CITTA DEL GUATEMALA, 6 dicembre 2007 (IPS) – “Pescatori, produttori e contadini del Guatemala non sono persone da assistere, ma soggetti politici attivi”, ha dichiarato la viceministra degli Esteri Patrizia Sentinelli mercoledì a Città del Guatemala.
La cooperazione “deve dare voce e potere alle popolazioni povere” che intende aiutare, ha aggiunto.
La conferenza “La Cooperazione italiana in Centroamerica e nei Paesi andini”, organizzata dalla Direzione Generale per la cooperazione del ministero degli esteri italiano e dal Banco Centroamericano de Integración Económica (BCIE), ha riunito per due giorni (4-5 dic.) rappresentanti del governo nazionale, autorità locali e delegati di organizzazioni non governative (Ong) guatemalteche e italiane. In agenda, i temi dello sviluppo locale, dell'economia solidale e della microfinanza.
”Ci siamo impegnati a stanziare più fondi per la cooperazione nella regione, ma anche a migliorare le strategie di intervento con programmi coerenti”, ha assicurato Sentinelli mercoledì. La viceministra ha poi precisato in conferenza stampa che il prossimo anno Honduras, Nicaragua, El Salvador e Guatemala riceveranno dal suo paese 4,5 milioni di euro per diversi progetti di sviluppo.
L’Ufficio regionale (UTL) della Cooperazione italiana per America centrale e Caraibi ha sede in Guatemala, da dove promuove progetti di sviluppo territoriale, economico e locale, sicurezza alimentare, difesa dei diritti dell’infanzia, delle donne e dei popoli indigeni, e di sostegno a piccole e medie imprese.
“I popoli indigeni non sono poveri. Abbiamo una grande ricchezza culturale. La via migliore per la cooperazione è accompagnare il lavoro che già stiamo facendo”, ha affermato Toala.
Il dirigente ha sottolineato la necessità di un maggiore scambio tra gli organismi di cooperazione e i popoli indigeni vulnerabili. A suo parere, le lingue e le diverse visioni del mondo rappresentano, talvolta, degli ostacoli per la continuità dei progetti.
”È necessario produrre servizi di base, integrando l’interculturalità e la visione cosmogonica attraverso un’economia solidale che migliori le condizioni di vita”, ha detto Julio César Argueta, della Universidad San Carlos del Guatemala, nell’esporre le sue conclusioni mercoledì in una tavola rotonda della conferenza sull’economia solidale.
Argueta auspica “un nuovo approccio della cooperazione internazionale che riscatti le municipalità come spazi di sviluppo, rafforzando politiche pubbliche locali in grado di generare una sinergia tra attori pubblici e privati”.
Secondo Sentinelli “le comunità impoverite sono capaci di attivare dei processi proteggendo l’ambiente e il bene comune”. Sviluppo locale e economia solidale, ha detto, “non sono modelli di intervento, ma strumenti per rinnovare le forme di cooperazione”.
Le attività della cooperazione italiana hanno preso il via in Guatemala nella seconda metà degli anni ’80, con programmi integrati di sviluppo locale e rafforzamento delle strutture locali.
Inoltre, sin dagli accordi che nel 1996 misero fine a una guerra civile durata 36 anni, l'Italia sostiene l’istituzionalizzazione della pace in questo paese centroamericano.
Sentinelli, che martedì scorso ha incontrato il presidente eletto del Guatemala Álvaro Colom (in carica il 14 gennaio), ha riferito in conferenza stampa che i progetti della cooperazione italiana in questo paese si concentrano principalmente sull’appoggio alle donne, ai bambini e alle piccole e medie imprese.
Secondo i dati dell’Istituto nazionale di statistica relativi al 2006, il 51 per cento dei 13 milioni di abitanti del Guatemala vivono nella povertà, e il 15,2 per cento in condizioni di povertà estrema (con reddito inferiore a un dollaro al giorno).
Gli indigeni rappresentano il 41 per cento della popolazione, e si concentrano nelle aree rurali, dove più dell’80 per cento degli abitanti vive nella povertà.
Harry Brautigam, presidente del BCIE, ha spiegato che nel 2007 più di 3 miliardi dollari sono stati convogliati verso programmi di sviluppo nella regione, con particolare attenzione a quelli destinati alle micro, piccole, e medie imprese.
Il presidente dell’Istituto per la Cooperazione economica internazionale (ICEI) con sede a Milano, Alfredo Somoza, ha detto all’IPS che tra le aree di intervento in America Centrale figura anche la prevenzione dei disastri naturali e delle conseguenze del cambiamento climatico.
A tal proposito, Somoza ha menzionato la costruzione di reti di protezione civile e la protezione del territorio.
”È fondamentale associare lo sviluppo economico all’uso sostenibile delle risorse naturali e la prevenzione dei rischi”, ha sottolineato Susana Palma, direttrice delle Politiche territoriali del Segretariato generale di pianificazione del Guatemala, nel presentare le conclusioni di una tavola rotonda sullo sviluppo locale. Palma ha avvertito che la cooperazione internazionale “non ha ancora realizzato cambiamenti significativi in alcuni settori”, e ha sottolineato la necessità di una valutazione delle sue performance nella regione almeno negli ultimi 15 anni.
Nel 2007, l’Italia ha dedicato lo 0,25 per cento del suo prodotto interno lordo (PIL) all'aiuto pubblico allo sviluppo (APS), e questa percentuale raggiungerà lo 0,32 per cento l’anno prossimo, ha osservato Somoza. Quanto alla microfinanza, Sergio Avilés del BCIE ha ricordato che si tratta di “uno strumento per ridurre la povertà nel mondo, e un alleato importante delle agenzie e organismi di aiuti allo sviluppo”.
Riguardo agli investimenti e al risparmio delle rimesse dei migranti, Avilés ha raccomandato di considerare come nuovi attori non i riceventi ma i fornitori dei fondi dall’Italia, e di promuovere lì progetti di sviluppo.
Nel corso della conferenza, tenutasi in un hotel della capitale, la viceministra Sentinelli ha incoraggiato in particolare i progetti di cooperazione basati sull’economia solidale e lo sviluppo locale, proprio perché promuoverebbero la partecipazione attiva di tutti gli attori sociali.
Secondo la viceministra, è possibile creare ricchezza in un modo diverso rispetto al modello ispirato alla “ossessione della crescita”, e questa alternativa “si costruisce associando l’approccio territoriale alla partecipazione”. ”Spero che la cooperazione serva a diffondere esperienze che dimostrino che è possibile una forma di economia che crea ricchezza e mira alla coesione sociale e al dialogo tra i governi locali e le associazioni”, ha detto.
In risposta al dirigente indigeno ecuadoriano Toala che segnalava una scarsa partecipazione indigena alla conferenza, la viceministra ha chiamato i partecipanti della conferenza a “incontrarci di nuovo in una comunità indigena, poiché ciò potrebbe rappresentare un passo avanti che favorisca il dialogo e il confronto”.

