NAZIONI UNITE, 22 maggio 2008 (IPS) – ”I bambini soldato sono l’ideale, perché non si lamentano, non
chiedono di essere pagati, e se gli dici di uccidere, uccidono”, pare
abbia detto un alto ufficiale dell’esercito nazionale del Ciad a un
ricercatore di Human Rights Watch.
Martedì scorso, la Coalizione internazionale per fermare l’uso dei bambini soldato (Coalition to Stop the Use of Child Soldiers) ha presentato il suo terzo Rapporto globale, che denuncia una realtà triste, e conclude che nonostante la crescente consapevolezza sulla situazione i progressi sono stati davvero pochi.
“È aumentato il consenso internazionale sul fatto che le forze armate non sono un posto per bambini, eppure la situazione per i minori coinvolti nei conflitti in tutto il mondo è cambiata molto poco”, spiega Victoria Forbes Adam, direttrice della coalizione.
Si calcola che i bambini soldato siano 250mila in tutto il mondo, anche se il numero esatto resta difficile da verificare.
Secondo gli esperti, ci sono stati progressi importanti negli ultimi anni, con la fine dei conflitti in paesi come Sierra Leone e Sudan meridionale, che facevano uso di molti bambini soldato. Nell’insieme, il numero di conflitti in cui sono direttamente coinvolti i minori è sceso da 27 nel 2004 a 17 alla fine del 2007, secondo il rapporto.
E sembra aumentare il “consenso universale” contro l’impiego di minori nelle ostilità, con oltre tre quarti degli stati membri dell’Onu che hanno ora firmato, ratificato o accettato il Protocollo opzionale alla Convenzione sui diritti dell’infanzia, che riguarda il coinvolgimento dei bambini nei conflitti armati.
Ma il rapporto denuncia che il reclutamento militare dei minori di 18 anni e il loro impiego nelle ostilità è un fenomeno molto più vasto, che ancora si verifica in un modo o nell’altro in almeno 86 paesi e territori sparsi in tutto il mondo.
Dove c’è conflitto armato, avverte il rapporto, “i bambini soldato vengono quasi certamente coinvolti. La maggior parte di questi minori appartiene a gruppi armati non statali, ma anche nel comportamento di alcuni governi ci sono stati scarsi miglioramenti”.
Secondo quanto riportato dai media questa settimana, l’esercito Pakistano dice di aver fatto irruzione in un campo d’addestramento di al Qaeda nel Sud Waziristan, dove i militanti avevano trasformato una scuola pubblica in un luogo dove si addestrano ragazzi tra i 9 e i 12 anni a condurre attacchi suicidi.
“I gruppi armati rappresentano la sfida più grande”, sostiene Adam. “Il diritto internazionale non è servito molto come deterrente nell’uso dei bambini soldato da parte dei gruppi armati. Molti gruppi danno poco valore agli standard internazionali, e la necessità di costituire delle forze da combattimento va oltre qualsiasi altra considerazione. Questa realtà deve essere affrontata, ed è necessario elaborare nuove strategie”.
I gruppi armati che utilizzano i bambini come kamikaze “ignorano o sono insensibili alle norme del diritto e degli standard internazionali”, ha aggiunto. “Fanno resistenza alle pressioni e ai tentativi di persuasione, e sono fuori dalla portata di qualsiasi iniziativa per porre fine al coinvolgimento dei minori nei conflitti armati”.
Secondo un rapporto dell’Onu su “bambini e conflitti armati”, la tecnica del “name and shame” (diffondere pubblicamente le immagini di un condannato), che si è dimostrata efficace per i governi, non ha funzionato nel caso di molti gruppi armati.
Come si può convincere questi gruppi che l’impiego dei bambini soldato è sbagliato? Jo Becker, direttore della divisione diritti dell’infanzia di Human Rights Watch e tra i fondatori della coalizione, ha spiegato all’IPS che molto spesso i minori sono attratti da questi gruppi perché la missione viene presentata in modo romantico. Il modo migliore per combattere questo fenomeno è tenere i figli a scuola o con la propria famiglia, offrendo loro delle alternative.
Decine di migliaia di bambini entrano nelle fila di eserciti non statali in almeno 24 paesi o territori diversi. Il dialogo costruttivo con questi gruppi è praticamente impossibile, osserva Adam.
Come aveva spiegato in un’intervista all’IPS Radhika Coomaraswamy, rappresentante speciale del segretario generale dell’Onu per i bambini e i conflitti armati, l’Onu può avere un dialogo solo con un gruppo come i Talebani con il permesso dello Stato. Attualmente, il governo del presidente Hamid Karzai a Kabul scoraggia l’Onu e qualsiasi altra organizzazione internazionale da qualunque contatto con i Talbeani.
Gli sforzi internazionali devono essere centrati sul miglioramento delle condizioni generali, sociali ed economiche dei minori. I governi fanno parte dell’iniziativa ed è loro responsabilità offrire l’istruzione. Un’altra strategia importante è criminalizzare il reclutamento, con una struttura istituzionalizzata e legale per la tutela dei minori.
Finché prevarrà l’impunità, ci sono poche speranze di miglioramento. I programmi di disarmo, smilitarizzazione e reintegrazione (DDR) dovrebbero puntare sulla liberazione dei minori dalle forze armate, così come sulla reintegrazione dei bambini nella società, sostengono gli esperti. Invece, questo grave problema viene sottovalutato, e i fondi per gli aiuti a lungo termine per gli ex bambini soldato sono inadeguati.
“Decine di migliaia di minori – soprattutto bambine – diventano invisibili durante il processo di smilitarizzazione e reintegrazione”, dice Adam. “Non che i loro bisogni e fragilità non siano riconosciuti, ma non si riesce a capire fino in fondo che così si continuano a distruggere i bambini e il loro futuro”.
Il Rapporto globale si riferisce al periodo aprile 2004-ottobre 2007 e contiene informazioni dettagliate sul reclutamento militare e sull’uso dei bambini soldato, oltre che sulle iniziative di liberazione e di reintegrazione e sulle azioni giuridiche in 197 paesi.
La Coalizione internazionale per fermare l’uso dei bambini soldato è stata creata esattamente 10 anni fa, nel mese di maggio. Comprende importanti organizzazioni umanitarie e per i diritti umani da tutto il mondo, come Human Rights Watch, Amnesty International, Save the Children Alliance, Defence for Children International, International Federation Terre des Hommes e il Quaker U.N. Office.

