MEDIORIENTE: Storia di Tamer e di altri bambini uccisi da Israele

GAZA, 4 marzo 2008 (IPS) – Tamer aveva nove anni, e non era un bambino soldato. Non viveva nell’area dove vengono costruiti e lanciati razzi artigianali verso il territorio israeliano. Il giorno in cui è stato ucciso, era a circa due chilometri dal punto di accesso a Gaza delle truppe israeliane, proprio dove Israele ha incontrato il fuoco della resistenza palestinese.

Il funerale di Tamer, 9 anni Mohammed Omer/IPS

Il funerale di Tamer, 9 anni
Mohammed Omer/IPS

La sua grande sfortuna è stata che la famiglia abitasse vicino Deir al-Balah, al centro della Striscia di Gaza, nei pressi dell’area designata da Israele come base Kussfim.

”Eravamo tutti in casa quando hanno cominciato a sparare”, ha detto all’IPS Etaf, la zia di Tamer. “È successo subito dopo che la resistenza palestinese ha iniziato a far fuoco sulle truppe israeliane”, ha raccontato la donna, indicando la scena degli scontri a un paio di chilometri di distanza. Gli israeliani sono avanzati in questa direzione, e non era certo la prima volta. Quando la bombola del gas è stata colpita, tutti i membri della famiglia hanno deciso di uscire strisciando nella pioggia, ha raccontato Etaf. “Ma i soldati israeliani continuavano a fare fuoco su di noi da un carro armato e da una jeep militare Hummer”. Dopo un po’, vedendo che la bombola del gas non era esplosa, Etaf ha deciso di rientrare a casa. Tamer era dietro di lei, ma non ce l’ha fatta. “Ho visto quando hanno colpito Tamer alla testa con un proiettile”.

”Da grande voleva fare il medico”, racconta sua madre Sabah Abu Shaar.

Come Tamer, altri bambini muoiono, e con i bambini muoiono i sogni delle loro madri. Mohammed al-Bourai, di appena sei mesi, è stato ucciso la settimana scorsa poco dopo essere stato allattato, quando un missile israeliano si è abbattuto sulla sua casa. La sua casa è vicina agli uffici del ministero degli interni di Gaza, e all’abitazione del Primo ministro de facto di Gaza, Ismail Hanyieh.

Lo stesso giorno, altri tre bambini palestinesi sono rimasti uccisi durante un bombardamento aereo. Il giorno dopo, quattro bambini palestinesi sono morti vicino al campo profughi Jabaliya mentre giocavano a calcio. Due dei ragazzi, tutti tra i 7 e i 14 anni, erano della stessa famiglia. Il corpo di un bambino è stato trovato nella parte orientale di Gaza, anche lui vittima dell’artiglieria israeliana.

Secondo un rapporto su Gaza dell’Ufficio Onu per il coordinamento degli affari umanitari, a gennaio di quest’anno sono stati uccisi 80 palestinesi, e 82 sono rimasti feriti. Tra i morti di gennaio, si contano quattro bambini e cinque donne. Da parte israeliana, nello stesso mese sono nove i feriti da razzi artigianali.

In soli tre giorni della settimana scorsa, i bombardamenti aerei di Israele hanno ucciso almeno 35 palestinesi, tra cui nove bambini. Molti sono i feriti, alcuni in condizioni critiche.

Dopo le preghiere del venerdì, decine di migliaia di abitanti di Gaza sono scesi per strada a protestare contro le incursioni aeree di Israele, cessate lunedì. Matan Vilnai, vice ministro della difesa, ha dichiarato che Gaza vivrà un “olocausto” se non si deciderà a fermare i razzi artigianali. Da maggio 2007, questi razzi hanno ucciso un israeliano.

I medici del pronto soccorso sono terrorizzati. Il responsabile dell’ufficio ambulanze dell’ospedale di Shifa dice di avere solo 20 litri di carburante per i suoi veicoli. Una volta terminate le scorte, non potrà garantire assistenza alle vittime di futuri attacchi israeliani.

Gli attacchi israeliani sono talmente ricorrenti, che molti abitanti di Deir al-Balah riferiscono di non riuscire a dormire. “Qui non ci sentiamo al sicuro”, racconta Tashaeel, una delle sorelle maggiori di Tamer. “Se anche noi fossimo usciti come ha fatto Tamer, sarebbe stata una carneficina”. La famiglia ha cercato invano di ottenere l’aiuto dell’Onu per spostarsi in un’altra area. “I proiettili ci inseguono giorno e notte”, racconta Sabah, madre di Tamer. “Non possiamo uscire, e non abbiamo un posto dove andare, e nemmeno soldi per trasferirci in un luogo più sicuro, dove avrei potuto salvare le vite dei miei figli”.

”La settimana scorsa i soldati israeliani hanno attaccato la casa, ordinando alle mie sette figlie, due figli e a me di uscire nelle pioggia, terrorizzandoci con i loro cani”, ha raccontato Sabah. “Hanno saccheggiato la casa per diverse ore, lasciandola nel caos più totale prima di permetterci di rientrare”. Queste incursioni sono comuni, ha riferito la donna.

Tamer è stato ucciso durante l’attacco successivo. La famiglia disperata ora è senza acqua dopo che i proiettili hanno perforato la cisterna. Le mura sono segnate dai fori dei proiettili, e la famiglia vive nel terrore che arrivino i bulldozer israeliani ad abbatterle.

I palestinesi di Gaza si aspettano altri attacchi israeliani, e il segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon ha espresso enorme preoccupazione. “Questi eventi sottolineano la necessità urgente di contenere la violenza, e non bisognerebbe permettere che il processo politico venga così crudelmente deviato”, ha detto. Ma queste dichiarazioni significano poco nei fatti, e la popolazione di Gaza non ha ancora visto un intervento internazionale per arrestare la ferocia di Israele.

”Oggi Gaza si trova nel mezzo di una vera guerra, una guerra folle”, ha detto Haniyeh durante le preghiere di venerdì scorso vicino al campo profughi di Shati, criticando anche gli Usa per aver assecondato le dichiarazioni israeliane che proclamano la “legittima autodifesa”. Malgrado i tentativi di Israele di isolare Haniyeh, la sua popolarità sembra aumentare sempre più.