CILE: Il più bel regalo di Natale

SANTIAGO, 29 dicembre 2008 (IPS) – Mentre aspettava l’arrivo degli operai, Pamela Peña, cilena di 40 anni, era piuttosto nervosa. Si vergognava di dover mostrare ad altri la povertà della casa in cui vivono lei e la sua famiglia. Ma quando sono cominciati i lavori si è rassicurata, e ha condiviso e apprezzato un inaspettato regalo di Natale.

Gli improvvisati costruttori erano 24 giovani professionisti disposti a tirar su in due giorni, insieme a Peña e ai suoi figli, un alloggio di base per la famiglia, che vive nello slum Juan Pablo II de Lo Barnechea, paradossalmente uno dei comuni più ricchi del Cile, nella regione metropolitana di Santiago.

L’alloggio è una costruzione in legno con il tetto a un solo spiovente, 18 metri quadrati, con due finestre e una porta, di sei metri di lunghezza e tre di profondità, ed una altezza massima di 2,8 metri.

“Quando mi hanno dato la notizia ero molto contenta, poi però mi sono sentita a disagio perché non avevo i mezzi per accoglierli bene. Pensavo al bagno, al cibo. Ma adesso sono soddisfatta, perché con loro ho condiviso cose che non hanno a che vedere col denaro”, ha raccontato Peña all’IPS domenica 21, mentre si definivano gli ultimi dettagli della costruzione.

“È imbarazzante che venga gente con i soldi in una casa senza nessun comfort. È una vergogna che vedano tutte le cose vecchie che hai in casa. Ma loro sono stati molto amorevoli e affettuosi con noi, non ho niente da dire, si sono comportati troppo bene”, ha sottolineato la casalinga in mezzo al rumore dei colpi di martello.

“Costruzione in Famiglia” è uno dei quattro programmi della Fundación Un Techo para Chile, un’organizzazione senza fini di lucro creata nel 1997 dal sacerdote gesuita Felipe Berríos, che opera grazie alle donazioni e al lavoro volontario.

L’obiettivo è che una famiglia o un gruppo di amici paghi i costi del materiale del nuovo alloggio costruendolo insieme alla famiglia beneficiaria. La fondazione compra e trasporta i materiali e i suoi supervisori esaminano il terreno. I due gruppi vengono presentati qualche settimana prima dell’inizio dei lavori e orientati sul senso profondo dell’iniziativa.

Negli ultimi dieci anni, Un Techo para Chile ha costruito circa 33mila alloggi di base in tutto il paese; il suo scopo è sradicare gli insediamenti precari entro il 2010. Non con la costruzione di case in legno, ma attraverso le domande presentate dalle famiglie per ottenere sussidi e poter costruire abitazioni solide. La fondazione offre un sostegno e il monitoraggio dell’intero processo con l’obiettivo che in futuro le famiglie diventino 'padrone di se stesse'.

“Per noi questi alloggi sono sistemazioni di emergenza per famiglie in condizioni di urgente necessità abitativa, in modo che nei due anni in cui aspettano che venga costruita la loro casa abbiano un tetto più dignitoso sotto cui vivere”, ha spiegato all’IPS Gabriel Prudencio, responsabile edile della fondazione.

L’iniziativa, replicata in 13 paesi dell’America Latina con il nome di Un Techo para mi País, con 8mila case costruite, a novembre si è classificata al quarto posto nel “Concorso esperienze di innovazione sociale” della Commissione economica per America Latina e Caraibi (Cepal), che gode del patrocinio della Fondazione Kellog.

Anche se il progetto di “costruzione in famiglia” viene realizzato durante tutto l’anno in Cile, l’accento viene posto sul giorno in cui i cattolici ricordano la nascita di Gesù, “per creare un legame di fiducia, che arricchisca il sentimento di solidarietà umana”, ha osservato Prudencio. Questo Natale, sono state 180 le famiglie beneficiate.

Gli altri programmi di costruzione di Un Techo para Chile vengono realizzati da studenti della scuola secondaria, universitari e imprese. Per alcune famiglie, questi alloggi temporanei rappresentano la loro unica casa, mentre per altre sono un ampliamento delle loro abitazioni precarie, come nel caso di Pamela Peña.

La donna, madre di cinque figli tra i 21 e i cinque anni, più due nipotini, ha sempre vissuto a Lo Barnechea. Tristemente, racconta di essere stata abbandonata dalla madre appena nata, e di non aver mai conosciuto il padre. Più tardi, il padre di quattro dei suoi figli l’ha lasciata per un’altra donna, mentre era incinta, e non la aiuta economicamente.

Oggi convive con Gustavo, col quale ha avuto Francisco. Lui è un addetto al carico e scarico di merci, e il suo salario mensile non supera i 70mila pesos (110 dollari). Per questo non ha potuto raccogliere i 40mila pesos (62 dollari) richiesti da Un Techo para Chile per la costruzione dell’alloggio, che è rimasta in sospeso.

Con questo requisito, la fondazione cerca di fare in modo che le famiglie siano direttamente coinvolte nella costruzione della loro casa, e la vivano come il primo passo verso un futuro migliore nel quale dovranno essere loro i protagonisti. Un altro requisito è quello di liberare il terreno dove verrà costruito l’alloggio d’emergenza.

Peña era stanca di vivere stando ammassati. Anche se adesso ci sono solo tre dei suoi cinque figli, si dormiva tutti insieme: una delle due stanze della casa che il comune le ha consegnato 21 anni fa è crollata a causa delle termiti. Nella parte che resta, piove in casa durante l’inverno. Per i donatori, l’iniziativa è una dimostrazione di amore verso gli altri.

“Sabato, quando siamo arrivati (a casa di Peña), ci siamo salutati come sempre. Ma quando siamo andati via, ci siamo abbracciati come se fossimo amici da tutta la vita. Viene fuori il meglio che è in ognuno di noi”, ha raccontato all’IPS Evelyn, ingegnere informatico cubana che vive da 15 anni in Cile.

Generalmente, “si crea un legame affettivo” tra i donatori e le famiglie beneficiarie, che si mantiene nel tempo, ha osservato.

“La prima volta che ho costruito uno di questi alloggi di base, l’anno scorso, è stata un’esperienza forte, perché non avevo idea del livello di carenze e di bisogni di queste persone”, ha ricordato Evelyn, che con i suoi colleghi ha raccolto 1.260 dollari per finanziare i materiali delle due case costruite quest’anno.

Oltre a coprire le spese e a seguire la costruzione degli alloggi, il gruppo ha portato alcune casse con viveri e regali per i bambini, “perché possano trascorrere un Natale migliore”.

Secondo un censimento realizzato nel 2007 da Un Techo para Chile, in questo paese ci sono 533 accampamenti con 29mila famiglie, la metà rispetto agli oltre mille tuguri presenti nel 1997, nei quali vivevano 126mila famiglie.

”Sappiamo che Un Techo para Chile non può farsi carico di tutto questo da solo, perché è un’impresa titanica, per questo stiamo cercando di convincere tutti che si tratta di un obiettivo Paese”, ha sottolineato Prudencio, che ha apprezzato la politica abitativa del presidente Michelle Bachelet.

Il governo ha reinsediato “oltre 115mila famiglie, dagli accampamenti agli alloggi definitivi, e continuerà a lavorare con le 20mila famiglie censite nel 2007”, ha dichiarato domenica Patricia Poblete, ministra per la casa e lo sviluppo urbano.

Da marzo 2006, il governo ha assegnato l’83,5 per cento dei sussidi per la casa stanziati fino al 2010, che sono 557mila in totale, ha aggiunto la segretaria di Stato. Nello stesso periodo, sono stati inaugurati 868 nuovi nuclei abitativi per quasi 61mila famiglie.

“Quest’anno si è avanzato moltissimo nella riduzione del deficit abitativo dei più vulnerabili, con l’assegnazione di oltre 48mila sussidi. Con questo si arriva al 73 per cento dei 223mila sussidi stanziati al 2010” per questo settore, ha spiegato Poblete.

Inoltre, grazie alla nuova politica abitativa, le case hanno una superficie maggiore – 44 metri quadrati in media – e due camere ampliabili a quattro.

Mentre seguiva i lavori in casa, Peña pensava a come procurarsi i soldi per rivestire l’interno della nuova abitazione con lastre di legno prima dell’inizio dell’inverno australe, a giugno del 2009. Non vuole che il freddo penetri attraverso le fessure delle tavole.

Lei assicura di aver già presentato domanda per un sussidio per la casa, ma prevede di non ottenerlo prima del 2012, visto che la sua capacità di risparmio è minima. Nonostante tutto, non perde la speranza.