NAZIONI UNITE, 26 giugno 2008 (IPS) – Un nuovo sondaggio sulla pratica istituzionale della tortura mostra che il mondo si oppone a questa prassi, ma più di un terzo della popolazione mondiale sostiene anche che si dovrebbe fare un’eccezione, se può servire ad ottenere informazioni dai “terroristi” e “salvare vite innocenti”.
Mentre il 35 per cento ha concordato su questa eccezione, solo il nove per cento si è detta favorevole alla pratica della tortura in generale da parte dei governi.
I risultati dei sondaggi sono stati diffusi dal Programme on International Policy Attitudes (PIPA) dell’Università del Maryland, in collaborazione con una rete internazionale di centri di ricerca, in occasione della Giornata mondiale a sostegno delle vittime di tortura (26 giugno). L’inchiesta è stata condotta in 19 paesi, con 19mila persone intervistate su quesiti come l’accettazione dell’uso della tortura, o la possibilità di continuare a mantenere questa pratica in tutto il mondo.
I paesi esaminati: Cina, India, Stati Uniti, Indonesia, Nigeria e Russia, Messico, Gran Bretagna, Francia, Polonia, Spagna, Azerbaijan, Ucraina, Egitto, territori palestinesi, Iran, Turchia, Tailandia e Corea del Sud, che nell’insieme rappresentano il 60 per cento della popolazione mondiale.
Agli intervistati è stata presentata un’argomentazione a favore della pratica della tortura contro potenziali terroristi che minacciano la popolazione civile: “I terroristi rappresentano una minaccia talmente estrema che ai governi dovrebbe essere consentito di utilizzare la tortura in una certa misura, se ciò può servire ad ottenere informazioni che salverebbero vite innocenti”.
In 14 paesi, la maggioranza o un cospicuo numero di persone ha respinto questo argomento a favore di un’altra prospettiva inequivocabile: “Si dovrebbero mantenere delle regole chiare contro la tortura, poiché qualsiasi uso della tortura è immorale e rischia di indebolire gli standard dei diritti umani internazionali contro la tortura”.
Alle persone favorevoli a prevedere un’eccezione nel caso dei terroristi è stato anche chiesto se ai governi dovrebbe in generale essere consentito l’uso della tortura. In media, in tutte le nazioni esaminate, solo il 9 per cento ha detto che non dovrebbero esistere delle regole contro la tortura.
In Cina e Turchia si sono registrate le percentuali più alte (il 18 per cento in entrambi i paesi) di persone favorevoli all’idea che ai governi si dovrebbe in generale consentire l’uso della tortura, mentre le percentuali minori sono state in Francia e Gran Bretagna (4 per cento entrambi).
In 14 delle 19 nazioni intervistate, la maggioranza delle persone era a favore di una normativa inequivocabile contro la tortura, anche nel caso di terroristi in possesso di informazioni che potrebbero salvare vite innocenti. In media, in tutti i paesi esaminati, il 57 per cento ha optato per una normativa inequivocabile contro la tortura. Il consenso maggiore in questo senso è stato riscontrato in Spagna (82 per cento), Gran Bretagna (82) e Francia (82), seguiti da Messico (73 per cento), Cina (66), territori palestinesi (66), Polonia (62), Indonesia (61) e Ucraina (59 per cento).
Quattro paesi si sono orientati verso un’eccezione nel caso dei terroristi – India (59 per cento), Nigeria (54), Turchia (51), e Tailandia (44 per cento).
Ma l’ampia maggioranza in tutti i 19 paesi si è detta favorevole ad un divieto generale contro la tortura. In tutti i paesi oggetto dell'indagine, il numero delle persone secondo cui il governo dovrebbe in generale poter utilizzare la tortura è inferiore a uno su cinque.
In Azerbaijan (il 54 per cento), Egitto (54), Stati Uniti (53), Russia (49), e Iran (43 per cento), una maggioranza o pluralità di persone ha appoggiato il divieto di ogni forma di tortura.
Il World Report 2007 di Amnesty International elenca una serie di governi che si ritiene facciano uso della tortura. “L’idea che la tortura come metodo istituzionale sia fondamentalmente sbagliata è ampiamente condivisa in tutti gli angoli del mondo. Anche lo scenario presentato, di terroristi in possesso di informazioni in grado di salvare vite innocenti, viene respinto per giustificare la tortura nella maggior parte dei paesi”, ci dice Steven Kull, direttore di WorldPublicOpinion.org.
”Per di più”, aggiunge Kull, “visto che un simile scenario è estremamente raro, questo sondaggio suggerisce che potenzialmente ogni forma di tortura utilizzata dai governi è in contrasto con il volere della gente”.
Come ha osservato martedì scorso la rappresentante Onu di Amnesty International Yvonne Terlingen in conferenza stampa, “solo la scorsa settimana, il consiglio dei Diritti umani ha adottato una risoluzione di consenso a Ginevra che ribadisce il divieto assoluto di tortura”.
Nessuna circostanza può giustificare la tortura, e nessun paese si dice apertamente favorevole a questa pratica, ha affermato. Simili risultati erano emersi anche da un sondaggio del 2006 condotto da PIPA, anche se in alcuni paesi ci sono poi stati dei cambiamenti importanti. Mentre nel 2006 solo l’India aveva un certo numero di persone favorevoli all’eccezione sui terroristi, oggi anche Nigeria, Turchia e Tailandia concordano su questo punto.
Un maggiore sostegno sostanziale all’impiego della tortura nella domanda sui terroristi si è riscontrato anche in Egitto (dal 25 al 46 per cento) e negli Usa (dal 36 al 44 per cento).
Allo stesso tempo, è aumentata la percentuale delle persone favorevoli a un divieto assoluto della tortura in paesi come Messico, Spagna, Cina, Indonesia, Gran Bretagna e Russia.
Il sondaggio di WorldPublicOpinion.org fa parte di uno studio più ampio sul tema dei diritti umani, condotto in coincidenza con il sessantesimo anniversario della Dichiarazione universale dei diritti umani. Lo studio comprende altri sondaggi su argomenti come discriminazione razziale, diritti femminili, libertà di stampa, democrazia e governance.
Nonostante la scarsa fiducia nel fatto che i governi stiano davvero rispettando il volere della popolazione e nonostante la convinzione diffusa che gli interessi dei più forti stiano vincendo sul volere della gente, Craig Mokhiber dell’ufficio dell’Alto commissariato per i diritti umani ha parlato dell’“enorme valore strategico di questo sondaggio”.
“Ci permette di capire dove stiamo sbagliando, dove è necessaria una maggiore attenzione in termini di responsabilizzazione dei governi e di minacce emergenti”, ha dichiarato.

