SALVADOR: I prezzi aumentano, i poveri mangiano ancora meno

SAN SALVADOR, 24 maggio 2008 (IPS) – Mangiare meno è l’unica opzione rimasta ai più poveri dei poveri
del Salvador, di fronte al continuo aumento dei prezzi globali del
cibo, che ha avuto un impatto decisivo sul costo di prodotti come
riso, fagioli, tortillas, latte, uova e pane.

La crisi alimentare seria nel Salvador, avvertono esperti stranieri, attivisti per la tutela dei consumatori e il difensore civico per i diritti umani, Oscar Humberto Luna, che ha definito “tetro” il panorama di questa nazione impoverita dell’America Centrale.

Francisco García, impiegato ventinovenne, racconta: “Quello che riuscivo a comprare con 200 dollari, adesso costa 300”. ”Il denaro che serviva per un litro di latte, ora basta per comprare mezzo litro…dobbiamo mangiare meno rispetto a prima”, ha aggiunto García, aspettando l’autobus nel centro di San Salvador.

Gabriela Ortiz, casalinga di 22 anni, ha detto che il suo budget è salito “da 60 a 80 dollari al mese” dall’inizio di quest’anno.

Carlo Scaramella, rappresentante del Programma Alimentare Mondiale (PAM) in Salvador, ha riferito all’IPS che l’agenzia delle Nazioni Unite sta realizzando uno studio sull’impatto dell’inflazione alimentare previsto per le fasce più povere della popolazione in Salvador, Guatemala, Honduras e Nicaragua.

Malgrado i risultati non si vedano ancora, ovvero “gli effetti non possano essere descritti in dettaglio”, è possibile parlare di quello che sta accadendo, in un paese dove le famiglie hanno iniziato a riorganizzare le loro entrate, ha aggiunto il funzionario.

”Le persone cominciano ad avere un accesso ridotto al cibo”, e la qualità della loro dieta si è abbassata, come conseguenza di un minore potere d’acquisto, riferisce Scaramella.

Il funzionario evidenzia inoltre la gravità della situazione soprattutto nelle aree rurali, dove ogni famiglia povera oggi è “molto più povera”. ”Oggi la popolazione può permettersi solo la metà di ciò che poteva acquistare un anno fa”, soprattutto mais, fagioli e riso, il cui costo è raddoppiato, avverte Scaramella.

Le statistiche del Centro di difesa del consumatore (CDC), basate su informazioni provenienti da fonti governative e dal Consiglio regionale per la cooperazione agricola (CORECA), indicano una crescita mensile nel costo dei prodotti di base per un nucleo di quattro persone da 101 a 123 dollari, tra aprile 2007 e marzo 2008, mentre nelle aree urbane il costo del paniere di base è salito da 140,5 a 160 dollari al mese.

Il CDC riferisce inoltre che l’anno scorso, il prezzo di mezzo chilo di fagioli è salito da 50 a 84 centesimi, il riso è aumentato da 32 a 50 centesimi, e il mais da 16 a 22 centesimi, mentre il prezzo del latte è aumentato da 95 centesimi a 1,03 dollari.

Questo rappresenta il trauma più grave per il bilancio familiare, perché il cibo assorbe oltre la metà del reddito nelle famiglie più povere, come riferisce la Fondazione salvadoregna per lo sviluppo economico e sociale (FUSADES).

Gli esperti imputano l’attuale scarsità globale del cibo all’utilizzo dei raccolti – soprattutto di mais – per la produzione di biocombustibili, al prezzo record di petrolio e fertilizzanti, e alla crescente domanda di prodotti alimentari delle potenze emergenti come Cina e India.

Questi fattori esterni hanno ulteriormente aggravato i problemi causati dalla liberalizzazione del commercio e dallo smantellamento del settore agricolo – politiche avviate in Salvador nel 1990, durante l’amministrazione dell’allora presidente Alfredo Cristiani (1989-1994), che reputò più economico importare cibo anziché produrlo.

Queste politiche hanno distrutto l’industria agricola nazionale, facendo fiorire le aziende di importazione del grano, ha detto all’IPS l’economista Raúl Moreno. “È stato un errore capitale”, ha aggiunto.

Il difensore civico Luna ha detto di aver assistito a un “forte deterioramento” degli standard di vita e della sovranità e sicurezza alimentare per i salvadoregni, esprimendo la sua “profonda preoccupazione”.

Luna chiede che il governo “dichiari lo stato di emergenza nazionale” e “prenda le misure necessarie per affrontare la crisi”, con la creazione di una commissione nazionale che sostenga il settore agricolo e prepari un disegno di legge sulla sicurezza alimentare.

Due settimane fa, il governo di destra di Antonio Saca ha istituito una commissione multi-disciplinare per la formulazione di un piano che fronteggi la crisi.

Saca ha dichiarato di voler lasciare i sussidi per il gas propano da cucina e l’elettricità, e favorire la produzione alimentare, ma ha chiesto comunque alla popolazione di “stringere la cinghia”.

Il commissario presidenziale per l’agricoltura, Carmen Elena Díaz, ha confermato all’IPS che il governo avrebbe investito circa 115 milioni di dollari in “incentivi per piccoli agricoltori”, sostenendoli anche con la distribuzione gratuita di 350 mila sacchi di fertilizzanti e semi di mais migliorati per espandere i raccolti.

Secondo molti analisti, queste misure mirano a guadagnare il sostegno al partito di governo dell’Alleanza repubblicana nazionalista, con uno sguardo alle elezioni del prossimo anno.

L’Arcivescovo ausiliario di San Salvador, Gregorio Rosa Chávez, critica le dichiarazioni del presidente, che fanno riferimento solo a “fattori esterni” per la crisi in atto, evitando di citare “le politiche avviate nel paese”, che secondo il prelato sono concausa di “queste malattie”.

”Un’analisi obiettiva evidenzia proprio il contrario: i problemi più gravi sono dentro il paese, per questo le politiche interne devono essere modificate; anche il resto ha le sue conseguenze, ma non può certo considerarsi il fattore chiave”, ha ribadito il vescovo.

Chávez ha inoltre criticato l’assenza di una rappresentanza di agricoltori nella commissione multi-disciplinare.

Di nuovo sulla strada, un operaio in pensione di un’azienda che produce pane, Max Flores, 62 anni, ha detto che i negozianti stanno “speculando e approfittando dei loro clienti”, perché non vi è una correlazione tra l’aumento dei prezzi delle merci e i prezzi del cibo.

Secondo Giorgina Díaz, 30 anni, al nono mese di gravidanza, è “assurdo” che Saca chieda alla popolazione di “mangiare meno”.