GAZA, 15 aprile 2008 (IPS) – “Perdo molto sangue, ho bisogno di un’ambulanza”. Non è una telefonata ai servizi di emergenza, ma un appello dal vivo trasmesso dalla radio di Gaza City.

Khaled al-Sharqawi risponde alle telefonate che arrivano in radio
Mohammed Omer
Nessuno sa se ci sia un’ambulanza disponibile, ma almeno i mezzi possono ascoltare l’appello trasmesso dalla radio FM Al-Iman, una delle poche stazioni indipendenti a Gaza. E se i servizi di emergenza non possono essere d’aiuto, forse qualcuno che sta ascoltando l’appello può arrivare.
L’operatore comunica di non poter inviare l’ambulanza sul posto. Riferisce che un bulldozer israeliano ha bloccato la strada e un carro armato israeliano da una collina ha aperto il fuoco sull’ambulanza. Nessuno sa se qualcuno è accorso in aiuto di quell’uomo, ma almeno il suo SOS è stato ascoltato.
Gli appelli sono nuovamente in onda dopo gli attacchi di venerdì al campo profughi di Bureij, dove nel weekend le vittime sono salite a 16. Tra i nove morti, uccisi venerdì, sei bambini. Di nuovo, il personale dell’ambulanza conferma di non aver potuto raggiungere molti dei feriti, ma gli appelli erano stati lanciati via radio perché chiunque potesse ascoltarli.
Un uomo ha chiamato da est del campo profughi di Jabaliya chiedendo un’ambulanza per la moglie che stava per partorire. Alla radio gli è stata chiesta la sua posizione, e quella dei carri israeliani. “Non posso guardare dalla finestra”, ha risposto. “Se lo faccio mi sparano”.
Una donna ha chiamato per chiedere un’ambulanza che portasse via i resti di un uomo trovati di fronte alla sua porta. L’IPS più tardi ha confermato che si trattava del corpo di Abdelrazek Nofal, 19 anni, dilaniato dall’artiglieria israeliana.
Atre chiamate sono arrivate da Bureij, chiedendo un’ambulanza, oppure cibo e acqua. “Mia madre ha bisogno di arrivare con urgenza in ospedale”, è uno dei tanti appelli trasmessi dalla stazione radio. Un’altra missione difficile, con le truppe israeliane che pattugliano l’area.
Gli appelli via radio vengono ascoltati tutti i giorni. Nessuno sa cosa succede dopo, nei singoli casi, ma gli annunci in diretta via radio possono rappresentare un’ancora di salvezza – o almeno, una piccola speranza. Quando i servizi di emergenza e le agenzie di aiuto non sono in ascolto, la radio può anche contattarli.
”Mi vengono le lacrime agli occhi”, ha detto il presentatore radio Khaled al-Sharqawi. “Qualche volta riesco a sentire gli spari, le donne e i bambini che gridano e chiedono un’ambulanza, ma le ambulanze non possono raggiungerli”.
I servizi di emergenza tengono la radio accesa, anche solo per andare a portare via un corpo quando la situazione è sicura. In una recente missione, ha raccontato Ahmed Abu Sall, che lavora come volontario medico, “siamo stati attaccati da un carro armato israeliano, e le ruote sono state colpite da due proiettili”.
Ma la missione ha avuto successo, come molte altre. Tuttavia, l’attesa può essere molto lunga. Spesso accade che la batteria dei cellulari finisca, perché la gente telefona in continuazione con appelli di aiuto.
La Compagnia telefonica palestinese ha dato alla stazione radio un numero verde. Questo facilita le chiamate, ma la stazione radio deve stare in guardia anche contro i millantatori. Dalla radio, si fa quel che si può per controllare le fonti e la credibilità prima di mandare in onda un appello.
Non tutte le telefonate sono per emergenze mediche. “In molti casi chiamiamo le organizzazioni per i diritti umani”, ha detto Sharqawi all’IPS. “Ma di solito ci dicono di non potere aiutare le persone sul campo”.
Molti di coloro che lavorano alla radio sono giovani volontari, e Al-Iman non è un caso unico; altre stazioni locali hanno iniziato a raccogliere e trasmettere dal vivo le richieste di aiuto.

