GOMA, Repubblica Democratica del Congo, 3 novembre 2008 (IPS) – La strada sterrata che porta al campo profughi di Kibumba è
gremita di persone che cercano di tornare alle loro case, mentre la
diplomazia è al lavoro per rafforzare il debole cessate il fuoco.

MONUC/Marie Frechon
In questa zona, 18 chilometri a nord della capitale della provincia, Goma, lo scenario appare molto simile a quello dell’inizio della scorsa settimana, quando 100mila persone hanno attraversato la metà orientale del Nord Kivu in fuga dai loro campi e villaggi per paura di rimanere vittime del fuoco incrociato tra il Congrès National pour la Défense du Peuple (CNDP) guidato dai Tutsi, che avanza, e l’esercito governativo.
Mentre gli uomini spingono biciclette cariche di utensili da cucina accatastati sui portapacchi e pochi altri averi, le donne portano i bambini sulle spalle e sacche piene di vestiti in equilibrio sulla testa. Li seguono orde di bambini.
”La situazione è catastrofica. Gli sfollati sono assetati e ammalati, e da lunedì scorso ricevono pochissimi aiuti”, osserva Deogratias Makombe, sindaco del distretto di Buhumba.
Secondo Medici senza Frontiere (MSF), è difficile calcolare il numero degli sfollati e i loro movimenti.
“Gli abitanti originari dei villaggi stanno cercando di fare ritorno alle loro case, ma anche molti altri sfollati provenienti dai campi profughi cercano di tornare a casa”, segnala Marie-Noelle Rodrigue, portavoce di MSF.
Molte persone che da Goma e dalle aree circostanti tornavano verso Kibumba hanno interrotto la loro marcia per le voci di imminenti attacchi da parte dei ribelli. Nonostante la mancanza di cibo, di acqua e di un riparo, decine di migliaia di persone si sono fermate nel campo improvvisato di Kibati, a cinque chilometri dalla prima linea delle truppe congolesi.
“Sembra che per loro [Kibumba] non sia un luogo abbastanza sicuro dove tornare. Pare che stiano cercando di radunarsi in alcune località tra Kibumba e Goma”, spiega Rodrigue.
Alcuni rifugiati riferiscono di non essere riusciti ad attraversare la prima linea.
Desire Mustafa sta cercando di fare ritorno insieme ai suoi dieci figli. “Quando ho cercato di tornare indietro, la strada era bloccata”.
Nella mattinata, i rumori degli spari avrebbero creato il caos tra chi stava cercando di tornare a Kibumba. Secondo i ribelli del CNDP, le forze governative avrebbero lanciato spari di avvertimento per segnalare la loro presenza a Kibati. Qualcuno nel campo temeva una ripresa dei combattimenti fuori Kibumba, e non sapeva se sarebbe riuscito a passare senza pericolo.
Mwangaza è fuggita da Kibumba con i suoi cinque figli. Non aveva niente da mangiare, ha raccontato, e nessuna medicina per i suoi bambini che la scorsa settimana si sono ammalati, e ha paura di tornare a casa.
”I miei figli hanno tutti febbre e diarrea. Sto chiedendo se qualcuno può aiutarli procurando cibo e medicine, perché io non so cosa sta succedendo a Kibumba”, ha detto.
Le forze del CNDP, guidate dal generale ribelle Laurent Nkunda, dicono di proteggere la minoranza tutsi dagli ex-interahamwe, le milizie hutu che sono fuggite dal Ruanda dopo aver commesso il genocidio.
Nella sua avanzata, il CNDP ha raggiunto il 29 ottobre la città orientale di Goma, sulle rive del lago Kivu. Per adesso, controlla la strada che porta a Kibumba, a circa cinque chilometri dalle folle di senzatetto di Kibati.
I ribelli sembravano tranquilli, seduti fuori dalle loro caserme ad appena due chilometri dalle truppe di governo. A detta loro, non starebbero tentando di impedire alla popolazione di tornare a casa propria.
”È da stamattina alle 6 che vediamo migliaia di persone dirette alle loro case”, racconta uno dei ribelli. A Goma, scuole e negozi sono ancora chiusi, ma la gente si sta allontanando dalle abitazioni. La polizia pattuglia le strade, dove c’è una massiccia presenza di truppe dell’ONU. Venerdì scorso, sono stati ritrovati i corpi di diversi soldati per le strade fuori da Goma, all’arrivo del vice segretario di stato ONU per gli affari africani Jendayi Frazer e di Alan Doss, capo della Missione ONU in Congo (Monuc).
Il 30 ottobre, diverse Ong e residenti hanno lasciato Goma, dopo una lunga nottata scandita dal crepitio dei fucili, da saccheggi e combattimenti che hanno invaso la città e in cui avrebbero perso la vita dieci persone.
Da Johannesburg, Terna Gyuse riporta altre notizie relative agli sforzi diplomatici per consolidare il cessate il fuoco: venerdì scorso, una folta delegazione di cui facevano parte Frazer e Doss si trovava a Goma per valutare i bisogni umanitari e lo stato della sicurezza dentro e intorno alla città. Dopo gli incontri con il governatore del Nord Kivu Julien Paluku e con il comandante militare della provincia, è stato concordato che la responsabilità della sicurezza a Goma sarebbe stata suddivisa tra l’ONU e la Polizia nazionale congolese.
Nel frattempo, i ministri degli Esteri di Francia e Gran Bretagna sono arrivati a Kinshasa per una serie di colloqui con il presidente della RDC Joseph Kabila. In seguito, i due ministri dovrebbero raggiungere il vicino Ruanda, il cui governo è stato accusato di sostenere i ribelli del CNDP di Nkunda. Il Ruanda nega il proprio coinvolgimento in questo conflitto, ma il presidente del Ruanda Paul Kagame e Kabila hanno confermato la loro partecipazione ad un summit d’emergenza a Nairobi.
Nkunda ha chiesto colloqui diretti con il governo della RDC, ma finora Kabila ha rifiutato.

