell’Onu già esistenti che si occupano di tematiche di genere: Unifem, Divisione per l’avanzamento delle donne (Daw), Istituto internazionale di ricerca e formazione per l’avanzamento delle donne (Instraw) e Ufficio del consigliere speciale per le tematiche di genere (Osagi).

La proposta arriva in un momento topico per il movimento di empowerment delle donne, dopo la pubblicazione dell’ultimo rapporto del Dipartimento per gli affari economici e sociali dell’Onu (Undesa), dal quale emerge la scarsa influenza che le donne esercitano sulle risorse economiche e finanziarie sia nei paesi del Sud in via di sviluppo che in quelli del Nord industrializzato.

Il rapporto Undesa sul ruolo delle donne nello sviluppo 2009 affronta anche altri temi all’avanguardia, come il lavoro non pagato delle casalinghe, l’urgenza di un empowerment finanziario per le donne, soprattutto in questo periodo di crisi economica; i tradizionali squilibri tra i sessi nelle attività di cura, sul mercato del lavoro e all’interno di istituzioni pubbliche quali ministeri delle finanze e banche centrali. La nuova entità dovrebbe costituire l’ambiente giusto per attuare vere e proprie legislazioni su tutti questi temi molto attuali.

IPS ha parlato con la vice-direttrice esecutiva di Unifem, Joanne Sandler, della creazione di questa “nuova entità”, e delle sfide e le speranze rispetto al ruolo che dovrà avere per la piena attuazione della “Convenzione per l’eliminazione di ogni forma di discriminazione contro le donne” – il documento che è alla base del movimento ufficiale dell’Onu per l’empowerment delle donne (Cedaw, nell’acronimo inglese). Alcuni estratti dell’intervista.

D: Quale sarà la sede della nuova agenzia?

JOANNE SANDLER: Speriamo sia presente dove possa svolgere un’azione più efficace, e offrire il miglior uso delle nostre risorse. Ma in pratica, sta agli stati membri stabilire quale sarà la sua sede.

D: C’è molto fermento tra società civile e Nazioni Unite riguardo all’empowerment delle donne, e sembra che l’agenzia adotterà una strategia dal basso verso l’alto, a partire dalla società civile. Crede ci sia il rischio di un conflitto di interessi?

JS: Una connessione con la base è fondamentale, perché in questo modo il sistema sarà più forte e più unito. Ma la spinta viene da tutte le parti, non necessariamente ‘dalla base al vertice’; è un processo a 360 gradi.

D: La Cedaw celebrerà i suoi 30 anni di vita il prossimo 18 dicembre. Fino ad oggi, è stata ratificata da 186 nazioni, ma i paesi prevalentemente musulmani e cattolici hanno espresso moltissime riserve. Quali sono i successi e i fallimenti della Convenzione dal suo punto di vista, e secondo l’Unifem?

JS: Per l’Unifem, ovviamente, si tratta di un accordo fondamentale. In sostanza è il nostro punto di partenza.

Tendenzialmente, le riserve [sulla Cedaw] vanno scomparendo. Ci sono sempre più esempi di una sua adozione. Certo, ci sono anche paesi che la ratificano ma che continuano a tenere in piedi ordinamenti che la contraddicono, come le leggi sulla proprietà e l’eredità.

Vogliamo estendere il nostro sostegno dove ci sia volontà politica. È un punto centrale della nostra comunità.

D: Quale sarà il contributo di Unifem alla nuova entità, quanto a obiettivi e informazione?

JS: Contribuiremo con i nostri 30 anni di esperienza. Speriamo di continuare a lavorare su documenti e analisi di fondo intorno a cui ha sempre ruotato il nostro impegno per l’empowerment delle donne. Questo è un momento cruciale per ottenere progressi sostanziali.

* Questo articolo fa parte di una serie di interviste che IPS sta svolgendo sulla decisione delle Nazioni Unite di creare una nuova agenzia per le donne. © IPS