EGITTO: La crisi finanziaria colpisce Suez

IL CAIRO, 26 maggio 2009 (IPS) – Nel Canale di Suez, fulcro dell’economia dell’Egitto, la minaccia dei pirati somali non è niente in confronto agli effetti devastanti della crisi economica mondiale.

“Quest’anno dovremo affrontare un calo significativo degli introiti generati dal Canale”, ci ha spiegato il portavoce dell’Autorità del Canale di Suez (SCA) Tarek Hussein. “E il 90 per cento di questo calo sarà direttamente attribuibile non alla pirateria, ma al clima economico scoraggiante”. Le tariffe di transito del canale sono una delle prime fonti di valuta estera per l’Egitto, che ha scarse risorse.

“L’importanza del canale nell’economia nazionale non può essere sottovalutata”, ha detto Mohamed Mahmoud Youssef, presidente della Beni Sueif University (220 chilometri a sud del Cairo) ed ex preside della facoltà di commercio dell’Università del Cairo. “Oltre al turismo, e alle rimesse inviate nel paese dagli egiziani che lavorano all’estero, il canale rappresenta una delle tre principali fonti di moneta forte del paese”. Mentre negli ultimi anni la crescita economica globale ha alimentato forti volumi di scambi internazionali, il Canale, luogo di transito strategico, ha riportato entrate record. Secondo Hussein, lo scorso anno gli introiti annuali di Suez hanno registrato il picco più alto, con 5,4 miliardi di dollari, mentre i ricavi mensili più alti, di 504 milioni di dollari, si sono registrati lo scorso agosto.

Dallo scorso anno, gli episodi sempre più frequenti di pirateria al largo della costa del Capo d’Africa e nel Golfo di Aden hanno aumentato i timori di ripercussioni negative sul traffico del Canale. Alcune imprese di trasporto marittimo – a quanto pare temendo per la sicurezza dei loro carichi – hanno cominciato a dirottare le navi da Suez, preferendo navigare vicino al Capo di Buona speranza, in Sudafrica. Ma secondo Youssef, la paura dei pirati non comporterà nessun calo delle entrate. “Nonostante i timori iniziali, la pirateria ha avuto un impatto lieve sui proventi”, ha osservato. “Principale risultato di questo fenomeno, l’aumento dei premi assicurativi pagati dalle compagnie di spedizione, che si aggiungono alle spese generali.

“Lo stesso accade durante ogni guerra nel Golfo, e l’impatto sul Canale è sempre minore”, ha aggiunto Youssef, confermando che i pericoli posti dalla pirateria al traffico locale sono stati sopravvalutati.

“La pirateria non punta alle navi che attraversano il Canale di Suez, ma piuttosto su quelle che salpano dalla costa somala e dal Golfo di Aden”, ha detto. “Inoltre, il passaggio da Suez attraverso lo Stretto di Ab el Mandeb è attualmente protetto dalle flotte navali – europee, statunitensi e russe – recentemente dispiegate per salvaguardare i trasporti commerciali. “Il Canale di Suez oggi è una via più sicura rispetto al Capo di Buona Speranza, dove non esiste una simile protezione”, ha osservato Hussein. “Va osservato che il super-tanker Sirius Star di proprietà saudita dirottato dai pirati lo scorso novembre al largo della costa keniota era diretto negli Usa attraverso il Capo, non Suez”.

Piuttosto, è la crisi economica mondiale – non le incursioni delle bande di corsari somali – a rappresentare la maggiore minaccia per il canale, sostengono i commentatori.

“La crisi ha già comportato un grosso calo nel volume degli scambi internazionali, e questo, più di ogni altra cosa, è la prima causa degli attesi cali dei proventi del canale”, ribadisce Youssef.

Il canale ha già registrato forti perdite. Il 9 maggio, il ministro delle finanze Youssef Boutros-Ghali ha spiegato che gli introiti provenienti dalle attività di Suez tra ottobre e dicembre 2008 sono crollati del 13,4 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Secondo Hussein, le entrate del Canale nel gennaio e febbraio di quest’anno hanno registrato un 20 per cento in meno rispetto allo stesso bimestre del 2008.

“E ci aspettiamo ulteriori cali nel 2009, anche se non possiamo prevedere a quanto ammonteranno”, osserva Hussein. “La crisi economica ha colpito tutti i paesi nel mondo, con un impatto particolarmente negativo sul settore del trasporto marittimo”. Hussein spiega che prima dell’attuale crisi, l’affitto di un’autocisterna di medie dimensioni costava circa 180mila dollari al giorno. “Oggi, dopo sei mesi di recessione, lo stesso tanker si può affittare per soli 18mila dollari al giorno”.

All’inizio di quest’anno, il governo aveva previsto che il reddito annuale del Canale per il 2009 non sarebbe sceso oltre il 3,5 per cento. Ma il 10 maggio, Boutros-Ghali ha dichiarato in parlamento che le entrate di quest’anno potrebbero subire perdite annuali fino al 20 per cento.

Ma in vista di prospettive tutt’altro che rosee, ha spiegato Hussein, per il momento l’Autorità del Canale ha escluso un aumento delle tariffe di transito.

“Ogni anno negli ultimi tre anni, la SCA ha sempre aumentato le tariffe tra il 2 e il 4 per cento, in linea con la crescita economica globale e i crescenti livelli degli scambi mondiali”, ha segnalato. “Quest’anno, però, l’autorità ha deciso di non alzarle per fronteggiare le particolari circostanze economiche”.

“La crisi ha già colpito i principali pilastri dell’economia nazionale”, ha detto Youssef. “Dalla fine dello scorso anno, gli introiti provenienti dal turismo sono calati del 18 per cento; anche le rimesse hanno cominciato a prosciugarsi, nella misura in cui sempre più egiziani espatriati tornano nel loro paese, soprattutto dal Golfo”.

“Di fronte a queste difficoltà legate allo sviluppo, il problema dei pirati Somali – che non ha mai posto serie minacce al traffico del Canale – diventa quasi insignificante”.© IPS