DIRITTI: CPI: Dieci anni dopo, qualche passo verso la giustizia

ROTTERDAM, 16 LUGLIO 2008 (IPS) – Il 17 luglio le organizzazioni per i diritti umani di tutto il mondo celebreranno il decimo anniversario dell’adozione dello Statuto di Roma che istituiva la Corte Penale Internazionale (CPI). La CPI è il primo e unico tribunale penale internazionale permanente che persegue individui accusati di genocidio, crimini di guerra e crimini contro l’umanità.

“La nostra speranza è che la Corte Penale Internazionale, punendo i colpevoli, possa recare conforto alle vittime sopravvissute e alle comunità colpite”, dichiarò l’allora Segretario Generale delle Nazioni Unite Kofi Annan in quella storica giornata del 1998. “Ancora più importante, speriamo che esso dissuada futuri criminali di guerra e ci avvicini al giorno in cui nessun governante, nessuno stato, nessuna giunta e nessun esercito, in qualsiasi parte del mondo, siano più in grado di violare i diritti umani con impunità”.

Dopo la caduta del Muro di Berlino nel 1989, la Repubblica di Trinidad e Tobago ha posto di nuovo in agenda l’istituzione di un tribunale penale permanente, una proposta che aleggiava da tempo nella comunità internazionale. Mentre si istituivano tribunali ad hoc per la Jugoslavia e il Ruanda, nel 1994 veniva redatta la bozza di uno Statuto, poi adottato nel 1998 come Statuto di Roma ed entrato in vigore nel 2002, ratificato da 60 stati. A oggi, le ratifiche sono 106. Tra i paesi che non hanno firmato, Stati Uniti, Cina, India e Israele.

All’inizio di luglio di quest’anno, l’ex leader dei ribelli congolesi Jean-Pierre Bemba è stato trasferito dal Belgio alla CPI dell’Aia, Paesi Bassi, con capi d’imputazione plurimi per crimini di guerra e crimini contro l’umanità nella Repubblica dell’Africa Centrale. Il 14 luglio, il procuratore della CPI Luis Moreno-Ocampo ha chiesto l’arresto del presidente sudanese Omar al-Bashir per crimini di guerra, crimini contro l’umanità e genocidio in relazione alle prolungate violenze nella regione del Darfur.

Nel frattempo, Human Rights Watch (HRW) ha presentato venerdì scorso a L’Aja un rapporto di 250 pagine, in cui si valuta l’operato della corte negli ultimi cinque anni. Il rapporto, intitolato “Courting History”, esamina i notevoli progressi fatti da questa istituzione giuridica senza precedenti, e alcuni suoi punti deboli. I progressi si registrano nel settore delle indagini e delle imputazioni penali, ma anche nell’istituzione di uffici sul campo e di misure a protezione dei testimoni, afferma il rapporto.

Ma la recente sospensione del procedimento contro il signore della guerra congolese Thomas Lubanga, per l’impossibilità da parte del procuratore di divulgare informazioni che potevano discolparlo, solleva una questione difficile. Alla radice del problema, afferma HRW, potrebbe esserci lo scarso potere investigativo della Corte, specialmente contro i soggetti con notevole esperienza.

La CPI può dar corso all’azione penale soltanto quando i tribunali nazionali non sono in grado o non intendono farlo. Non possedendo forze di polizia per eseguire mandati d’arresto, la Corte dipende in toto dalla collaborazione dei singoli governi.

Il rapporto di HRW consiglia alla CPI di varare programmi di assistenza più solidi e strutturati, per aumentare la propria efficacia tra le comunità interessate. “È tempo che l’istituzione esca dal proprio guscio”, ha detto alla presentazione del documento Parampreet Singh, consulente legale del Programma di Giustizia Internazionale di HRW.

“La chiave del successo della CPI si fonda in gran parte sull’impatto che ha nelle comunità interessate”, ha aggiunto Géraldine Mattioli, Direttrice dell’Avvocatura del Programma di Giustizia Internazionale di HRW.

HRW intende portare il rapporto all’attenzione dei funzionari del tribunale e degli stati. “Useremo il rapporto come base per ulteriori azioni di lobbying a sostegno della CPI”, ha detto Mattioli all’IPS.

La Coalizione per la Corte Internazionale (CICC), una rete globale di oltre 2500 organizzazioni non governative che si batte per una CPI indipendente, equa ed efficace, giudica il rapporto un “grande strumento”, come ha dichiarato all’IPS un portavoce della CICC a L’Aja. La CICC ha organizzato diversi eventi in occasione del decimo anniversario dello Statuto di Roma.

Uno di questi si è svolto presso il Palazzo della Pace dell’Aja il 3 luglio, alla presenza della Principessa Máxima. Di fronte a una platea composta dai diplomatici e dai membri di tribunali internazionali che contribuirono alla stesura dello Statuto di Roma, il ministro degli esteri olandese Maxime Verhagen ha dichiarato che i Paesi Bassi sono orgogliosi di ospitare la CPI.

A differenza dei tribunali ad hoc, “la CPI è un tribunale permanente, destinato a durare. E il mondo dovrebbe essere estremamente grato per questo”. I Paesi Bassi continueranno a battersi per l’adozione universale dello Statuto, ha affermato Verhagen. Lo stato olandese non solo assicura il supporto logistico (la sede della corte, il trasporto degli imputati) ma anche un sostegno politico, che si traduce nell’assistenza ai paesi che si avviano a firmare o ratificare lo statuto, ha osservato il ministro.