COMMERCIO: Lamy tira dritto sulla liberalizzazione dei servizi

GINEVRA, 22 aprile 2008 (IPS) – Il direttore generale dell’Organizzazione mondiale per il commercio (OMC) Pascal Lamy, ha annunciato alla fine della settimana scorsa che presiederà una conferenza ministeriale “di segnale” sul commercio dei servizi.

La data non è stata ancora stabilita, ma il 19 maggio dovrebbe tenersi un mini-incontro ministeriale sui problemi agricoli e sull’accesso al mercato dei prodotti non agricoli (NAMA). Lamy ha precisato che i funzionari inizieranno i negoziati a Ginevra il 5 maggio. Ma a Ginevra, nessuno crede che la scadenza sarà rispettata.

La conferenza affronterà in particolare l’accesso al mercato: i partecipanti dovranno “segnalarsi” reciprocamente la disponibilità a liberalizzare i propri settori di servizio.

Secondo Lamy, “qualunque decisione sull’accesso al mercato tra i partecipanti al processo pluri-laterale sarà automaticamente estesa a tutti i membri secondo la logica delle nazioni maggiormente favorite (MFN, most favoured nation)”. Questo commento ha destato preoccupazione tra i negoziatori di molti paesi in via di sviluppo.

Il termine ”plurilaterale” si riferisce ai negoziati svolti fra un sottinsieme di membri dell’OMC, e i risultati di queste consultazioni in teoria sono vincolanti solo per quei membri. Lo status di MFN viene acquisito da ciascun membro che garantisce benefici commerciali in maniera egualitaria a tutti i partner commerciali. Lamy ha inoltre dichiarato che “la partecipazione alla conferenza ‘di segnale’ si estenderebbe in linea di massima ai membri che partecipano alla richiesta plurilaterale e offrono negoziati, ma riguarderebbe anche rappresentanti di organizzazioni regionali, secondo un modello simile a quello della Green Room ministeriale”.

In questi termini, solo i paesi sviluppati, i paesi emergenti in via di sviluppo e pochi altri sarebbero coinvolti negli incontri, ovvero, quei paesi che forniscono la maggior parte dei servizi commerciali in tutto il mondo. Tuttavia, la maggior parte dei membri dell’OMC non parteciperà.

Come presidente della conferenza, Lamy ha detto che il comitato dei negoziati commerciali riceverà un rapporto verbale, e il 17 aprile ha già rilasciato una dichiarazione per lo stesso comitato.

Tra i punti principali, il rapporto prevede “una descrizione di settori e modalità di distribuzione, e dei segnali intercorsi su impegni nuovi o potenziati che i partecipanti dovrebbero essere pronti a intraprendere”. La conferenza durerà probabilmente un giorno. Nei corridoi dell’OMC vi è grande malcontento tra gli esclusi dalla conferenza, e molti temono le conseguenze dell’esclusione per il proprio paese.

Un delegato africano, la cui delegazione non è stata coinvolta, ha parlato con l’IPS chiedendo l’anonimato, data la natura delicata della questione. Il funzionario ha detto che “la conferenza è voluta dai paesi sviluppati. Pur non essendo coinvolti, il nostro timore è che le loro decisioni avranno un impatto su di noi.

”Questo può succedere in due modi. Innanzitutto, il risultato può rappresentare uno standard di riferimento anche per gli stati membri che non partecipano alla conferenza. Secondo, noi non possiamo impedire che gli altri membri si riuniscano. Cosa significa parlare di implicazioni in termini di processo multilaterale, se il segretariato è direttamente coinvolto? Quando è il direttore generale (DG) a presiedere l’incontro, viene minacciata la neutralità prevista per il segretariato”.

E poi, cosa accadrà quando “il DG dirà che il gruppo plurilaterale è giunto a una conclusione? A chi non ha partecipato sarà chiesto di raggiungere i due terzi di quanto concordato?”

Il commercio dei servizi è una questione di fondamentale interesse sia per gli Usa che per l’Unione Europea (Ue). Nelle ultime settimane, la pressione da parte dei gruppi di interesse Usa e Ue a Ginevra è stata molto forte.

Ciò che potrebbe accadere – circostanza estremamente pericolosa per tutti i paesi, compresi quelli che non partecipano – è che la conferenza diventi il punto di partenza per negoziati “settoriali”. I negoziati settoriali rappresentano la formalizzazione nell’ambito di specifici settori di servizio.

È la situazione che si presenta quando vi è una “massa critica” di paesi coinvolti, come è successo con l’Uruguay Round per i servizi di telecomunicazione e finanziari. La “massa critica” si riferisce ai paesi che forniscono la maggior parte degli scambi in quel settore. L’esito finale è un modello comune di liberalizzazione in ciascun settore stabilito secondo i negoziati.

Questo modello o schema regolatorio tende a privilegiare liberalizzazione, obiettivi “pro-competitivi” e diritti delle imprese straniere rispetto agli obiettivi nazionali, per esempio in termini di fornitura universale dei servizi. In questo caso, gli interessi dei paesi in via di sviluppo passano in secondo piano.

Nel 2004, nel panel di discussione dell’OMC si è deliberato contro il Messico, nell'ambito di un caso presentato all’OMC dagli Usa. Gli Stati Uniti hanno denunciato alcune norme anti-competitive del Messico, evidenziando una presunta violazione della Carta di riferimento per le telecomunicazioni (Telecoms Reference Paper), lo schema normativo frutto dei negoziati settoriali per le telecomunicazioni.

Il panel ha deliberato che il Messico non aveva garantito ai fornitori di telecomunicazione americani un accesso e un utilizzo equo delle reti e dei servizi pubblici di telecomunicazione; di fatto, la compagnia messicana Telmex aveva applicato al fornitore Usa tariffe di interconnessione più elevate.

Il Messico ha cercato di difendere la propria posizione, motivata da norme tracciate appositamente per includere i costi di estensione delle infrastrutture, esigenza di molti paesi in via di sviluppo.

Tuttavia, il panel ha accettato le argomentazioni degli Usa, stabilendo che le tariffe applicate dovrebbero basarsi esclusivamente sui servizi specifici richiesti dalla compagnia estera, senza prevedere alcun contributo alla realizzazione delle infrastrutture di telecomunicazione del Messico, paese che aveva aderito al Reference Paper.

Anche se gli stati membri possono scegliere di non ratificare un certo modello normativo, una volta adottato questo modello da una “massa critica” di paesi, si entra in uno schema multilaterale e si crea de facto un obbligo implicito per tutti.

In teoria, i paesi non-firmatari possono ignorare questo standard di riferimento, ma in pratica, la norma è delimitata dalla legge internazionale, e diventa un criterio minimo di valutazione dei paesi utilizzato dagli investitori stranieri e dai partner commerciali, trasformandosi in garanzia minima per proteggere i loro interessi.

*Aileen Kwa è analista indipendente in tema di politiche commerciali. Ha lavorato per Focus on the Global South, organizzazione non governativa che si occupa di ricerca e attivismo politico per realizzare analisi critiche sulla globalizzazione e il neo-liberismo.