ROMA, 16 ottobre 2008 (IPS) – “Non basta più alzarsi e gridare, dobbiamo dimostrare il nostro impegno per la lotta alla povertà attraverso azioni concrete”. Marina Ponti spiega con queste parole gli obiettivi della campagna di quest’anno organizzata dalla Coalizione Mondiale contro la Povertà (GCAP).
Marina Ponti
Sabina Zaccaro/IPS
Ponti, direttrice per l’Europa della Campagna del Millennio delle nazioni Unite, è convinta che “alzarsi in piedi sia un forte segno di solidarietà. Non possiamo rimanere seduti di fronte alla povertà del mondo”.
Gli Obiettivi del Millennio sono stati adottati nel 2000 dalla comunità internazionale come base di partenza per sradicare la miseria e le disuguaglianze nel mondo.
“L’anno scorso abbiamo rafforzato il concetto aggiungendo “Speak Out”, ovvero “fatti sentire!”. La nostra voce doveva essere abbastanza forte per forare l’attenzione dei governanti. Ora dobbiamo agire”, ha aggiunto Ponti riferendosi al tema del 2008, “Stand Up & Take Action”.
Il numero di persone che si sono alzate in piedi nel corso delle due passate edizioni dello “Stand Up” è cresciuto in modo esponenziale nel corso degli anni. Nel 2006 sono stati 23,5 milioni quelli che con la loro partecipazione hanno stabilito un record che gli è valso l’ingresso nel Libro Guinnes dei Primati. L’anno scorso, animati dallo slogan “Stand Up & Speak Out”, la cifra ha toccato la nuova quota record di 43,7 milioni di persone.
L’obiettivo di quest’anno è quello di far sì che 67 milioni di persone in tutto il mondo, l’1 per cento della popolazione globale, si uniscano in una richiesta unica ai loro governi: porre fine alla povertà e alla disuguaglianza, attraverso eventi organizzati fra il 17 e il 19 ottobre, in coincidenza con la Giornata Mondiale per la lotta alla povertà che si celebrerà questo venerdì.
“Siamo molto ottimisti” ha detto Ponti all'IPS. “Riuscire a mobilitare un numero così alto di persone sarebbe un risultato che i leader politici non potranno ignorare. Sarebbe una prova forte della presa di coscienza della gente nei confronti di questo grave problema. Sono sicura che i cittadini siano molto più consapevoli sul tema della povertà rispetto ai governi”.
L’Italia sarà uno dei “luoghi caldi” nel piano di mobilitazione del GCAP durante questo fine settimana.
Proprio l’Italia, dove nel 2007 si sono contati 7,53 milioni di poveri secondo gli ultimi dati dell'Istat, ha fatto da scenario alla protesta di 756mila persone durante la precedente campagna.
“Il successo dello 'Stand Up' dello scorso anno è stato dovuto da una parte al fatto che è stato organizzato, e si è incorporato, con la Marcia per la pace Perugia-Assisi, e dall’altra all’ottimo coordinamento delle organizzazioni locali e nazionali” ha spiegato Ponti.
Secondo Sergio Marelli, presidente dell’associazione ONG Italiane, “la coalizione italiana ha un certo peso all’interno della coalizione mondiale. E la cosa più importante è la struttura interna del movimento, composto da più di 70 ONG, sindacati e altre associazioni. Questa presenza ci dà forza in ambito internazionale”.
I motivi della protesta in Italia si focalizzano sulla riduzione degli stanziamenti destinati alla cooperazione internazionale disposte dal governo italiano. “L’Italia ha annunciato tagli allo sviluppo molto prima dello scoppio dell’attuale crisi finanziaria. Noi chiediamo a gran voce un intervento più concreto dato che il nostro è uno degli ultimi paesi in Europa a rispettare gli standard degli aiuti allo sviluppo. La riduzione dei fondi per la cooperazione programmata per il prossimo triennio rappresenta un messaggio politico molto negativo”, ha dichiarato Ponti.
Per questo motivo gli organizzatori italiani della campagna invitano a protestare contro il decreto legge 112, approvato dal governo lo scorso giugno, che ha ridotto di 170 milioni di euro all’anno gli aiuti ai paesi in via di sviluppo per il triennio 2009-2011. Nei fatti, il decreto ha scavalcato la legge di Cooperazione dell’Italia con i Paesi in via di sviluppo, del 1987, che prevede che gli stanziamenti destinati agli aiuti sono determinati su base triennale con legge finanziaria.
Il Ministero degli Affari Esteri, responsabile della gestione delle somme per gli aiuti allo sviluppo, ha attualmente a disposizione una cifra pari a 738 milioni di euro. Nonostante l’attenzione dell’opinione pubblica sia alta e forte bisogna, tuttavia, aspettare e vedere quali saranno i risultati da qui ai prossimi tre anni.
Ponti ha ammesso che “la situazione è abbastanza preoccupante in vista del fatto che il prossimo anno l’Italia presiederà il G8 (il gruppo degli otto paesi più potenti). Di questo passo, scandito da questi tagli alla cooperazione, il Paese perderà sicuramente di credibilità di fronte alla comunità internazionale”.
Il G8 è formato da Germania, Canada, Stati Uniti, Francia, Gran Bretagna, Italia, Giappone e Russia.
Per Marelli, il comportamento dei governi nei confronti del tema sviluppo non deve essere analizzato a livello globale ma stato per stato.
“Gli Stati sono sempre più divisi fra quelli che si nascondono dietro la giustificazione di una congiuntura economica negativa e quelli che invece continuano a sostenere lo sviluppo”, ha detto Marelli all'IPS.
“Ci sono paesi, come la Francia e la Spagna, che hanno aumentato gli stanziamenti per lo sviluppo e altri, come la Germania e la Gran Bretagna, che li hanno mantenuti stabili. I paesi del nord Europa sono perfino arrivati al destinare allo sviluppo lo 0,7 per cento del Prodotto interno Lordo (PIL), un impegno assunto da tempo dalle nazioni ricche.
“L’Italia invece ha ridotto gli aiuti in modo drastico. Il pronostico è assolutamente preoccupante. La proporzione fra gli aiuti pubblici allo sviluppo e il PIL passerà dallo 0,2 allo 0,1 percento”, ha aggiunto.
Secondo il presidente delle ONG, “l’attuale situazione economica mondiale non è una giustificazione sufficiente per operare dei tagli allo sviluppo. Il governo deve capire una volta per tutte che l’investimento nella lotta alla povertà è un investimento sicuro e necessario per sostenere uno sviluppo economico più razionale e ordinato”.
“Il dovere dei cittadini è quello di vigilare e osservare se le decisioni del governo concordano con la volontà politica del paese”, ha detto Ponti. “Pretendiamo il compimento degli impegni da parte dello Stato e una dichiarazione di dissenso da parte della gente”.
“La nostra critica è indifferente alle maggioranze governative o al colore dei partiti politici. Gli italiani sono un popolo unito e molto sensibile a questi problemi. Un popolo sempre pronto a mobilitarsi, qualunque sia il governo contro il quale è chiamato a farlo” ha concluso Marelli.

