BIRMANIA/CINA: Non comprate la ‘giada insanguinata’

BANGKOK, 8 agosto 2008 (IPS) – Sono ricordi attraenti per le migliaia di turisti giunti a Pechino per i Giochi Olimpici. Ma souvenir e gioielli fabbricati con la preziosa giada birmana sono intrisi di abusi e di sangue, avvertono gli attivisti del paese asiatico governato dalla giunta militare.

AKSYU AKSYU

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I visitatori venuti ad assistere ai Giochi di Pechino dovrebbero “boicottare souvenir e gioielli realizzati in giada birmana, per non favorire l’industria estrattiva della giada birmana, costellata di abusi”, ha dichiarato la All Kachin Students and Youth Union (AKSYU) in un rapporto diffuso alla vigilia della cerimonia di apertura delle Olimpiadi estive.

Circa il 90 per cento della giadeite (una varietà di giada) che viene venduta in Cina proviene dalle miniere birmane di Hpakant, nello stato di Kachin, lungo il confine cino-birmano, si legge nel rapporto “Giada insanguinata: le gemme birmane e i Giochi di Pechino”.

“A parte il fatto di essere una importante fonte di valuta straniera, questa industria controllata dall’esercito è afflitta da condizioni di lavoro deplorevoli, oltre che dall’epidemia di Hiv/Aids e dal degrado ambientale”, si aggiunge nel dossier divulgato da AKSYU, che rappresenta la comunità etnica Kachin della Birmania settentrionale, e da un altro gruppo birmano per la democrazia con sede a New York.

“Migliaia di persone hanno perso la loro terra a causa dell’espansione delle aree minerarie. Le morti provocate dal crollo delle cave o dalla vigilanza delle imprese sono fenomeni frequenti”.

”Due, tre anni fa abbiamo scoperto che i cinesi stavano comprando quantità sempre maggiori di giada dalla Birmania per farne souvenir olimpici”, ha raccontato all’IPS Naw Law, ricercatore di AKSYU. “La avrebbero utilizzata per realizzare souvenir, articoli di gioielleria, anelli”.

I lavoratori di queste miniere a cielo aperto sono mal pagati – alcuni prendono circa un dollaro USA al giorno – e “devono coprire turni di 12 ore o anche di più, talvolta di notte, e con pochissime pause”, aggiunge Naw Law. I proprietari delle società minerarie sono complici della giunta, e non si curano degli abusi contro gli individui e i loro diritti, e perfino del degrado ambientale”.

Altri gruppi che hanno monitorato le attività dell’industria delle pietre preziose e della giada in Birmania tracciano un quadro inquietante. “Le condizioni di lavoro nelle miniere sono terribili”, segnala all’IPS David Scott Mathieson, specialista birmano di Human Rights Watch (HRW).

“Per anni, la giada in Birmania è stata usata come un bene di guerra per finanziare i combattimenti, prima dai gruppi ribelli di Kachin e oggi dal regime birmano”.

La Birmania è nota per la sua “giada imperiale”, una giada molto preziosa di un colore che varia tra il bianco e il verde muschio, afferma HRW in un documento, pubblicato all’inizio dell’anno, sul commercio di giada e di pietre preziose che ha contribuito a tenere a galla il repressivo regime militare del paese. “(La giunta) ha una partecipazione diretta in diverse miniere, in alcuni casi attraverso joint venture con imprenditori privati”.

“Le miniere birmane sono comandate col pugno di ferro dalle autorità militari e dalle società minerarie”, si aggiunge nel rapporto di HRW. “Le condizioni deplorevoli delle miniere includono una dilagante confisca delle terre, estorsione, lavoro forzato, lavoro minorile, inquinamento ambientale e condizioni di lavoro insicure per i minatori”.

Non sono disponibili dati precisi sui profitti che la giunta ricava dalla vendita di gemme e giada, anche se le cifre ufficiali sulle esportazioni la collocano al terzo posto tra le principali fonti di valuta estera dopo le esportazioni di gas naturale e prodotti agricoli.

“Il commercio di gioielli e pietre preziose birmane è stato valutato intorno ai 647 milioni di dollari USA nell’anno fiscale 2007-2008 (da aprile 2007 a marzo 2008)”, riferisce HRW, citando i dati del ministero del commercio del paese.

“I dati doganali riportati altrove, tuttavia, calcolano un valore delle esportazioni di pietre preziose nell’anno solare 2007 di 651 milioni di dollari USA”, aggiunge HRW. “Se i dati sono corretti, in entrambi i casi rifletterebbero un notevole aumento delle esportazioni di pietre preziose birmane, visto che i guadagni dichiarati nell’anno fiscale 2006-2007 erano di circa 297 milioni di dollari USA”.

Secondo AKSYU, il regime militare birmano potrebbe guadagnare 300 milioni di dollari l’anno dall’esportazione di giada, soprattutto verso la Cina.

L’interesse della Cina nella giada birmana cominciò intorno alla metà degli anni ’90, dopo l’accordo di pace firmato dalla giunta con un gruppo separatista di Kachin. Coincise con l’anno (il 1995) in cui Pechino riconobbe ufficialmente il nuovo governo militare a Rangoon.

Nello stesso periodo, dopo che la giunta aprì le porte ai commercianti di giada e di gemme di diversi paesi, i cinesi cominciarono a far sentire la loro presenza, rappresentando quasi un terzo delle esportazioni.

Da allora, la presenza della Cina nelle aste di gemme e di giada di Rangoon è andata progressivamente aumentando. All’inizio di quest’anno, un compratore asiatico in visita nel paese è rimasto colpito dalla schiacciante presenza di cinesi durante una vendita di giada birmana.

”Quasi tutti i compratori, su circa 300 persone presenti, erano cinesi. La maggior parte proveniva dal continente, solo qualcuno da Hong Kong e Taiwan”, ha riferito il compratore all’IPS. “Il tutto è durato un paio d’ore, verso la fine di un’intera giornata di asta”.

In quell’occasione, si vendevano enormi lastre di giada grezza. “Una aveva le dimensioni di un’automobile, un’altra di un grande tavolo, ed erano soprattutto queste ad attirare i cinesi”, ha raccontato l’uomo. “Il prezzo di base d’asta per un grosso pezzo di giada grezza delle dimensioni di una sedia era di un milione di euro. I prezzi medi per i pezzi più piccoli variavano tra i 300mila e i 500mila euro”.

A questo ritmo di sfruttamento, gli attivisti come Naw Law non hanno altra scelta che fare appello ai turisti delle Olimpiadi di Pechino perché contribuiscano a minare la domanda di giada, rifiutando di comprare prodotti fabbricati col prezioso minerale.

“Le nostre montagne sono scomparse, e i nostri giovani stanno morendo. I generali lasciano che i loro complici compromettano il nostro futuro. “Chiediamo alle persone di non comprare la giada insanguinata che viene dalla Birmania”.