KABUL, 25 luglio 2008 (IPS) – Lo scorso fine settimana in Afghanistan decine di civili sono rimasti uccisi, nell'ennesimo episodio di una spirale di violenza che sta avvolgendo il paese. Le vittime civili, gli attacchi dei talebani e il numero di perdite tra i militari provocano crescenti tensioni nella coalizione guidata dall'Occidente – e qualcuno comincia a parlare di una guerra che non può essere vinta.
Domenica scorsa, in uno scontro a fuoco nella provincia occidentale di Farah, le forze internazionali hanno ucciso quattro funzionari della polizia afgana e cinque civili. In un altro episodio avvenuto la stessa notte, alcuni colpi di mortaio sparati dalla coalizione hanno provocato almeno quattro vittime civili nella provincia orientale di Paktika. Lunedì, nella provincia di Laghamn, sempre ad est del paese, i combattenti talebani hanno lanciato un missile contro un camion di benzina, uccidendo sei civili.
Questi episodi giungono mentre gli Stati Uniti (Usa) tentano di respingere le critiche del governo afgano sull'uso eccessivo e inappropriato della forza da parte della coalizione. La scorsa settimana, un gruppo di parlamentari afgani ha rivelato che durante un attacco aereo Usa 47 civili sarebbero stati colpiti a morte durante una festa di nozze nella provincia di Nangarhar. Due giorni prima, riferiscono i funzionari locali, un altro attacco aereo Usa aveva ucciso 15 civili nella provincia del Nuristan.
”(Il presidente afgano) Karzai deve consegnarci gli assassini da mandare alla forca, oppure dimettersi”, ha dichiarato un abitante della comunità colpita di Nangarhar all’agenzia stampa Institute for War and Peace Reporting (IWPR). “Se non farà né l’una né l’altra cosa, allora lasceremo le nostre case e prenderemo noi in mano la situazione”.
Le Nazioni Unite stimano che dall’inizio del 2008 in Afghanistan avrebbero perso la vita oltre 700 persone, quasi due terzi in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.
Nella prima metà del 2008 le forze della coalizione hanno sganciato 1.853 tra bombe e missili, con un aumento del 40 per cento rispetto allo stesso periodo del 2007: secondo gli analisti, i raid Usa sono una reazione all'aumentata forza dei ribelli.
I combattenti talebani avevano promesso una nuova offensiva in primavera, e hanno mantenuto la parola con una serie di attacchi su vasta scala, rafforzandosi in alcune regioni del paese. Alla fine di aprile, i ribelli sono quasi riusciti ad assassinare il presidente Hamid Karzai, e a giugno, con una spettacolare azione pianificata contro la principale prigione di Kandahar, i talebani hanno liberato circa mille detenuti. Due settimane fa, un'autobomba di enorme potenza ha sventrato l’ambasciata indiana a Kabul, uccidendo più di 40 persone e ferendone un centinaio.
I talebani hanno aumentato la propria presenza in tutto il paese, e in particolare nelle zone intorno a Kabul. Secondo alcuni rapporti dalla provincia di Ghazni, dopo il tramonto i ribelli controllano quasi tutti i distretti. Nelle province del Kunar e del Nuristan, la polizia ha persino smesso di istituire posti di blocco, lasciando ai talebani completa libertà di movimento.
Intanto, un documento riservato Usa, diffuso dal quotidiano canadese The Globe and Mail, rivela che a Kandahar i talebani controllano un numero maggiore di distretti rispetto al governo afgano, anche se le regioni più popolose in gran parte sono ancora sotto il comando di Kabul.
Grazie alla loro influenza sempre più estesa, i ribelli hanno potuto intensificare gli attacchi contro le forze della coalizione.
La scorsa settimana, 200 combattenti talebani hanno assaltato un avamposto statunitense, uccidendo nove soldati – il più alto numero di perdite americane registrato in una sola offensiva negli ultimi tre anni. Dall’inizio dell’anno sono rimasti uccisi in totale 138 soldati Usa, molti più che nel 2007.
Di fronte a questa escalation, i parlamentari americani cominciano a prendere in considerazione l’ipotesi di intensificare le loro truppe sul campo. I comandanti Usa in Afghanistan chiedono almeno 10mila unità da combattento per reprimere le violenze.
Il candidato presidenziale democratico Barack Obama ha promesso di inviare due reggimenti, o più di 7mila soldati, riducendo allo stesso tempo l’entità delle truppe in Iraq. Il suo rivale John McCain promuove una strategia analoga, ma lasciando inalterato il numero dei soldati in Iraq.
Questo tipo di approccio può far pensare che l’aumento delle violenze sia dovuto ad una presenza militare inadeguata. Le violenze però hanno registrato un netto incremento nell’ultimo anno, nonostante l’aumento delle forze Nato, passate dai 37.500 uomini del gennaio 2007 ai 53mila di oggi.
Molti afgani sostengono che senza affrontare i problemi di fondo (povertà e mancanza di infrastrutture), altri 7mila soldati possono fare ben poco davanti all’escalation di violenze. Dei 25 miliardi di dollari in aiuti allo sviluppo promessi dai donatori internazionali dal 2002 al giugno di quest’anno, solo 15 miliardi sono stati effettivamente devoluti. Di questi, “la cosa incredibile è che il 40 per cento è tornato ai paesi donatori sotto forma di profitti aziendali e salari”, sostiene la Agency Coordinating Body for Afghan Relief, un’organizzazione con sede a Kabul.
Il governo afgano stima che 4,5 milioni di afgani – circa il 17 per cento del paese – sarebbero oggi ad “alto rischio” di insicurezza alimentare per le recenti impennate nei prezzi del cibo, mentre da diversi rapporti emerge che, per la disperazione, sempre più donne si dedicano alla prostituzione.
Una siccità devastante ha colpito almeno 19 delle 34 province del paese. L’Afghanistan ha il tasso di fertilità più alto di tutta l’Asia, e il secondo tasso più elevato di mortalità materna al mondo. Il tasso di disoccupazione supera il 50 per cento.
Gli analisti stimano che la popolarità del governo sarebbe ai minimi storici, e paventano il rischio di una società ancora più frammentata e controllata dai potenti locali e signori della guerra, invece che dal governo centrale. Secondo una recente valutazione dell’intelligence americana, il governo di Karzai oggi controlla solo il 30 per cento del paese, mentre il resto dell’Afghanistan sarebbe in mano ai talebani, o ai signori della guerra.

