GIORNATA MONDIALE DELL’ALIMENTAZIONE: Si mangia meno, si spende di più

WASHINGTON, 17 ottobre 2008 (IPS) – Nonostante la copertura a tappeto dei media sulla crisi finanziaria che sta scuotendo gli Stati Uniti e, sempre di più, altri sistemi finanziari in tutto il mondo, una crisi ancor più grave sta ricevendo scarsa attenzione.

 Wikimedia Commons


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Molte popolazioni in tutto il pianeta sentono il peso dell’aumento dei prezzi di cibo ed energia, secondo quanto emerge da un nuovo sondaggio internazionale effettuato in 26 paesi e pubblicato giovedì, in occasione della Giornata mondiale dell’alimentazione.

Secondo l’inchiesta, diffusa da BBC World Service e condotta dal Programme on International Policy Attitudes (PIPA) dell’Università del Maryland e dalla società di sondaggi Globescan, l’impennata nei prezzi dei generi alimentari ha raggiunto in alcuni casi livelli tali da incidere persino sulle abitudini alimentari della popolazione, soprattutto nei paesi in via di sviluppo.

“Adesso la crisi finanziaria sta occupando una quantità incredibile di spazio sui media, ma quello che colpirà un maggior numero di persone in tutto il mondo [sono le crisi prodotte dall’aumento dei prezzi di cibo ed energia]”, ha commentato all’IPS Clay Ramsay, direttore della ricerca del programma PIPA. “È importante tener conto di tutti questi aspetti allo stesso tempo, e non considerare la crisi finanziaria come la quintessenza di tutti i nostri problemi”.

Ramsay ha spiegato all’IPS che la prima di queste crisi ha riguardato i costi dell’energia, che hanno poi avuto effetti sui prezzi degli alimenti, per via del carburante e dell’elettricità necessari per la produzione, il trasporto e lo stoccaggio.

”La crisi finanziaria è solo la più recente – la ciliegina su una torta molto cattiva”, osserva Ramsay. “Tutti questi fattori andranno ad interagire, ma il problema alla base di tutto in diverse parti del mondo è stato l’aumento dei costi dell’energia, che ha aggravato la crisi alimentare”.

Con la recente impennata dei costi energetici e alimentari, molti percepiscono un forte effetto degli aumenti sulla loro vita quotidiana, e qualcuno arriva addirittura a ridurre la quantità di cibo che consuma.

“La maggioranza delle persone nei 26 paesi esaminati dal sondaggio, eccetto la Cina, dichiara di essere stata colpita negativamente dal rialzo dei prezzi di cibo ed energia ‘moltissimo’, o “abbastanza”, riferisce la BBC. “È da notare che quasi il 100 per cento dei cittadini in diversi paesi in via di sviluppo è stato colpito ‘moltissimo’ o ‘abbastanza’ dall’aumento nei prezzi dei generi alimentari…”.

Il novantotto per cento degli intervistati in Egitto e Filippine ha dato questa risposta, così come il 96 per cento dei keniani e degli indonesiani, e il 95 per cento dei nigeriani.

In diverse nazioni in via di sviluppo, la maggioranza delle persone ha dichiarato che i prezzi del cibo hanno influito su ciò che mangiano. È il caso del 71 per cento degli intervistati a Panama, del 67 per cento in Egitto, del 64 per cento in Kenya, il 63 per cento nelle Filippine, e il 57 per cento in Messico.

La maggioranza degli intervistati in quattro dei 26 paesi esaminati ha detto di aver modificato la quantità di cibo in seguito all’incremento nei prezzi del cibo. Tra la metà e due terzi della popolazione di Panama, Filippine, Kenya e Nigeria – tutti paesi in via di sviluppo – hanno dichiarato di mangiare meno di prima.

Ma i paesi in via di sviluppo non solo i soli a sentire il peso dell’escalation del costo della vita.

Mentre la maggior parte degli abitanti dei paesi sviluppati dichiara di non aver cambiato né la qualità né la quantità della propria dieta, alcune nazioni sviluppate percepiscono anche delle difficoltà rispetto ai costi di energia e cibo.

In Francia, Italia, Russia e Polonia, il sondaggio ha riscontrato che più dell’80 per cento degli intervistati pensa che i costi degli alimenti abbiano avuto effetti negativi sulla loro vita “moltissimo” o “abbastanza”.

In Italia e Polonia, circa nove su 10 intervistati hanno risposto lo stesso riguardo all’aumento nei prezzi dell’energia.

In 23 paesi esaminati, la maggioranza ritiene che il governo dovrebbe fare di più per assicurare che la popolazione possa permettersi il cibo. La Cina è l’unica eccezione, dove circa due terzi degli intervistati approvano il modo in cui il loro governo gestisce la crisi alimentare, mentre molti negli Emirati Arabi Uniti e India (47 e 49 per cento rispettivamente) si sono detti insoddisfatti dei loro governi.

“Mentre adesso i governi di tutto il mondo sono preoccupati della crisi finanziaria, è chiaro che molti cittadini pensano che (i loro governi) non stiano facendo abbastanza per alleviare il peso degli alti prezzi del cibo, che ricade su coloro che possono permetterselo meno”, ha affermato il presidente di Globescan Doug Miller nell’annunciare i risultati del sondaggio.

Più dei tre quarti degli intervistati in nove paesi esaminati si sono detti insoddisfatti delle prestazioni dei loro governi.

È stato così per uno sbalorditivo 88 per cento degli egiziani, per l’86 per cento degli intervistati nelle Filippine, per l’85 per cento dei libanesi, l’82 per cento degli indonesiani e dei turchi, e i tre quarti dei nigeriani.

Quanto ai paesi in via di sviluppo, circa otto su dieci persone intervistate in Corea del Sud, Francia e Russia pensano che i loro governi non stiano facendo abbastanza.

Questi risultati indicano che un’ampia maggioranza di persone concorda sul fatto che provvedere all’alimentazione dei cittadini sia senza dubbio un diritto fondamentale che i governi hanno l’obbligo di garantire.

Il diritto al cibo, contenuto nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani ratificata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite 60 anni fa, è anche una priorità degli Obiettivi di sviluppo del millennio (MDG), adottati nel 2000 da quasi tutti i membri dell’Onu con l’ambiziosa scadenza del 2015 fissata per il loro raggiungimento.

Il primo obiettivo esprime la chiara volontà di “sradicare la fame e la povertà estrema”.

Un altro sondaggio diffuso lunedì scorso dal programma PIPA sul sito web WorldPublicOpinion.org ha confermato che molte persone anche negli Stati Uniti concordano che avere cibo a sufficienza, ma anche assistenza sanitaria e educazione, sono diritti basilari importanti, cui il governo deve provvedere.

”Da una nuova inchiesta di WorldPublicOpinion.org, emerge un ampio consenso tra gli americani sulla responsabilità del governo di garantire che i cittadini possano soddisfare i loro bisogni primari di tutela della salute, alimentazione e istruzione”, indicano i risultati del sondaggio.

Il sessantanove per cento degli intervistati ha dichiarato che il governo sta “facendo poco” per assicurare l’accesso alle cure sanitarie per tutti.

”Questi risultati mostrano che la popolazione americana condivide ampiamente i principi espressi nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani”, si legge nell’annuncio dei risultati del sondaggio su WorldPublicOpinion.org. “Si dice che ‘ogni individuo ha diritto… all’alimentazione, alle cure mediche… [e] all’istruzione’. I firmatari della dichiarazione si impegnano “mediante misure progressive, di carattere nazionale e internazionale” a garantire questi diritti.