PAKISTAN: Acqua – aprire il rubinetto è un lusso per pochi

KARACHI, 24 maggio 2008 (IPS) – Per i profani, è una scena surreale: nel cuore della notte, prima dell'alba, uomini e ragazzi escono di casa e si infilano nei vicoli stretti e disselciati dello slum di Korangi Dhai, armati di tubi di plastica colorata arrotolati e pesanti pompe elettriche.

Da più di quindici anni l'unico modo in cui le famiglie che vivono nelle baraccopoli di Nursery Town, Francis Town e Joseph Gill Town, all'interno della zona industriale e commerciale di Korangi, riescono ad avere accesso all'acqua per i bisogni quotidiani è quello di spillarla illegalmente dalle condutture.

Oltre il 60 percento dei 16 milioni di abitanti di questa città portuale vive in alloggi di fortuna, secondo l'urbanista Arif Hasan. In assenza di infrastrutture appropriate, molte comunità hanno improvvisato impianti fognari e sistemi di approvvigionamento idrico.

Nel libro 'Understanding Karachi', di cui Hasan è l'autore, si legge che il 90 percento di queste case “sono allacciate abusivamente agli impianti pubblici”.

Shaid Gill, un abitante del luogo, respinge l'accusa. “Ogni casa paga 2500 Rs (36 dollari) allo union council (l'unità amministrativa più piccola), come si fa a dire che sono abusive?”, dice il ventottenne, impiegato come fattorino per un'organizzazione non governativa (ONG).

I punti di allaccio abusivo si presentano come piccole sporgenze di gomma ed è facile vedere i tubi lungo i canali di scolo dell'acqua piovana che corrono paralleli alle condutture principali. È da questi allacci che l'acqua viene travasata nelle case usando pompe aspiranti alimentate da collegamenti elettrici abusivi.

Questa infrastruttura di fortuna non ha un riconoscimento ufficiale, e pertanto non può essere integrata nei progetti di impianti idrici e fognari messi in cantiere dal governo.

“Karachi, con una popolazione di 16 milioni di abitanti e un fabbisogno minimo di 75 litri d'acqua al giorno a persona, ha bisogno di almeno 1 miliardo e 200 milioni di litri al giorno”, dice Perween Rehman, direttrice del reparto tecnico e di ricerca dell'Orangi Pilot Project. Le industrie hanno bisogno di ulteriori 460 milioni di litri al giorno, aggiunge.

A Karachi le fonti principali di approvvigionamento idrico sono due: il fiume Indus, che fornisce 2.441.583.000 litri al giorno, e la diga Hub che ne fornisce circa 190 milioni.

Tra gli altri fattori, circa il 15 percento dell'acqua va sprecata a causa di perdite tecniche e un altro 41 percento (circa 1 miliardo di litri al giorno) viene travasato e distribuito tramite autocisterne. “E questa è una stima molto prudente”, dice la Rehman, parlando con l'IPS.

Di conseguenza, le 18 divisioni amministrative di Karachi che sulla carta dovrebbero avere un totale di 1.580.972.310 di litri al giorno dal Karachi Water and Sewerage Board (KW&SB) di proprietà statale, ne ricevono soltanto 1.109.122.200.

Peraltro la distribuzione non è neanche equa, con le zone ricche come il Cantonment che ricevono il 100 o addirittura il 133 percento del loro fabbisogno (nella Defence Housing Authority), mentre le altre devono accontentarsi di un minimo che va dal 30 al 57 percento.

Tra gli altri consigli, come ad esempio dotare gli impianti di pompaggio di alimentatori elettrici autonomi per tamponare le interruzioni, la Rehman sostiene che le autorità dovrebbero concentrarsi sulle misure di assistenza per garantire che tutte le zone abbiano la quota d'acqua necessaria.

Secondo fonti del KW&SB, a Karachi ci sono 1,17 milioni di consumatori d'acqua (quelli che ricevono l'acqua direttamente dall'ente erogatore), dei quali 758.500 sono nei registri di fatturazione, ma soltanto 163mila pagano regolarmente.

“Contro i debitori morosi non viene preso nessun provvedimento e la KW&SB è perennemente in perdita”, specifica l'edizione del 2002 del libro di Hasan. La situazione non è cambiata affatto, dice la Rehman.

Anche chi abita negli slum di Korangi non paga l'acqua e l'elettricità, ma deve faticare parecchio per allacciarsi abusivamente ai servizi pubblici.

“La prima cosa da fare è attaccare il filo elettrico con l'aiuto di un kunda (un gancio di metallo) agganciato a un cavo dell'alta tensione”, spiega Asif Ayub, 17 anni.

“Non è un lavoro facile nel cuore della notte, specialmente per chi è ancora intontito dal sonno”. Una volta preparati gli allacci, l'acqua viene pompata nelle cisterne all'interno delle abitazioni.

Con un tale groviglio di tubi e cavi, anche la sicurezza è a rischio. “Capita spesso di prendere scosse elettriche”, dice il ventottenne Shakil Gill, che ha svolto questo ingrato compito per sei anni. Ma adesso, dopo il matrimonio, è stato dispensato e gli è subentrato il fratello minore.

“Di solito tocca al maschio più giovane della famiglia, basta che sia abbastanza grande per riuscire a portare l'attrezzatura pesante e sistemare i cavi”, interviene Kashif Naeem, diciotto anni, in servizio da quando ne aveva quattordici.

“L'ideale è qualcuno che non deve alzarsi presto per andare al lavoro”, dice Naeem, che ha abbandonato gli studi dopo la prima media.

Non c'è sosta per il sedicenne Shahin Waris, impegnato negli esami di ammissione all'università. “Sono tre anni che lo faccio”. Quando gli si chiede se può sostituirlo qualcun altro, in modo che possa prepararsi all'esame e riposare anche un po', lui spiega: “Ho un fratello più grande, ma fa il secondo anno di medicina e quindi…”.

Nelle case dove gli uomini non sono disponibili per i doveri idrici, intervengono le donne.

Nella condotta principale dell'area di Nursery Town l'acqua viene erogata dalle quattro alle sei del mattino ogni due giorni. “Una volta era dalle due alle sei e con la fornitura ridotta qui è come stare in guerra. Ogni due o tre giorni a qualcuno saltano i nervi”, dice Lawrence, un operatore ecologico municipale che deve presentarsi al lavoro alle otto del mattino.

Poi ci sono giorni in cui le condotte restano a secco. Oppure manca l'elettricità.

“Ci mettiamo quasi un'ora per montare l'attrezzatura. T'immagini che frustrazione? E il peso in più che dobbiamo sostenere comprando l'acqua per la giornata?” dice Jamaluddin, tappandosi la bocca e trattenendo la rabbia.

Gli occupanti di case più intraprendenti hanno approfittato dell'erogazione a singhiozzo e sono entrati nel business dell'approvvigionamento idrico. Possiedono diverse pompe aspiranti e grandi cisterne. “Quando l'acqua non arriva dalle condutture, la compriamo da loro”, dice Gill.

Gli occupanti possono comprare l'acqua anche dalle autobotti, a 250 Rs (3,73 dollari) per 3785 litri, anche se è salmastra e non è potabile, oppure da fornitori privati che girano nelle stradine con l'acqua caricata su carretti trainati da asini, a 100 Rs (1, 49 dollari) per 95 litri.