BRUXELLES, 23 ottobre 2007 (IPS) – L’Unione europea ha respinto gli appelli degli Stati dell’Africa occidentale per rinviare la scadenza di fine anno per la firma definitiva degli accordi di libero scambio.
All’inizio di questo mese, i governi dell’Africa occidentale hanno chiesto all’Ue di non ostinarsi a voler concludere gli accordi di partnership economica (EPA) entro il 31 dicembre.
Secondo Ablasse Ouedrago, funzionario commerciale della Comunità economica degli Stati dell’Africa occidentale (ECOWAS), in questa fase la regione “non è pronta” a firmare un simile accordo di liberalizzazione degli scambi, poiché gli agricoltori impoveriti e le nascenti industrie rischiano gravi danni, se dovranno competere con un afflusso di merci a basso costo provenienti dall’Europa.
Come alternativa agli EPA, l’Africa occidentale ha chiesto che le attuali agevolazioni concesse dall’Ue alle importazioni delle loro merci vengano mantenute per altri due anni. Anche se queste agevolazioni hanno ottenuto una deroga grazie alle normative stabilite dall’Organizzazione mondiale del commercio (OMC), l’esenzione scadrà all’inizio del 2008.
La Commissione europea, esecutivo dell’Ue, non ha voluto accettare la richiesta dell’Africa occidentale di chiedere l’approvazione dell’OMC per un’estensione della proroga.
In una lettera esaminata dall’IPS, la Commissione sostiene che “mancano le basi legali” per poterlo fare, e che una simile mossa comprometterebbe la reputazione sia dell’Ue che dell’Africa occidentale.
“Ci troviamo nell’ultima fase di un percorso, e chiedere una proroga minerebbe la nostra credibilità internazionale”, recita la lettera, firmata da Peter Mandelson, commissario europeo per il commercio e Louis Michel, commissario per lo sviluppo e gli aiuti umanitari.
”Abbiamo avuto sette anni per concludere i negoziati EPA. La Commissione europea non può mantenere illegalmente un regime che insieme abbiamo promesso di portare a termine sette anni fa”, si legge ancora.
Le preferenze commerciali sono indicate in un accordo firmato nel 2000 a Cotonou, Benin, tra la Ue e almeno 80 paesi di Africa, Caraibi e Pacifico (ACP). Secondo Mandelson e Michel, qualsiasi intento di prolungare questo accordo verrebbe contestato dai paesi poveri esterni al blocco ACP.
I produttori di banane dell’America Latina, ad esempio, sono insoddisfatti dell’accesso preferenziale al mercato che l’Ue ha concesso alla frutta coltivata negli ACP. Le agevolazioni sulla produzione di banane “rischiano di essere dichiarate illegali” dall'OMC il prossimo anno, secondo i commissari.
La lettera, datata 11 ottobre, è stata inviata a 16 governi, tra cui quelli del Ghana, Nigeria, Burkina Faso, Costa d’Avorio, Mali e Benin.
Tuttavia, pur avendo respinto la richiesta dell’Africa occidentale, i commissari hanno detto di voler firmare un EPA meno ambizioso di quello voluto inizialmente.
La lettera dichiara che, “come minimo”, un accordo relativo allo scambio di merci dovrà essere concluso quest’anno. Questo sarà un “trampolino di lancio verso un pieno accordo EPA”, hanno aggiunto i commissari, “per cui i negoziati continueranno nel 2008”.
Fino a poco tempo fa, l’Ue sosteneva che gli EPA relativi a tutta una serie di questioni dovevano essere conclusi entro il 31 dicembre. Oltre allo scambio di merci, gli ambiti proposti dalla Commissione includevano liberalizzazione dei servizi, concorrenza, investimenti, appalti pubblici, e proprietà intellettuale.
Gli attivisti ritengono però che un accordo limitato allo scambio di merci possa ostacolare i progressi sociali ed economici negli ACP. ”Un accordo sulle merci potrebbe imporre una liberalizzazione indesiderata”, secondo Alexander Woollcombe, membro di un gruppo di pressione in ambito Ue per l’organizzazione non governativa (Ong) internazionale Oxfam.
”La scadenza non dovrebbe essere usata come una leva per spingere i paesi ACP a firmare qualcosa che non risponde ai loro interessi a lungo termine. La priorità dovrebbe essere data a fare le cose nel modo giusto, invece che a dover concludere un qualsiasi accordo entro la fine di quest’anno”, ha sostenuto.
Mariano Lossa, attivista dell’Ong internazionale ActionAid, ha definito l’accordo sull’accesso delle merci al mercato un “EPA-light”.
Secondo Lossa, i piccoli agricoltori potrebbero non riuscire a difendersi dalle importazioni dall’Europa, e perciò non essere in grado di sfamare le loro famiglie. Questo minerebbe le garanzie di diritto al cibo sancite nel 1948 dalla Dichiarazione universale dei diritti umani, ha commentato.
“Questo tipo di accordo non risolverebbe le preoccupazioni dei produttori nel mercato agricolo, principale fonte di sopravvivenza per la grande maggioranza degli agricoltori in Africa”, ha aggiunto. “E non risolverebbe la questione della possibile violazione del diritto al cibo”.
L’Africa occidentale è una delle quattro regioni africane coinvolte nei negoziati EPA, insieme a Africa centrale, Africa orientale e meridionale, e Comunità per lo sviluppo dell’Africa del Sud (SADC).
Benché secondo Mandelson l’Africa centrale potrebbe firmare un EPA relativo sia alle merci che ai servizi, sono emersi dei dubbi sulla possibilità che anche le altre regioni lo facciano.
L’IPS ha appreso che Rob Davies, viceministro sudafricano di commercio e industria, ha detto di recente che il suo paese non intende “cedere” e accettare un accordo incompatibile con gli obiettivi di sviluppo della SADC.
Secondo Davies, i membri SADC volevano creare dei propri servizi che fossero in grado di competere con quelli europei, prima di accettare di liberalizzarli; il funzionario si è detto indignato delle intenzioni della Ue di permettere alle imprese straniere di invadere i trasporti, le telecomunicazioni e i settori finanziari dell’Africa.
Nel frattempo, durante gli ultimi negoziati, la regione dell’Africa orientale e meridionale ha puntato in gran parte sullo scambio di merci e sulle tematiche dello sviluppo. Mentre nei colloqui è stata data meno importanza ad altri “temi caldi”, come servizi e industria della pesca.
Il 15 ottobre, i 27 governi Ue hanno concordato una strategia che prevede una spesa di 2 miliardi di euro annuali in “aiuti al commercio” entro il 2010. Circa la metà di questi aiuti verrà usata per aiutare i paesi ACP ad adattarsi al libero scambio, secondo quanto dichiarato dai governi.
Ma l’ambasciatore etiope presso l’Ue Berhane Gebre-Christos ha dichiarato che la dimensione dello sviluppo degli EPA è più ampia del dossier “aiuti al commercio”. Molti paesi ACP non sono riusciti a trarre pieno profitto delle preferenze accordate dall’Ue a causa delle loro limitate capacità, ha spiegato, sostenendo che questi problemi dovrebbero essere affrontati nei negoziati.
”Se realizzeremo delle riforme, ciò comporterà un costo, che dovrà essere coperto. Perciò servono delle risorse”, ha detto all’IPS.
”I paesi ACP in generale si sono impegnati politicamente a firmare gli EPA quest’anno”, ha aggiunto Gebre-Christos. “Sono persone di larghe vedute, e vogliono concludere gli accordi, ma ciò che realizzeremo in concreto dipenderà dall’esito dei negoziati”.
”È molto difficile dire adesso quale sarà la conclusione. Ci sono una serie di questioni sul tavolo che devono essere ancora risolte”.

