PARAGUAY: Lo Stato accusato di violare i diritti dei poveri rurali

ASUNCIÓN, 15 novembre 2007 (IPS) – Alcune organizzazioni della società civile del Paraguay sperano di convincere un comitato di esperti dell’Onu a inviare un gruppo di osservatori internazionali per indagare sulle presunte violazioni dei diritti fondamentali delle comunità contadine e indigene.

Il Comitato Onu per i diritti economici, sociali e culturali (Cescr), che ha aperto la sua sessione annuale all’inizio di questo mese, ha esaminato per due giorni (13-14 nov.) le accuse lanciate contro il governo del Paraguay dal Presidente Nicanor Duarte Frutos, sulla presunta violazione degli articoli relativi all’accesso a terra, casa, lavoro, alimentazione e acqua delle comunità rurali.

Le segnalazioni sono incluse nel rapporto presentato da una ventina di organizzazioni della società civile, che verrà valutato dai membri del Comitato, con sede a Ginevra, insieme al rapporto ufficiale di Asunción. ”Diremo che il governo ha fatto dei passi indietro nell’adempimento dei diritti economici e sociali per cui si era impegnato firmando il patto delle Nazioni Unite che li garantisce”, ha detto Idalina Gómez Hansen, del Comitato di Iglesias, anticipando il proprio intervento in una conversazione telefonica con l’IPS da Ginevra.

La mancanza di una riforma agraria, l’espulsione di contadini e la povertà strutturale dei lavoratori del settore sono temi centrali dell’intervento delle organizzazioni non governative (Ong). Tutti problemi storici, ai quali si è aggiunto negli ultimi anni “l’uso indiscriminato di composti agrochimici e di sementi geneticamente modificate”, segnalano.

Lo stato del Paraguay è in difetto con il Comitato, per il ritardo nella consegna dei rapporti periodici relativi all’adempimento del Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali, previsto ogni cinque anni.

Il Cescr, costituito nel 1985 dal Consiglio economico e sociale dell’Onu (Ecosoc) e composto da 18 esperti indipendenti, è l’organismo incaricato di sovrintendere all’applicazione del Patto dagli Stati Parte, e funziona nell’ambito dell’Ufficio dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani.

Il governo del Paraguay aveva presentato il suo ultimo rapporto nell’agosto 2006, e il precedente nel 1996, quattro anni dopo la firma del patto, nel 1992.

Vista la situazione, le organizzazioni hanno elaborato il cosiddetto “rapporto alternativo”, consegnato al Comitato all’inizio di questo mese in udienza pubblica convocata su richiesta dello stesso Cescr a Ginevra. Il rapporto della società civile è centrato su quattro principi ratificati dal Patto, che sono: diritto al cibo, alla casa, all’accesso all’acqua e alla terra.

Le cause principali delle violazioni denunciate nel documento sono il sempre più intenso processo di concentrazione delle terre e il loro sfruttamento estensivo e intensivo, destinato alla produzione di monocolture come soia, frumento e girasole.

Questo ha comportato l’impossibilità di sostenere e ampliare le forme tradizionali dell’economia contadina e, perciò, ha provocato l’espulsione delle famiglie rurali verso i centri urbani, per la mancanza di terre e occupazione, si aggiunge nel testo.

Marcial Gómez e Mirna Mochet, della Federación Nacional Campesina, hanno detto di augurarsi che questo rapporto alternativo “servirà da elemento di pressione per questo governo, che non ha registrato progressi”.

Gli attivisti hanno osservato che non solo mancano le terre, ma anche programmi di recupero dell’agricoltura familiare contadina, dato che l’80 per cento dei piccoli produttori con terre ricava un reddito annuale di appena 500 dollari al massimo, ma il 42 per cento di questa percentuale in realtà arriva solo ai 200 dollari.

Marielle Palau, dell’Ong Base-IS, ha segnalato che i principali problemi in Paraguay sono la mancanza di accesso alla terra e l’inefficace intervento statale per garantire l’esercizio di questo diritto.

”Il governo ha favorito le grandi capitali, prima che le popolazioni rurali e indigene, che hanno perso le loro terre. La discriminazione contro queste comunità è ricorrente nelle azioni dello Stato, soprattutto nelle politiche per la casa e l’occupazione”, ha detto nel suo intervento.

Da parte sua, Julie Bergamin, dell’organizzazione per i diritti umani Fian International, ha chiesto al Comitato di prestare particolare attenzione alla situazione della riforma agraria in Paraguay.

“Lo Stato non ha rispettato né tutelato la popolazione rurale. Ci sono stati numerosi sfollamenti violenti, distruzione di case e di coltivazioni da parte delle forze dell’ordine, così come omicidi rimasti impuniti e arresti di massa”, ha avvertito.

Juan Báez, della Pastorale Sociale cattolica di Coronel Oviedo, ha denunciato che l’uso indiscriminato di prodotti tossici in agricoltura colpisce la salute dei contadini, provocando morti, aborti spontanei e malformazioni nei feti.

”Il problema più pressante è il rapido inquinamento delle fonti d’acqua prodotto dalla crescita smisurata dell’agricoltura meccanizzata, che si basa sull’uso intensivo di agrotossici”, ha segnalato.

Un capitolo a parte nella presentazione era dedicato alla situazione degli 87.000 indigeni di 20 diversi gruppi etnici, che sopravvivono in questo paese nonostante i problemi di terra, povertà e discriminazione sul lavoro cui sono soggetti.

È nota la situazione critica, di emergenza permanente, che la maggior parte degli indigeni subisce per la mancanza di una alimentazione sufficiente, si legge nel rapporto.

”Le famiglie che non hanno terre proprie emigrano verso le città dove sono costrette ad ‘arrangiarsi’, raccogliendo rifiuti o facendo l’elemosina nelle strade principali dei centri urbani più importanti, come la capitale” del paese, denunciano le organizzazioni sociali.

Il ministro degli Esteri del Paraguay ha inviato una delegazione ufficiale a Ginevra per rispondere a ciascuna di queste denunce, così come alle domande degli esperti del Cescr.

Si spera che il Cescr si pronunci sul caso del Paraguay entro 20 giorni.

Tomás Palau, dell’organizzazione Base-IS, ha spiegato all’IPS ci sono due possibilità: la prima è che il Comitato richiami l’attenzione del governo riguardo alle denunce, e faccia una serie di raccomandazioni per migliorare la situazione.

La seconda è che richieda una visita ufficiale di osservatori internazionali nel paese.

Sin dalla sua creazione, il Comitato ha chiesto solo in due occasioni di visitare i territori degli Stati Parte, Repubblica Dominicana e Panama, ma solo quest’ultimo ha risposto affermativamente, e gli osservatori hanno visitato il paese nell’aprile 1995.