SVILUPPO: Altri 40 milioni di affamati

ROMA, 10 dicembre 2008 (IPS) – L’impennata dei prezzi ha fatto precipitare altri 40 milioni di persone sotto la soglia della povertà, segnala un nuovo rapporto della FAO.

Jacques Diouf Giulio Napolitano/FAO

Jacques Diouf
Giulio Napolitano/FAO

Il numero delle persone denutrite nel mondo è salito a 963 milioni, rispetto ai 923 milioni del 2007, secondo il nuovo dossier sull’insicurezza alimentare mondiale diffuso martedì dall’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’agricoltura e l’alimentazione (FAO).

E cioè una crescita di oltre 80 milioni, rispetto al periodo di riferimento 1990-92. E un numero ancora maggiore è a rischio di fame e povertà per effetto della crisi finanziaria, si legge nel documento.

Il netto rialzo dei prezzi del cibo ha capovolto i progressi fatti verso la riduzione del 50 per cento nel numero delle persone colpite dalla fame nel mondo entro il 2015, secondo l’agenzia alimentare con sede a Roma. “Come conseguenza dell’aumento dei prezzi alimentari cominciato nel 2006, 75 milioni di persone sono precipitate nella fame cronica”, ha dichiarato in conferenza stampa il direttore generale della FAO Jacques Diouf. “La tendenza si è mantenuta, portando altre 40 milioni di persone nella povertà”.

Il prezzo dei cereali è sceso di oltre il 50 per cento rispetto al picco registrato a giugno, ma resta alto se paragonato agli anni precedenti. “Il calo dei prezzi mondiali del cibo non dovrebbe distogliere l’attenzione dalla necessità di aumentare la produttività agricola”, ha detto Diouf. “Il mancato rifornimento di scorte alimentari, la volatilità dei prezzi del cibo e l’evoluzione della crisi finanziaria ed economica hanno continuato a minacciare la sicurezza alimentare, e i prezzi dei prodotti nei mercati locali si attestano ancora su livelli senza precedenti”.

La difficoltà della situazione comporta una grande sfida. “Per rispondere alle sfide senza troppe pressioni sui prezzi del cibo, la produzione di cereali nei paesi in via di sviluppo dovrà aumentare del 40 per cento, il fabbisogno di acqua per l’irrigazione fino al 50 per cento, e potrebbero essere necessari circa 100-200 nuovi ettari di terra”, ha segnalato all’IPS l’economista della FAO Kostas Stamoulis.

Secondo diversi esperti, gli alti prezzi potrebbero dare nuove opportunità all’agricoltura. Ma la maggior parte dei paesi in via di sviluppo non ne ha tratto vantaggio. “Con i prezzi di semi e fertilizzanti più che raddoppiati dal 2006, gli agricoltori poveri rischiano di non farcela ad aumentare la produzione, mentre gli agricoltori ricchi dei paesi sviluppati potrebbero permettersi i maggiori costi di produzione e l’ampliamento degli impianti”, ha spiegato Stamoulis. Perciò, la produzione dei cereali nei paesi sviluppati quest’anno potrebbe salire almeno del 10 per cento, mentre l’aumento nei paesi in via di sviluppo rischia di non superare nemmeno l’uno per cento.

Nel vertice sull’alimentazione tenutosi a Roma a giugno, Diouf aveva sollecitato la comunità internazionale ad aumentare gli investimenti nei paesi poveri di almeno 30 miliardi di dollari l’anno, per aiutare gli agricoltori a far fronte alle carenze e all'aumento dei prezzi.

Due terzi delle difficoltà si concentrano in sette paesi: India, Cina, Repubblica Democratica del Congo (RDC), Bangladesh, Indonesia, Pakistan ed Etiopia. Perciò i progressi in queste nazioni altamente popolate avrebbero un impatto importante sulla riduzione della fame mondiale. Quasi due terzi degli affamati nel mondo vivono in Asia (583 milioni nel 2007).

Nell’Africa sub-sahariana, una persona su tre, o 236 milioni di persone (2007), soffrono la fame cronica; la più alta percentuale di persone denutrite in una sola regione, indica il rapporto. Per la maggior parte, l’aumento del numero degli affamati si registra nella RDC, dove i conflitti persistenti hanno contribuito a far salire la percentuale di persone denutrite dal 29 al 76 per cento.

L’Africa sub-sahariana ha fatto qualche progresso nella riduzione del numero di persone che soffrono la fame cronica, dal 34 per cento (1995-97) al 30 per cento (2003-2005). In Ghana, Congo, Nigeria, Mozambico e Malawi si è riportata la maggiore riduzione nella percentuale di persone denutrite. Il Ghana è il solo paese ad aver raggiunto l’obiettivo di riduzione della fame sia del Summit mondiale sull’alimentazione che degli Obiettivi di sviluppo del millennio (MDG).

America Latina e Caraibi hanno avuto i migliori risultati nella riduzione della fame prima dell’impennata dei prezzi del cibo. Gli alti prezzi alimentari hanno aumentato il numero di persone affamate nella sub-regione a 51 milioni nel 2007.

I paesi in via di sviluppo nel Vicino Oriente e Nord Africa riportano in genere i minori livelli di denutrizione al mondo, osserva la FAO. Ma i conflitti (in Afghanistan e Iraq) e gli alti prezzi del cibo hanno portato ad un aumento da 15 milioni nel 1990-92 a 37 milioni nel 2007.

È necessario un approccio ‘a doppio binario’ per combattere il loro impatto sulla fame, dichiara Diouf. E cioè “misure che permettano al settore agricolo di rispondere all’impennata dei prezzi, reti di sicurezza mirate e programmi di protezione sociale per chi è a più alto rischio di insicurezza alimentare e per i più vulnerabili”.