CAMBIAMENTO CLIMATICO: Il raggio d’azione si dissolve, come i ghiacciai

BROOKLIN, Canada, 19 marzo 2008 (IPS) – I ghiacciai, roccaforti d’acqua dolce del pianeta, continuano a sciogliersi a velocità record, secondo un nuovo rapporto dell’Onu.

Il tasso medio di assottigliamento e di scioglimento dei ghiacciai è raddoppiato tra il 2004 e il 2006, riferisce il World Glacier Monitoring Service (WGMS), un centro presso l’Università di Zurigo, Svizzera.

“Gli ultimi dati sembrano confermare ciò che si presenta come un trend di accelerazione, apparentemente inarrestabile”, secondo Wilfried Haeberli, direttore del WGMS.

L’accelerazione nello scioglimento dei ghiacciai è un chiaro indicatore del fatto che il cambiamento climatico ha ormai preso piede, e che milioni o addirittura miliardi di persone ne rimarranno colpite, avverte Achim Steiner, direttore esecutivo del Programma Onu per l’ambiente (Unep).

I ghiacciai alimentano i fiumi, da cui i popoli della terra dipendono completamente – 360 milioni dal Gange in India e 388 milioni solo dal fiume Yangtze in Cina. L'acqua in quantità inferiore e l’irregolarità delle correnti, ostacoleranno la semina dei raccolti in queste regioni e in altre parti del mondo. Il rapido scioglimento dei ghiacciai produce inoltre alluvioni e fa alzare il livello dei mari. In media, c’è un metro d’acqua dolce in ogni 1,1 metri di ghiaccio di ghiacciaio.

Il WGMS ha ricostruito il movimento dei ghiacciai per oltre un secolo. Una serie di dati continui sull’equilibrio di massa annuale, espresso come variazione di spessore, è disponibile su 30 ghiacciai di riferimento dal 1980. La perdita di ghiaccio nel 2006 è stata particolarmente alta, quasi il triplo che nel 2005. Nel complesso, dal 1980, i ghiacciai hanno visto in media una perdita netta di 11,5 metri di spessore del ghiaccio. Tali perdite sono chiaramente visibili in diverse parti del mondo.

Alcuni dei fenomeni più drammatici di ritiro dei ghiacciai si sono verificati in Europa, con l’assottigliamento del ghiacciaio Breidalblikkbrea in Norvegia di circa 3,1 metri solo nel 2006. Studi recenti indicano che il volume della maggior parte dei ghiacciai sudamericani dalla Colombia al Cile e all’Argentina si sta riducendo drasticamente, a un ritmo accelerato.

Anche quasi tutti i ghiacciai negli Usa si stanno sciogliendo, segnala William Bidlake, esperto di ghiacciai presso l’U.S. Geological Survey, stato di Washington.

”C’è stato un declino complessivo dagli anni ‘50”, ha detto Bidlake all’IPS.

Con l’aumento delle temperature, i ghiacciai si ritirano verso le montagne, verso altitudini maggiori e più fredde. “Abbiamo trovato nuove porzioni di terreni che non vedevano la luce del giorno da migliaia di anni”, ha detto.

Il manto nevoso montano è più importante per le correnti d’acqua negli Usa ma, nei periodi di siccità, sono i ghiacciai a mantenere l’acqua di molti fiumi nei mesi estivi caldi. Sciogliendosi, i ghiacciai hanno meno acqua per rifornire i fiumi.

L’inverno freddo di quest’anno in molte parti dell’emisfero Nord non aiuterà a fermare la tendenza alla dissoluzione, sostiene Richard Alley, glaciologo presso la Penn State University, Usa.

“I ghiacciai non si sciolgono in inverno”, ha detto Alley in un’intervista.

Il clima più freddo e più nevoso del solito ha portato qualcuno a suggerire che la velocità del cambiamento climatico starebbe rallentando. Ma anche se alcuni mesi sono più freddi, o se nell’insieme questo è stato un anno più freddo rispetto allo scorso anno, il trend degli ultimi 30 anni dimostra in modo evidente che le temperature si stanno alzando, secondo l’esperto.

I ghiacciai continueranno a sciogliersi. Le continue perdite del massiccio strato di ghiaccio della Groenlandia potrebbero far alzare i livelli dei mari di sette metri, segnala Alley.

Chiunque, fermandosi ad osservare, potrebbe constatare con i propri occhi lo scioglimento dei ghiacciai, ha affermato Steiner.

Ma un incontro importante tra i 20 paesi principali responsabili delle emissioni di gas serra in Giappone si è concluso domenica scorsa con un nulla di fatto. Ancora una volta, le nazioni in via di sviluppo non sono riuscite ad accordarsi con i paesi in via di sviluppo su come frenare le emissioni. Questi “paesi del G20”, che comprendono i principali paesi industrializzati più i maggiori paesi in via di sviluppo come Cina, India, Brasile e Indonesia, sono responsabili di circa l’80 per cento del totale delle emissioni di gas serra.

Mancano solo 18 mesi al meeting della Convenzione Onu sul clima di Copenhagen 2009, dove i governi dovranno concordare un nuovo trattato risolutivo sulla riduzione delle emissioni. Per la maggior parte degli scienziati nel mondo, questo accordo dovrà portare ad una riduzione delle emissioni tra il 25 e il 40 per cento entro il 2020, per poter sperare di evitare un cambiamento climatico catastrofico.

Senza questo accordo internazionale nel 2009, “così come i ghiacciai, anche il nostro margine di manovra e la possibilità di agire rischiano di dissolversi definitivamente”, ha osservato Steiner.