DIRITTI-EL SALVADOR: I bambini scomparsi ritrovano le loro famiglie

SAN SALVADOR, 9 aprile 2008 (IPS) – Alberto Henríquez aveva sei anni quando un soldato decise di “portarlo via” dal villaggio di El Mozote, nel nord-est de El Salvador, dove nel dicembre 1981 in un'azione repressiva furono massacrate più di mille fra donne, anziani e bambini.

Il militare Manuel Henríquez, tenne Alberto con sé durante l’operazione militare dopo la separazione del bambino dalla famiglia, fuggita dal villaggio per scampare alla morte.

“Prima mi portò alla postazione militare e poi a casa di sua madre” nel dipartimento di Chalatenango, nel nord-est del paese, ha raccontato all’IPS Henríquez, che ha preso il cognome dal soldato; Manuel lo ha poi cresciuto, con l’aiuto della madre.

Nei 19 anni successivi non si è saputo più nulla della sorte dei genitori, neanche se erano sopravvissuti all’eccidio.

Oggi, a 34 anni, Alberto è sposato e lavora come pescatore. Ci spiega che “mantiene buoni contatti” con la famiglia adottiva, ma che “ringrazia Dio” per avergli permesso di “ritrovare la sua vera famiglia”, a maggio del 2000.

Alberto è uno dei 787 casi registrati di minori desaparecidos durante il conflitto armato interno (1980-1992), molti dei quali finirono in orfanotrofio, o furono dati in adozione a famiglie statunitensi ed europee.

Dal 1994, la Asociación Pro-Búsqueda de Niñas y Niños Desaparecidos (Associazione per la ricerca dei bambini scomparsi) è riuscita a organizzare il ricongiungimento con le famiglie biologiche di 335 “bambini scomparsi”, oggi adulti, sia nell’interno del paese centroamericano che in diverse città di Stati Uniti e Europa. Tutti gli altri non sono ancora stati ritrovati.

A marzo 2005, la Corte interamericana dei diritti umani ha condannato per la prima volta nella storia lo Stato de El Salvador per la sparizione delle due sorelle Ernestina e Erlinda Serrano, scomparse durante un’operazione militare a Chalatenango nel giugno 1982, quando avevano rispettivamente sette e tre anni.

La sentenza del tribunale che opera nell’ambito dell’Organizzazione degli Stati americani (OSA) ha ordinato allo Stato de El Salvador di “indagare sui fatti, punire i responsabili ed effettuare le ricerche” delle sorelle Serrano.

La sentenza prevede, tra le altre misure, la creazione di una Commissione nazionale di ricerca delle persone scomparse in età infantile; l’istituzione di una giornata dedicata ai bambini scomparsi; cure mediche e psicologiche per le famiglie delle vittime, e il risarcimento materiale e non materiale a queste famiglie.

Nel gennaio 2007, il Congresso de El Salvador ha approvato la celebrazione della “Giornata nazionale dell’infanzia desaparecida”, fissata per il 29 marzo.

Alberto Henríquez era tra i testimoni presenti alla recente manifestazione del 29 marzo, organizzata quest’anno in un parco nel centro della capitale San Salvador.

Durante il festival, alcuni portavoce hanno raccontato la loro esperienza durante la guerra, chiedendo che i responsabili dei massacri e delle sparizioni venissero assicurati alla giustizia. E mentre qualcuno celebrava il ricongiungimento con la propria famiglia, altri manifestavano la speranza di poter ritrovare un giorno o l’altro le loro famiglie da tempo perdute.

La guerra civile, conclusasi con gli accordi di pace del 1992 tra l’allora presidente Alfredo Cristiani (1989-1994) e la guerriglia, oggi divenuta un partito politico riconosciuto legalmente del Frente Farabundo Martí para la Liberación Nacional (FMLN), ha lasciato circa 75mila morti, 8mila desaparecidos e circa 50mila disabili.

Mario Sánchez, coordinatore di Pro-Búsqueda, ha lamentato che lo Stato ancora non ha ancora “indagato né vuole fare chiarezza sulla sorte dei bambini scomparsi, e non ha nemmeno individuato i responsabili, alimentando l’impunità”.

Sánchez ha lamentato la scarsa volontà del governo nel dare un reale contenuto alla Giornata dei bambini desaparecidos, ignorando così la sentenza della Corte interamericana dei diritti umani.

”Lo Stato rimane in silenzio e siamo sempre noi vittime a dover ricordare il tema”, ha detto Sánchez all’IPS, spiegando che il gruppo è dovuto ricorrere alle istituzioni internazionali dopo tanti anni passati senza ricevere nessuna risposta alle domande presentate davanti alla giustizia locale.

Si potrebbero “organizzare delle commemorazioni pubbliche, delle giornate commemorative nelle scuole; o pubblicare annunci a pagamento, osservare un minuto di silenzio in tutto il paese in memoria delle vittime”. Tutte azioni di sensibilizzazione sul tema, per far conoscere i fatti, perché non tornino a ripetersi, ha chiesto l’attivista.

Pro-Búsqueda ha presentato ricorso alla fine di marzo contro gli avvocati dell’accusa Yessenia Salguero, José Salazar e José Zavala, dell’Ufficio del procuratore generale della provincia di Chalatenango, per “gravi errori e inosservanze nell’adempimento del loro mandato” nel caso delle sorelle Serrano.

In tre diverse occasioni, l’ultima nel maggio 2007, il tribunale di Chalatenango ha ordinato all’Ufficio del procuratore generale di sollecitare il ministro della Difesa e il presidente Antonio Saca, comandante in capo delle Forze armate (FAES), perché rivelassero i nomi degli ufficiali responsabili della “Operación Limpieza” (“operazione pulizia”), la campagna di controrivolta in cui scomparvero Ernestina e Elinda.

Ad oggi, le FAES hanno rivelato solo il nome di due ufficiali, rifiutandosi di indicare i capi dell’operazione.

Leonor Arteaga, avvocato di Pro-Búsqueda, ha chiesto che venga eseguito l’ordine del tribunale, per identificare i responsabili e poter rintracciare le sorelle Serrano.

”Il procuratore generale (Garrid Safie) è stato negligente, non ordinando di consegnare la lista dei funzionari che hanno preso parte all’azione militare”, ha detto Arteaga.

La Corte interamericana, sostiene Sánchez, ha emesso due risoluzioni, nel 2006 e nel 2007, in cui si richiede allo Stato de El Salvador di adempiere a tutti gli effetti alla sentenza sul caso Serrano.

Alla fine di marzo, Amnesty International (AI) ha emesso un comunicato in cui chiede allo Stato de El Salvador di eseguire l’ordinanza del tribunale, e denuncia che i “punti fondamentali” della risoluzione restano disattesi.

”Il presidente (Saca) e il procuratore generale devono adottare le misure di cui possono disporre per favorire le indagini”, indica il documento.

Nel frattempo, la Commissione interamericana dei diritti umani, un’altra istituzione dell’Organizzazioni degli Stati americani, ha riconosciuto, su richiesta di Pro-Búsqueda, due nuovi casi di scomparsa forzata: quello dei minori Emelinda Hernández e Santos Salinas, entrambi scomparsi nel 1981.

Alberto, da parte sua, continuerà a portare la “propria testimonianza” che “esistono effettivamente bambini scomparsi”, nonostante gli intenti del governo di negare o di ignorare il fatto.