LIMA, 24 giugno 2008 (IPS) – Il traffico di droga è ancora un business redditizio in Perù, il secondo paese produttore al mondo di coca e di cocaina per il nono anno consecutivo, secondo l’ultimo rapporto dell'ufficio per la lotta contro la droga ed il crimine delle Nazioni Unite (Unodc).
Dal 1998, le piantagioni di coca illegali sono cresciute in modo costante. Nel 2007 la loro estensione era del quattro per cento in più rispetto al 2006, passando da 51.400 a 53.700 ettari, secondo l’inchiesta dell’Unodc “Coltivazione della coca nella regione andina”, pubblicata la scorsa settimana.
Le statistiche indicano un aumento nella produzione potenziale di cocaina, confermando la tendenza al rialzo cominciata 10 anni fa.
La produzione mondiale effettiva di cocaina, secondo le stime dell’Onu, è cresciuta di appena 10 tonnellate, da 984 tonnellate nel 2006 a 994 nel 2007.
Non ci sono stati cambiamenti significativi nelle forniture del mercato della cocaina. La Colombia produce il 60,3 per cento della cocaina che si consuma in tutto il mondo, mentre il Perù fornisce il 29,1 per cento, e la Bolivia contribuisce per il 10,4 per cento.
Secondo Flavio Mirella, rappresentante Unodc per il Perù e l’Ecuador, la produzione potenziale di cocaina è scesa del due per cento in Colombia, ed è salita dell’11 per cento in Bolivia.
Ma curiosamente, lo studio riporta un’espansione del 27 per cento nelle piantagioni di coca colombiane, che definisce sorprendenti, mentre per la Bolivia si parla di una crescita delle piantagioni di coca del cinque per cento.
Secondo Rómulo Pizarro, capo della “Commissione nazionale per lo sviluppo e la vita senza droghe” (Devida), questi dati riflettono “le forti pressioni dei trafficanti di droga per aumentare la produzione di cocaina, per via della forte domanda”.
Pizarro sottolinea che il 50 per cento della coca viene coltivata nelle valli dei fiumi Apurimac e Ene, a sud del paese, una delle regioni più povere, nota con l’acronimo di Vrae. “Ciò significa che per combattere il narcotraffico, anche la povertà deve essere sradicata in modo decisivo”, ha commentato.
E proprio nella regione del Vrae, dove si trovano i maggiori laboratori di cocaina peruviani, avrebbero trovato rifugio circa duecento appartenenti alla guerriglia maoista Sendero Luminoso. Il governo del presidente Alan García ha inviato 5mila soldati per reprimere i ribelli, che sembra si siano rafforzati grazie all’alleanza con i trafficanti di droga.
Secondo Mirella, la coltivazione della coca sarebbe cresciuta meno nel 2007 rispetto all'ano prima, quando era cresciuta del sette per cento.
Ma lo stesso Mirella ha richiamato l’attenzione sull’aspetto o l’espansione delle piantagioni in aree come Marañón-Putumayo, al confine con l’Ecuador, Inambari-Tambopata, vicino al confine col Brasile, e nelle valli del fiume Palcazú-Pichis-Pachitea, dove le piantagioni sono aumentate del 169 per cento. In sostanza, sostiene Mirella, la repressione non avrebbe fatto altro che spostare le coltivazioni verso nuove aree.
Il rapporto Unodc segnala che nel 2007 le autorità hanno estirpato con la forza 11.056 ettari di coca, mentre altri 1.016 ettari sarebbero stati sradicati volontariamente, con la collaborazione o il consenso degli agricoltori.
L’ottanta per cento della cocaina peruviana è diretta al mercato europeo.
”Ma il 95 per cento degli aiuti esteri per la lotta alla produzione di cocaina viene dagli Stati Uniti, mentre l’Europa contribuisce solo per il cinque per cento”, dice Pizarro, secondo cui questo fatto sarebbe “inspiegabile”.
”Tra il 2006 e il 2007, il numero degli europei che hanno assunto per la prima volta una droga a base di cocaina è salito da 3,5 a 4,5 milioni. I paesi consumatori evadono le loro responsabilità in questo campo”, ha lamentato.
”È indubbio che servirebbero maggiori aiuti, perché i programmi per sradicare la coca e altre coltivazioni sostitutive che sono legali e altrettanto redditizie hanno dato risultati soddisfacenti”, segnala Mirella.
“I piccoli agricoltori che sono passati dalla coca al caffè, cacao e olio di palma hanno esportato prodotti del valore di 39 milioni di dollari nel 2005, che sono arrivati a 70 milioni nel 2007”, ha spiegato.
Pizarro segnala che l’attuazione del “Piano di impatto rapido” – investimenti diretti e veloci nelle aree in cui i piccoli agricoltori accettano di sostituire le colture – comincia a dare risultati significativi. L’esecutivo ha già stanziato 15,8 milioni di dollari per il programma.
Nel 2006, ogni mese le autorità hanno confiscato in media 426 chilogrammi di cocaina; nel 2007, la media è stata di 522 chilogrammi al mese, mentre solo nei primi cinque mesi di quest’anno, circa 556 chilogrammi. La Direzione nazionale antidroga prevede per il 2008 un nuovo record nei sequestri di cocaina.
Il Perù sta combattendo e resistendo a una vera e propria offensiva messa in atto dal narcotraffico internazionale”, ha detto Pizarro, di Devida.
“I nuovi mercati, soprattutto in Europa e Asia, fanno pressioni sui paesi produttori, e questi rispondono aumentando la coltivazione della coca, migliorando la produzione con nuove tecnologie, diversificando i propri metodi di esportazione e aprendo nuove strade per far uscire la cocaina dal Perù”, ha detto.
I miglioramenti tecnici sono confermati dalla qualità delle droghe prodotte in Perù. Nel 2003, l’idroclorito di cocaina era puro all’84,5 per cento, mentre nel 2007 il suo grado di purezza è salito all’88,9 per cento. In Bolivia, quest’anno, la cocaina era pura al 60,9 per cento, mentre in Colombia all’84,7 per cento.
E proprio per questa ragione il prezzo della cocaina peruviana è aumentato.
Nel 2006, il prezzo medio all’ingrosso della cocaina nelle regioni di produzione era di 825 dollari al chilo, mentre nel 2007 di 851 dollari al chilo, producendo un totale stimato di 247 miliardi di dollari dalle vendite di cocaina nel paese d’origine. Ma i prezzi in Europa sono molto più alti, e perciò quello della cocaina diventa un commercio estremamente redditizio.

