AMERICA LATINA-AFRICA: Insieme contro la poverta’

PORLAMAR, Venezuela, 28 settembre 2009 (IPS) – Il secondo vertice dei paesi africani e sudamericani, celebrato
sull’isola caraibica di Margarita, nel nordest del Venezuela, si è
concluso con una dichiarazione che accoglie le tesi del Sud in tema
di agenda internazionale e ne rinnova gli impegni alla cooperazione
nella lotta contro la povertà e a favore dello sviluppo.

 Fidel Marquez/IPS


Fidel Marquez/IPS

Al vertice ASA hanno preso parte otto presidenti sudamericani e 20 africani, oltre a vicepresidenti, premier, ministri e altri funzionari di 61 paesi. Una partecipazione numerosa ritenuta un successo dai partecipanti stessi, dopo quella più scarsa della prima edizione del vertice ad Abuja tre anni fa.

La Dichiarazione di Nueva Esparta (dal nome dello stato venezuelano composto da Margarita ed altre due piccole isole) è un testo unico di 30 pagine, che raccoglie le proposte dei paesi del Sud a sostegno della riforma del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

“Confermiamo il nostro pieno sostegno alla riforma del Consiglio di Sicurezza dell’ONU come processo inteso a garantire una maggiore partecipazione dei paesi in via di sviluppo e una maggiore efficacia della sua azione, con l'obiettivo di correggerne gli attuali squilibri”, si legge nella dichiarazione.

Il presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva, che punta ad ottenere un seggio permanente nel Consiglio di Sicurezza (al fianco di Cina, USA, Francia, Gran Bretagna e Russia) ha dichiarato nel corso del vertice che “il Consiglio di Sicurezza dell’ONU ha perso peso e dobbiamo lavorare insieme per riformarlo”.

Il testo ricorda la “necessità di risolvere pacificamente qualsiasi problema o disputa che possa pregiudicare la sicurezza regionale o mondiale”, ma anche “la determinazione ad assumere misure idonee ed efficaci contro qualsiasi minaccia alla pace derivante dalla proliferazione di armi chimiche, biologiche e nucleari”.

In materia di difesa, non è passato inosservato l’intervento del leader libico Muammar Gheddafi, attuale presidente dell’Unione Africana (UA), alla sua prima visita in territorio latinoamericano da quando ha assunto il potere 40 anni fa.

Gheddafi ha proposto che africani e sudamericani creino una organizzazione a difesa della regione del Sud Atlantico, sulla falsariga della NATO – un’iniziativa che non ha trovato il sostegno di altri partecipanti al vertice ed è stata esclusa dalla dichiarazione finale – e ha ripetuto le critiche al sistema ONU enunciate alcuni giorni fa a New York.

Il leader libico ha poi criticato le potenze militari che hanno posizionato mine anti-uomo e anti-carro negli Stati del sud, sostenendo il diritto di questi ultimi ad utilizzarle per motivi difensivi; nella dichiarazione, tuttavia, si condanna “la produzione e l’uso di mine anti-uomo da parte di qualsiasi paese”.

La dichiarazione condanna inoltre ogni forma di razzismo, discriminazione e tratta di esseri umani, e sancisce “l’importanza di promuovere lo scambio di esperienze nell’ambito dei diritti delle donne, bambini e bambine, adolescenti, anziani e disabili”.

Sono state accolte le istanze che chiedono negoziati urgenti tra Gran Bretagna e Argentina sul governo delle isole Falkland, della Georgia del Sud e delle isole Sandwich meridionali; tra Gran Bretagna e Repubblica di Mauritius in merito all’arcipelago Chagos, e le istanze che chiedono che la Francia, insieme alle isole Comore, prenda in esame la situazione delle isole di Mayotte.

Il testo della dichiarazione ribadisce l’impegno a “intensificare gli sforzi per sradicare la povertà e la fame”, nel quadro degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio delle Nazioni Unite.

All’incontro ha partecipato il direttore generale della FAO (Organizzazione delle Nazioni Unite per l’agricoltura e l’alimentazione), Jacques Diouf, il cui intervento sulla diffusione della fame nel mondo ha suscitato molto clamore: per la prima volta nella storia, ha affermato, oltre un miliardo di persone soffre la fame a causa della attuale crisi globale.

“Il contrasto è anche dovuto al fatto che per la prima volta al mondo ci sono le risorse sufficienti per risolvere il problema della fame”, ha osservato il presidente ecuadoriano Rafael Correa, che è anche presidente di turno dell’Unione delle Nazioni Sudamericane (Unasud).

La questione agricola e alimentare ha suscitato interventi favorevoli alla cooperazione bi-regionale e manifestazioni di interesse a partecipare al vertice sulla sicurezza alimentare organizzato dalla FAO a Roma a novembre.

La presidente argentina, Cristina Fernández, ha affermato che la nascente cooperazione tra l’Africa e l’America del Sud può dar vita a un nuovo modello commerciale, se non ci si limiterà agli scambi commerciali ma si trasferiranno anche tecnologie e si creerà occupazione.

“L’Argentina può fornire tecnologia, expertise e macchinari così che l’Africa non dipenda dalla carità delle missioni internazionali, ma possa invece produrre quanto le serve per far fronte alle sue necessità alimentari”, ha detto la presidente Fernández.

Altro tema molto discusso è stato quello dell’energia e dell’industria mineraria, su cui i firmatari della dichiarazione affermano: “Concordiamo di consolidare i nostri sforzi ai fini dello scambio di esperienze in materia di utilizzo delle fonti e di risparmio energetico, con particolare riguardo alle fonti di energia pulita, rinnovabile ed alternativa”.

Entrambe le regioni “collaboreranno su temi connessi alla produzione e all’uso sostenibile di combustibili fossili, soprattutto petrolio e gas”.

Pressochè dopo ogni intervento su questi temi, Chávez ha sottolineato il potenziale di entrambe le regioni, che insieme detengono un quarto delle riserve petrolifere del pianeta. Il leader venezuelano ha anche proposto di creare un consorzio interstatale per l’energia.

Chávez ha portato l’esempio della Guinea Equatoriale, che vanta una produzione di grezzo di quasi 400mila barili al giorno, ma è priva di raffinerie. Durante il summit il governo venezuelano ha sottoscritto degli accordi con la Mauritania e il Niger per uno studio di fattibilità di una raffineria in Africa occidentale che vedrebbe una forte partecipazione venezuelana.

In materia ambientale, sia africani che sudamericani hanno evidenziato la responsabilità storica dei paesi industrializzati per il surriscaldamento del pianeta e il loro obbligo a ridurre le emissioni di gas serra. Hanno poi approvato la creazione di un fondo ad hoc per i paesi in via di sviluppo che consenta loro di far fronte agli squilibri climatici e ai disastri ambientali.

Nel quadro del vertice, sette nazioni sudamericane, Argentina, Bolivia, Brasile, Ecuador, Paraguay, Uruguay e Venezuela, hanno adottato il documento che sancisce la creazione della Banca del Sud (Banco del Sur), con un capitale iniziale di 20mila miliardi di dollari; di questi, 12mila saranno stanziati in parti uguali da Brasilia, Buenos Aires e Caracas.

Chávez ha proposto di dotare la Banca del Sud di riserve in valuta di nazioni sudamericane “perchè sarebbe da stupidi conservarle nelle banche del nord e poi chiedere loro dei prestiti finanziati con i nostri stessi soldi”, e ha suggerito di alleare il nuovo ente finanziario con un omologo africano per creare una grande banca del Sud che ne finanzi i programmi di sviluppo.

“Ho già pensato anche al nome: possiamo chiamarla Bancasa (dalla sigla ASA, Africa-Sud America, che identifica il vertice)”, ha detto Chávez; vari esponenti africani si sono detti subito favorevoli alla sua proposta.

Sul tema della droga, nella dichiarazione si legge che africani e sudamericani si impegnano “a sostenere iniziative, proposte, interventi ed attività atti a combattere il fenomeno, sia sul piano bilaterale che biregionale”.

La richiesta della Bolivia di riconoscere l’uso ancestrale delle foglie di coca da parte dei popoli indigeni ha suscitato qualche frizione. Il dibattito si è concluso con la decisione di inserire uno specifico paragrafo nel capitolo sulla cultura: “Prendiamo atto che la masticazione delle foglie di coca è una manifestazione culturale ancestrale del popolo boliviano, che deve essere rispettata in seno alla comunità internazionale”.

Chávez ha offerto di ospitare a Margarita il vertice del segretariato ASA; i partecipanti hanno concordato un meccanismo di follow-up mediante gruppi di lavoro guidati da funzionari di alto livello, che si riuniranno tra alcuni mesi per poi presentare le nuove proposte ad un pool ministeriale, che si riunirà tra un anno.

Il terzo vertice ASA si terrà nel 2011 in Libia.©IPS