BEIRUT, 10 giugno 2008 (IPS) – Nelle strade buie intorno alla via principale di Hamra, una delle maggiori arterie commerciali della capitale libanese, una luce filtra da dietro le tende di un appartamento al primo piano. Il discorso di un politico che strombazza da un televisore risuona rumorosamente nella notte, e mentre la musica accompagna i titoli di coda dello show, fuori rimbombano all'improvviso alcuni colpi d'arma da fuoco fra i sostenitori del personaggio politico.
In un’altra zona della città, le auto vengono spinte barbaramente ai lati della strada da guardie del corpo armate con la testa fuori dai vetri scuri per fare largo a un convoglio di SUV, tutti con vetri scuri, che trasportano uomini politici, permettendogli di sfrecciare nel traffico.
Benvenuti nel mondo delle superstar politiche libanesi.
I politici in Libano sono una razza a sé. Hanno occupato la scena politica per decenni, agitando guerre, accumulando un errore dopo l’altro, provocando tantissimi morti (il bilancio delle vittime nella guerra civile 1975-1990 è dell’ordine di centinaia di migliaia, mentre nell’ultimo conflitto civile di maggio avrebbero perso la vita 67 persone). Eppure questi politici, molti dei quali ancora al potere dopo decenni, vengono ancora adorati da una popolazione affezionata ai principi confessionali.
Quando parlano in TV, i loro seguaci festeggiano sparando per le strade, noncuranti del pericolo per i passanti. Secondo il quotidiano locale francese L’Orient Le Jour, i residenti Sonia Saade, Fady Ahmad Diab, Bassam Mohamad Misdi sono le ultime vittime di pallottole vaganti provenienti da alcuni spari di festa.
Il 28 marzo, il giovane Ahmed Ali al-Sahili è rimasto ucciso da un proiettile vagante dopo il discorso del primo ministro libanese Fouad Siniora; il 25 maggio, 16 persone sono state ferite a Beirut durante alcuni scontri tra la maggioranza e i gruppi d’opposizione, e dagli spari di festa seguiti al discorso del leader dell’opposizione di Hezbollah Hassan Nasrallah per la commemorazione del ritiro israeliano del 2000 dal Libano meridionale.
Ma il suono degli spari non è l’unico tributo allo status di celebrità di cui godono i politici in Libano.
Durante le 19 sessioni parlamentari tenutesi consecutivamente dal novembre 2007, dove non si è riuscito ad eleggere un presidente (prima della nomina di Michel Suleiman a maggio), le strade più affollate di Beirut sono state bloccate, per permettere che i veicoli antiproiettile dei parlamentari libanesi potessero sfilare a tutto gas, le sirene spiegate, e le mitragliatrici puntate dai finestrini contro i passanti. Questo ha provocato nell’ultimo anno dei massicci ingorghi nella capitale libanese.
”Per fortuna, la sessione si è tenuta di domenica (25 maggio), un giorno in cui noi autisti lavoriamo di meno”, racconta il tassista Brahim. “Ma tante altre volte siamo rimasti bloccati nel traffico, soprattutto sul lungomare (dove in un hotel risiedevano alcuni parlamentari). Oggi, con l’impennata dei prezzi del gas, io e altri conducenti di taxi riusciamo a malapena a sbarcare il lunario, ogni volta che i politici decidono di incontrarsi”.
Altre strade, come quella del quartiere signorile di Verdun, vengono spesso bloccate. “Il portavoce del parlamento libanese Nabih Berri percorre questa strada per tornare al suo palazzo, che si trova in fondo alla via. Le sue guardie del corpo spesso sparano in aria per accelerare l’avanzata del corteo di auto”, spiega Brahim.
Vaste zone di Beirut sono state trasformate in cittadelle private da leader politici che temono per la loro sicurezza, soprattutto dopo l’ondata di bombardamenti e omicidi contro i politici iniziata nel 2005. La “piazza della sicurezza” nel quartiere meridionale di Dahyeh, roccaforte di Hezbollah, è off-limits per chiunque non possa essere identificato. La lussuosa residenza di Berri a Verdun è completamente isolata, così come l’imponente villa Koraytem, del leader del Movimento sunnita del Futuro Saad Hariri.
Mohamad Bahlawan, proprietario di una drogheria nei pressi della residenza di Hariri, racconta che il suo negozio vende il 50 per cento in meno a causa delle misure di sicurezza imposte dalle guardie del palazzo. “Molti negozi hanno addirittura chiuso”, ha detto Bahlawan, aggiungendo che spesso gli amici dei politici imitano il comportamento dei loro leader, ignorando le lamentele dei residenti locali, e rivolgendosi a loro con arroganza.
È una tradizione radicata tra gli impiegati di alto rango dei diversi politici. Nel parlamento libanese, il capo delle relazioni pubbliche Mohamad Ballout ha il potere di far entrare i giornalisti accreditati alla Camera per seguire le sessioni o di negare loro l’accesso, solo a sua discrezione, con evidenti discriminazioni contro alcuni media o persone.
Paul Tabar, professore di sociologia all’Università americana del Libano, spiega che il culto, che permette questo tipo di devianza dalle regole democratiche, si basa sulla relazione teologica tra i seguaci e i loro leader, e sull'approccio servile e obbediente verso il capo della comunità o del partito.
”Questo stato di cose esiste generalmente nelle società pre-moderne costruite sulla religione. Oggi in Libano, questo si è tradotto in una realtà in cui i leader politici sono i soli interpreti di una religione o di un credo – da qui Zaim, lord feudale in arabo, viene visto come colui che è ispirato, e che può vantare poteri speciali”.
Con questa cieca sottomissione ai loro leader, i seguaci conferiscono potere alle figure politiche, liberandole dalla responsabilità di dar conto del loro operato. “Le parole dei leader, soprattutto con l'aggiunta della connotazione religiosa, non possono essere messe in dubbio, in quanto rappresentano la parola di Dio”, spiega Tabar.
In una terra in cui i politici sono delle superstar, Dio non sembra avere molto peso sullo scacchiere politico.

