BOSTON, 5 gennaio 2009 (IPS) – Le correnti oceaniche calde potrebbero aver dirottato un gruppo di 2.500 pinguini, trascinandoli dalla regione della Patagonia argentina sulla costa del nord del Brasile, vivi o morti.

I pinguini di Magellano nelle Isole Malvinas/Flakland, Sud Atlantico
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Lo scorso ottobre, circa metà dei pinguini sono stati ritrovati morti sulle spiagge brasiliane, e gli altri affamati e non in buone condizioni di salute, segnala Valeria Ruoppolo, veterinaria dell’International Federation for Animal Welfare (IFAW), di San Paolo, che ha curato le operazioni di salvataggio di gran parte dei pinguini. “Dei pinguini trovati vivi, circa il 50 per cento è sopravvissuto”, ha detto Ruoppolo a Tierramérica.
I pinguini di Magellano (Spheniscus magellanicus) vivono in climi relativamente caldi rispetto alle altre specie di pinguini; si riproducono e fanno il nido in primavera e in estate nell’emisfero sud, da ottobre a febbraio, in Cile meridionale e Argentina, in climi temperati e asciutti. In inverno, da marzo a settembre, escono in mare a caccia di acciughe, il loro alimento preferito, per prendere peso. I giovani migrano anche a nord. Quest’anno, circa 2.500 giovani pinguini disorientati si sono spinti per oltre 2.500 chilometri oltre la normale rotta, finendo per arenarsi a Salvador, Stato di Bahia, 1.400 chilometri a nord di San Paolo, per la sorpresa dei bagnanti. I pinguini sono stati tratti in salvo dall’IFAW e dal Centro per il recupero della fauna marina, con l’aiuto di altre organizzazioni e delle autorità ambientali brasiliane.
Dopo mesi di cure e alimentazione, i 372 pinguini sopravvissuti sono stati trasportati su un aereo militare C-130 Hercules sulla spiaggia di Cassino a Pelotas, Brasile meridionale. Dopo una notte di riposo, sono stati liberati nell’oceano Atlantico, insieme agli altri pinguini adulti soccorsi, che si sperava avrebbero potuto condurre al sicuro i più giovani in Patagonia.
Mentre i pinguini si gettavano tra le onde, circa 200 persone erano lì ad incoraggiarli. È stata la più grande operazione di salvataggio di pinguini, un successo per gli animalisti – ma un terribile presagio per la popolazione di pinguini.
“Si sono sempre verificati casi di arenamento simili, in particolare nel 1994 e nel 2000. Ma mai come quest’anno. Di oltre duemila pinguini non abbiamo traccia”, ha osservato Ruoppolo.
I pinguini di Magellano sono una delle 17 specie di pinguini che vivono nell’emisfero sud, compreso l’Antartico. Sono tra le comunità più numerose, pesano poco più di quattro chilogrammi, e hanno un piumaggio molto particolare, di colore nero sulla testa e sul dorso, e bianco attraversato da due strisce nere sul ventre.
La popolazione di pinguini di Magellano è molto fragile, visto che il loro numero è diminuito di circa il 20 per cento e oggi sopravvive circa un milione di coppie nidificanti, secondo la Wildlife Conservation Society. I pinguini sono a rischio a causa del cambiamento climatico, del turismo, delle fuoriuscite di petrolio dalle navi cisterna e delle reti per i gamberetti. “Dobbiamo studiare la situazione per capire cosa sia successo”, utilizzando gli anelli di identificazione, ha spiegato Ruoppolo. Una volta che i pinguini saranno tornati nelle loro colonie d’origine, volontari e ricercatori sul posto lo segnaleranno a Ruoppolo che – combinando i dati sul clima, sulle correnti oceaniche e sulle fonti di cibo – cercherà di capire le ragioni dell’arenamento.
“Un elemento anomalo è che la superficie dell’oceano Atlantico era più calda di un grado Celsius. I pinguini seguono il pesce, in particolare le acciughe, che è il loro cibo preferito. Probabilmente quest’anno le acciughe sono scese più in profondità nell’oceano per trovare l’acqua fredda. E i pinguini, non essendo riusciti a raggiungere il nutrimento, si sarebbero arenati perché affamati”, ha osservato.
Tuttavia, ha avvertito l’esperta, “ancora non sappiamo se possiamo collegare questo episodio al cambio climatico. Ma presto lo scopriremo”. Secondo Sybille Klenzendorf, scienziato del WWF, “probabilmente questo tipo di fenomeno non sarà più tanto inconsueto”, dato l’aumento delle temperature nell’oceano. L’ambiente oceanico della punta meridionale della Patagonia è sottoposto a particolare alterazioni, ha spiegato Klenzendorf, poiché in quell’area, a causa dello scioglimento dei ghiacciai, la salinità dell’acqua si sta modificando.
“Il contenuto di sale si sta riducendo. Non è solo la temperatura che cambia”, ha spiegato a Tierramérica.
Recentemente, gli scienziati del WWF hanno avvertito che un aumento della temperatura terrestre di altri 2 gradi Celsius – che dovrebbe avvenire entro 50 anni, nonostante la possibile riduzione delle emissioni di gas serra – metterà in grave pericolo i pinguini imperatore (Aptenodytes forsteri) e i pinguini di Adelia (Pygoscelis adeliae), oltre ad altre specie antartiche.
Gli attuali target di riduzione delle emissioni di gas serra “puntano a stabilizzare il clima a 2 gradi in più di oggi. Ma a nostro parere dovremmo essere ancora più cauti”, ha detto Klenzendorf. Gli sconvolgimenti oceanici peggioreranno ancora di più la situazione già in crisi delle fonti di cibo per i pinguini, come conseguenza della pesca commerciale aggressiva della regione, ha osservato. Nel periodo della nidificazione, i pinguini maschi si spingono molto più a largo del solito per trovare nutrimento, sostiene P. Dee Boersma, esperto di pinguini dell’Università di Washington.
Boersma, che ha un istituto di ricerca a Punta Tombo, dimora della più grande colonia di pinguini di Magellano, sulla costa della provincia di Chubut, Argentina meridionale, spiega che negli ultimi anni il cambiamento climatico ha portato precipitazioni più abbondanti.
La costa della Patagonia ha un clima generalmente molto secco, e l’aumento delle piogge significa che i piccoli dei pinguini bagnati muoiono per l’esposizione prolungata, sostiene Boersma in una ricerca pubblicata di recente sulla rivista BioScience.
“I pinguini sono sentinelle dell’ambiente marino, e grazie allo studio e all’osservazione di questi animali i ricercatori possono ottenere dati sul ritmo e la natura dei cambiamenti che avvengono negli oceani del sud”, ha spiegato.
Punta Tombo è una minuscola penisola vicino alla città di Rawson. La parte più ampia si estende per meno di un chilometro, e nella stagione della riproduzione si riempie di pinguini – e di turisti, diventando affollatissima. Circa 105mila persone hanno visitato la colonia nel 2007. Ma a livello locale si sta tentando di proteggere i pinguini da ulteriori invasioni. Nel 1982, la colonia di Punta Tombo è riuscita a salvarsi dagli interessi commerciali dei giapponesi, che volevano massacrare gli uccelli acquatici e usare le loro pelli per fabbricare guanti da golf. L’area è stata trasformata in riserva e in centro di ricerca, guidato da Boersma.
*Questo articolo è già stato pubblicato nei quotidiani latinoamericani della rete di Tierramérica, un servizio speciale prodotto dall’IPS con il sostegno del Programma di sviluppo delle Nazioni Unite, Programma ONU per l’ambiente e Banca mondiale).

