GIUSTIZIA: Garzón: contro i terrorismi giustizia universale

MADRID, 2 marzo 2009 (IPS) – Per il giudice spagnolo Baltasar Garzón, noto per il suo impegno contro tiranni, terroristi e corrotti, i primi passi verso una giustizia universale sono cominciati nel 1996, con i processi di Madrid contro i dittatori argentini e cileni e, soprattutto, con l’arresto di Augusto Pinochet, nell’ottobre del 1998. Il magistrato è stato intervistato poco prima di essere ricoverato per un malore.

D: Cosa bisogna fare perché la giustizia universale diventi presto una realtà?

BALTASAR GARZÓN: Proseguire il cammino già iniziato con sempre più vigore, al di là degli interessi economici o politici, denunciando i tentativi di fare passi indietro, perché se continueremo a permetterlo, le vittime non smetteranno di soffrire e continuerà a trionfare l’impunità.

D: Qual è la principale sfida della giustizia di fronte all’attuale crisi finanziaria mondiale?

BG: Prima di tutto, bisogna risalire alla radice della situazione economico-finanziaria mondiale. Perché alcune grandi imprese crollano, e con esse le speranze di milioni di persone? Chi è il responsabile?

La giustizia deve essere particolarmente scrupolosa su questo tema, senza dimenticare che, nella difesa dei diritti fondamentali, i giudici hanno un ruolo cruciale nel garantire che lo stato di diritto prevalga al di là di qualsiasi altro cammino.

D: Qual è la sua definizione di terrorismo?

BG: Le organizzazioni terroristiche sono imprese criminali. Sarebbe un grave errore se ci fermassimo alla loro struttura armata, senza occuparci delle fonti di finanziamento, degli elementi di sostegno, della loro influenza istituzionale, delle strategie per insediarsi nelle istituzioni dello stato, delegittimandole.

Anche il terrorismo può essere un crimine contro l’umanità, quando si manifesta nell’attacco sistematico contro la popolazione civile. Anche quando c’è conflitto armato, come in Iraq, le azioni terroristiche sono e devono essere perfettamente differenziate. Perciò, mandare i mujaheddin a suicidarsi in guerra non può essere un’azione ribelle.

D: Lei considera i bombardamenti contro la popolazione civile un'azione terroristica, anche se sono parte di un conflitto bellico?

BG: Ogni attacco contro una popolazione non combattente, in qualunque caso, è un’azione terroristica, e ogni aggressione rivolta alla popolazione civile può essere catalogata come crimine contro l’umanità. Dal mio punto di vista in questo caso non esistono dubbi né giustificazioni possibili.

La Corte penale internazionale ha molto da dire sul tema, e forse dovrebbe pronunciarsi su alcuni conflitti che sono ben presenti nella mente di tutti.

D: Nel 2005 ha scritto il libro “Un mondo senza paura”. Cosa l’ha spinta a scriverlo?

BG: La necessità di avanzare verso un mondo senza paura, in senso positivo, perché sono le armi del diritto che devono portarci alla risoluzione dei conflitti, non le ragioni della forza.

E sottolineo: senza mai fare appello alla forza, ma tenendo presente che qualora sia necessaria, dev’essere applicata nel quadro delle norme stabilite dal diritto internazionale, che è comune a tutti i popoli. Questo diritto vale per ogni tipo di azione, che sia militare, politica o giuridica.

D: Oggi nel mondo la paura è aumentata o è diminuita, quattro anni dopo la pubblicazione del suo libro?

BG: Forse ci sono meno illusioni, perché la situazione è più complicata, ma ci sono anche aspetti molto positivi che ci permettono di mantenere viva la speranza.

Il recupero della speranza ha molto a che vedere con il trionfo di Barack Obama. Finalmente si è messo fine ad una amministrazione (quella di George W. Bush) che ha confuso la sicurezza con l’arbitrarietà, e l’assenza di garanzie con l’efficacia.

Si sono oltrepassati i limiti del diritto, e ne abbiamo subito le conseguenze. Adesso la cosa migliore è recuperare il tempo perduto, facendo scomparire i “Guantánamo” dalla faccia della terra.

D: Lei è stato contestato quando ha deciso di indagare su individui come Pinochet o il militare argentino Alfonso Scilingo per crimini commessi nel loro paese. Uno degli argomenti avanzati è che non aveva l’autorità per processarli, poiché i loro crimini erano stati commessi fuori dalla Spagna…

BG: Quando si parla di genocidio contro l’umanità o di terrorismo, secondo la legge spagnola e per le norme del diritto internazionale, si applica il principio di giustizia penale universale, indipendentemente dal luogo in cui i crimini sono stati commessi.

Il punto è evitare l’impunità. La dignità delle vittime ci impone di non dimenticare quei crimini, né di fermarci di fronte a chi pretende che non vengano giudicati. Non è una possibilità, è un obbligo. © L'Unità