IL CAIRO, 21 gennaio 2009 (IPS) – Decine di migliaia di abitazioni nella striscia di Gaza sono state distrutte negli attacchi aerei e di artiglieria durante la campagna militare di Israele appena conclusa; ma anche le aree al confine tra l’enclave palestinese e l’Egitto non sono rimaste immuni dalla devastazione.
“Dozzine di case sul lato egiziano del confine sono state gravemente danneggiate a seguito dei vicini raid aerei israeliani”, ha riferito all’IPS il giornalista e attivista politico Hatem Al-Bulk. “La maggior parte delle popolazioni nel raggio di due chilometri dalla frontiera si sono allontanate verso località più sicure”.
Dal lancio della campagna israeliana del 27 dicembre fino alla dichiarazione di cessate il fuoco sabato scorso, l’area di confine che si estende per 14 chilometri tra l’Egitto e la striscia di Gaza è stata colpita da centinaia di attacchi aerei israeliani. Secondo i funzionari israeliani, gli attacchi mirati erano diretti contro i tunnel a quanto pare utilizzati per il contrabbando di armi dalla penisola del Sinai in Egitto verso Gaza.
Nelle ultime due settimane, le autorità avevano impedito ai giornalisti di avvicinarsi all’area. “Alcuni residenti sono stati arrestati per aver parlato con i giornalisti della strage”, ha spiegato Al-Bulk.
Ma nell’ultima settimana della campagna israeliana, la stampa locale ha parlato di frequenti raid israeliani sul lato palestinese della zona di confine.
Secondo il quotidiano indipendente Al-Dustour, il 13 gennaio si sono concentrati i maggiori attacchi. “I raid aerei sono proseguiti per tutto il giorno”, riportava il giornale. Sembra che il governatore del Nord Sinai Mohamed Abdel Fadeel abbia ordinato di trasferire le sedi degli esami scolastici di metà trimestre previsti per quel giorno, in località molto lontane dal confine.
Il 17 gennaio la stampa locale riferiva che il governo aveva avvertito ufficialmente i residenti dell’area di restare ad almeno 500 metri di distanza dal confine, per evitare di rimanere colpiti dalle schegge di granata durante gli attacchi.
Secondo fonti locali, la parte egiziana della città di Rafah, lungo il confine tra la striscia di Gaza e il Sinai, ha subito danni consistenti a causa dei bombardamenti nell’area vicina.
“Gli israeliani colpiscono spesso la zona palestinese di Rafah con munizioni penetranti, che arrivano a far crollare case e a rompere i vetri delle finestre fino alla parte egiziana”, ha spiegato Al-Bulk, residente di Al-Arish, 40 chilometri a ovest del confine. “In quasi tutta la Rafah egiziana manca ancora l’elettricità di notte, per i danni provocati alla rete elettrica della zona palestinese.
“Anche parte dei terreni agricoli vicini al confine, soprattutto uliveti e piantagioni di mele, sono stati danneggiati dagli effetti dei vicini raid aerei, e gli agricoltori locali non hanno potuto occuparsi dei raccolti”, ha proseguito Al-Bulk.
Inoltre, ha aggiunto, la maggior parte degli abitanti della Rafah egiziana, soprattutto quelli delle aree adiacenti al confine, hanno lasciato la zona verso luoghi più sicuri. “Ormai è diventata una città fantasma, visto che molti residenti si sono trasferiti ad Al-Arish e in altre città del Sinai”.
L’11 gennaio, diversi abitanti della Rafah egiziana sono rimasti feriti dalle schegge di granata in seguito ai raid aerei israeliani contro la zona palestinese della città. “Due funzionari e due bambini sono rimasti feriti dalle granate lanciate durante l’incessante attacco israeliano contro l’area di confine con la striscia di Gaza”, riportava il quotidiano Al-Gomhouriya il giorno successivo al raid.
Il 12 gennaio, l’ambasciatore israeliano in Egitto Shalom Cohen si sarebbe ufficialmente scusato per l’episodio con il ministero degli Esteri egiziano. Il portavoce del ministero degli Esteri Hossam Zaki avrebbe poi comunicato ai giornalisti di aver accettato le scuse, che ha definito “molto significative”.
I critici della politica del governo hanno deplorato la debole risposta ufficiale alle violazioni di Israele in territorio egiziano, rispetto alla rigida reazione dell’Egitto verso le azioni dei palestinesi percepite come trasgressioni.
“Quando un funzionario egiziano è stato ucciso vicino al confine in uno scontro a fuoco con i palestinesi (del 28 dicembre), i media di stato hanno enfatizzato l’episodio, accusando Hamas di aver preso di mira gli egiziani”, ha spiegato all’IPS Ibrahim Mansour, analista politico e redattore capo di Al-Dustour. “Invece, quando i raid aerei israeliani hanno ferito bambini e funzionari egiziani, è bastata una semplice scusa dell’ambasciatore”.
Hamdi Hassan, parlamentare dei Fratelli musulmani, il principale movimento egiziano all’opposizione, ha tracciato un analogo paragone poco lusinghiero.
“Lo scorso anno, il ministro degli Esteri ha detto agli abitanti di Gaza che se avessero tentato di attraversare il confine con l’Egitto senza permesso gli avrebbero spezzato le gambe”, ha detto Hassan all’IPS. “Ma ha tenuto a freno la lingua quando gli egiziani sono stati feriti dagli attacchi israeliani”.
Anche altre fonti vicine al confine sostengono che lo spazio aereo egiziano sarebbe stato ripetutamente violato dai jet da combattimento israeliani durante le tre settimane di guerra contro Gaza. “I jet israeliani sono entrati nello spazio aereo egiziano praticamente ogni giorno”, ha osservato Al-Bulk.
Il 12 gennaio, il quotidiano indipendente Al-Masri Al-Youm citava la testimonianza di un locale secondo cui i jet da combattimento “volavano incessantemente nello spazio aereo egiziano per preparare attacchi sulla regione di confine”.
Secondo Mansour, “colpire obiettivi lungo il confine egiziano viola tutte le leggi e le norme stabilite nell’accordo di Camp David (firmato nel 1979 tra Israele e Egitto), che proibiscono espressamente a entrambe le parti di effettuare voli militari lungo il confine o nelle aree circostanti”.
Anche in questo caso, Hassan ha condannato l’apparente indifferenza del governo verso le ripetute violazioni dello spazio aereo egiziano.
“Israele ha violato frequentemente lo spazio aereo egiziano per poter colpire obiettivi della parte palestinese, senza mai suscitare nessuna reazione ufficiale da parte del Cairo”, ha segnalato Hassan. “Il regime deve rendere conto del suo atteggiamento di codardia e complicità”.

