ELEZIONI-ARGENTINA: Ora tocca a Cristina

BUENOS AIRES, 31 ottobre 2007 (IPS) – Per amici e conoscenti era già praticamente impossibile parlare del presidente argentino Néstor Kirchner senza menzionare anche la moglie, Cristina Fernández, che domenica è stata eletta come suo successore. Di personalità opposte, sono come due rami di uno stesso albero: il loro progetto politico comune.


La prima donna a conquistare la presidenza dell’Argentina grazie al voto popolare, domenica ha ottenuto quasi il 45 per cento dei voti, oltre 20 punti percentuali in più dell’altra candidata, Elisa Carrió, arrivata al secondo posto.

Dopo aver scrutinato il 96 per cento dei seggi elettorali, la senatrice Fernández ottiene il 44,9 per cento dei voti, seguita da Carrió con il 23 per cento e dall’ex ministro dell’economia Roberto Lavagna, con il 16,9 per cento.

”La ammiro. Mi piace molto. Ha saputo costruire un suo spazio proprio, un’immagine importante, non indipendente dal marito ma coesistente con lui, senza scontri”.

Questo è ciò che dice Fernández riferendosi a Hillary Rodham Clinton, senatrice e avvocato come lei, moglie dell’ex presidente Usa Bill Clinton (1993-2001) e in corsa per diventare candidata presidenziale del partito democratico all’opposizione il prossimo anno.

In un mondo in cui le donne al governo scarseggiano, la società politica della coppia Kirchner-Fernández somiglia a quella Clinton-Rodham. I coniugi argentini si erano riuniti con l’ex presidente un mese fa, a New York. In quell’occasione, Bill aveva raccontato a Néstor che tutti gli chiedevano che cosa avrebbe fatto sua moglie se fosse stata eletta nel 2008.

“Ti propongo una risposta comune”, aveva scherzato. “Diciamo: farò qualunque cosa lei mi dirà di fare”. Kirchner rise, ma non rispose. “Perché non hai detto niente?”, gli chiese la moglie. E il presidente rispose: “Tu hai mai detto tutto ciò che io volevo dicessi?”.

”Cristina”, come ha scelto di chiamarsi durante la campagna, è nata in una famiglia della classe media nella città di La Plata, capitale della provincia di Buenos Aires, il 19 febbraio 1953, qualche mese dopo la morte di Eva Duarte, moglie dell’allora presidente Juan Domingo Perón (1946-1955 e 1973-1974); una first lady divenuta una forte leader e già una leggenda ancora prima della sua morte prematura per cancro.

Il padre era un autista di autobus e la madre casalinga. Lui era della Unión Cívica Radical (UCR), lei del Partido Justicialista (peronista), le due forze che hanno caratterizzato la scena politica argentina del ventesimo secolo.

”Io ho preso il meglio di ciascuno di loro”, dice Cristina, cresciuta come peronista dissidente e che ha finito per presentarsi alle presidenziali in coppia con un politico proveniente dai ranghi dell’UCR, Julio Cobos.

”Mia madre aveva le foto di Evita attaccate sull’armadio”, ricorda Fernández. Erano immagini belle, sembrava una “fata”. Lei, invece, dice di essersi identificata con l’altro profilo di Evita, quello della donna combattiva, austera, con i capelli raccolti a chignon, il braccio alzato e il pugno chiuso, rivendicata negli anni ’70 dai giovani rivoluzionari della sinistra peronista.

La presidente eletta è una buona oratrice. Il marito, che ha problemi di dizione, la ammira per questo. Ma qualcuno la accusa anche di essere fredda. A differenza di Kirchner, lei evita il contatto con la gente e non si commuove facilmente. Se piange, lo fa in privato.

Dopo aver cominciato gli studi in psicologia, si è iscritta alla facoltà di Diritto dell’università di La Plata. È lì che ha conosciuto Kirchner. Negli anni ’70, entrambi militavano nella Juventud Universitaria Peronista, ma lei entrò in disaccordo con i leader del movimento. Da allora, la sua reputazione è quella di una donna molto intelligente e attraente, molto preoccupata del suo aspetto fisico.

”L’idea che se sei attraente devi dimostrare di essere intelligente mi ha sempre dato fastidio”, aveva detto alla giornalista Olga Wornat nella biografia “Reina Cristina”. In questo senso è l’opposto di Kirchner, che ha fatto del suo aspetto trasandato un segno politico distintivo. Neanche da giovani si somigliavano. Lei era molto più brava negli studi.

Wornat, che la conosce da quando era giovane, la descrive come “indomabile, intelligente, polemica, trasgressiva e ambiziosa come nessun’altra donna dopo Evita”. Dice anche che è “ciclotimica (altri dicono bipolare), impetuosa, generosa, arrogante, vanitosa, una buona amica e fedele, molto fedele”, sottolinea.

Conobbe Kirchner all’età di 22 anni. Lui era ubriaco. Lei “lo fece studiare, ripulì la sua immagine, lo tenne lontano dai festini e dalle ‘schitarrate’” e cercò invano di avvicinarlo alla letteratura, ha raccontato un altro giornalista, Walter Curia, nel libro “L’ultimo peronista. Il volto nascosto di Kirchner”.

Si sposarono sei mesi dopo essersi conosciuti, alla vigilia del colpo di Stato del 1976. Dopo un breve periodo a La Plata, si trasferirono a Río Gallegos, capitale della provincia di Santa Cruz, dove ebbero due figli, studiarono insieme diritto, risparmiarono accumulando un piccolo capitale e cominciarono a costruire il loro progetto politico.

“Siamo una coppia molto simbiotica”, ha detto Fernández la settimana scorsa in una delle poche interviste concesse alla stampa argentina. Con il ritorno della democrazia nel 1983, ripresero la militanza politica. Nel 1985, lei divenne rappresentante per Santa Cruz della convenzione nazionale Justicialista, e nel 1989 fu eletta deputata provinciale.

Nel 1987, il marito fu eletto sindaco della capitale provinciale, e nel 1991 governatore di Santa Cruz, una carica che mantenne per tre mandati consecutivi.

Nel 1993, Fernández fu rieletta deputata provinciale. Un anno dopo, partecipò insieme al marito nell’Assemblea costituente che riformò la Costituzione, e da lì cominciò la sua ascesa sul piano nazionale. Nel 1995 fu senatrice nazionale, nel 1997 deputata e nel 2001 di nuovo senatrice per Santa Cruz. Nel 1997 fu allontanata dal blocco legislativo del Partido Justicialista per aver votato contro diversi progetti di legge del partito. Era l’inizio del declino del governo giustizialista di Carlos Menem (1989-1999), che da allora divenne avversario politico di Kirchner e Fernández.

Qualche mese dopo la nomina di Cristina a senatrice nel 2001, Kirchner le disse che avrebbe corso per la presidenza. Lei rispose: “Sei completamente matto”. Allora, Fernández era già una figura conosciuta e rispettata nello scenario politico nazionale, ma non il marito.

Grazie all’appoggio del leader peronista Eduardo Duhalde, Kirchner riuscì ad arrivare secondo al primo turno delle presidenziali del 2003, con poco più del 22 per cento dei voti; e ottenne la presidenza quando il suo rivale, un Menem indebolito e certo della sconfitta, rinunciò a correre per il secondo turno.

Fernández non ama essere etichettata come femminista, ma è una forte critica del machismo e del sessismo. Ha sempre evitato l’attività legislativa in commissioni su tematiche strettamente legate alle donne, è contraria alla legalizzazione dell’aborto, e sostiene che la donna sia più adatta dell’uomo per occuparsi della casa e crescere i figli.

Riconosce che la sua attività l’ha allontanata dai figli più di quanto avrebbe voluto. “Mi sento in colpa, come tutte le donne”, assicura. “Quando sono stata eletta senatrice nazionale, molti giornalisti mi chiedevano come avrei fatto con i figli, una domanda che non facevano ai politici uomini”, racconta.

Ma il marito la capisce e la incoraggia, come farebbe un collega. “Quest’anno Kirchner celebrerà 20 anni in diverse cariche esecutive, e io 20 anni in posizioni legislative. Facciamo parte di uno stesso progetto politico”, dichiara.

Ovviamente, hanno anche le loro discussioni. “Io litigo con impeto”, dice lei. Gli amici assicurano che lui non decide niente senza prima consultarla, anche se poi prende da solo le sue decisioni. Anche lei ha cercato di mostrarsi indipendente sin dal giorno in cui lui è stato eletto.

Quando Kirchner è stato nominato presidente, lei lo ha applaudito seduta dal suo scranno di senatrice. Da allora ha insistito per essere chiamata “prima cittadina” e non “first lady”. Ma anche utilizzato la sua posizione pubblica per la campagna elettorale. Come quasi nessun’altra moglie di un presidente, Cristina si è incontrata da pari a pari con i leader di tutti i paesi del mondo.

Alle elezioni legislative del 2005, è stata eletta al Senato come rappresentante della provincia di Buenos Aires, la più importante del paese, con quasi il 40 per cento dei voti.

Allora, il popolare Kirchner era a metà del suo mandato, e lei è apparsa inarrestabile. Il suo nome cominciò a circolare come possibile successore del marito, se lui non si fosse ripresentato per un secondo mandato. Infine, a luglio ha annunciato la sua candidatura per il partito Justicialista al governo, e nessuno è rimasto sorpreso. Era arrivato il suo turno.