IRAQ: Bambini affamati di infanzia

BAQUBA, 5 settembre 2007 (IPS) – La violenza legata alle continue operazioni militari americane in questa città ha rubato ai bambini la loro infanzia.

In questa città di 280.000 abitanti, 50 chilometri a nord Baghdad, funzionano solo due scuole provinciali e un asilo privato. La maggior parte dei bambini non va a scuola e non gioca.

E non ha nemmeno il cibo necessario. “Noi genitori a stento possiamo soddisfare i bisogni alimentari fondamentali”, ha detto all’IPS Mahdi Hassan, padre di quattro figli.

”Nessuno nomina mai cioccolata o pasticcini, o qualunque altra cosa; gli iracheni sanno che non sono importanti”, ha detto all’IPS Wissam Jafar, abitante di Baquba. “I bambini mangiano come gli altri membri della famiglia; giocattoli e giochi sono concessi solo nei giorni di festa e in occasioni speciali”.

Baquba, capitale della provincia di Diyala, è stata al centro di importanti operazioni militari Usa per combattere forze vicine ad al-Qaeda, e la gente ha subito la violenza da entrambe le parti.

Fino ad oggi, l’Iraq ha visto passare una intera generazione di bambini per i quali la prima cosa è la sopravvivenza. Durante il periodo delle sanzioni economiche imposte all’Iraq negli anni ‘90, più di mezzo milione di bambini sono morti, denunciano le Nazioni Unite.

Nel 1996, Lesley Stahl – presentatore della trasmissione “60 Minutes” della CBS – ha chiesto all’allora segretario di stato Usa Madeleine Albright se ritenesse un prezzo giusto la morte di mezzo milione di bambini; e Albright rispondeva: “Penso sia una scelta molto difficile, ma il prezzo sì – noi pensiamo che valga la pena”.

Un bambino su otto in Iraq è morto in quel periodo per malnutrizione, malattia o carenza di medicine.

L’invasione dell’Iraq guidata dagli Usa nel marzo 2003 portava con sé la speranza che le cose potessero cambiare, ma il cambiamento è stato solo in peggio.

”Negli anni ‘90, i bambini erano malnutriti ma potevano trovare un posto dove giocare per strada”, ha detto all’IPS Khalid Ali, economista locale. “Oggi non possono nemmeno uscire di casa a causa della violenza, e molti bambini sono stati uccisi da questa violenza”.

Esiste un parco a Baquba con delle altalene rudimentali per bambini; un altro è stato recentemente rinnovato da una Ong irachena. Entrambi sono sovraffollati nelle feste e durante le vacanze: i genitori si sentono in obbligo di portar fuori i propri figli in quei giorni, malgrado il rischio.

Nei giorni normali, non più di due o tre famiglie vanno al parco.

Sajid Asim, che guadagna 175 dollari al mese con il suo lavoro nel dipartimento per l’acqua, sostiene che i soldi bastano appena per nutrire la famiglia. “Ovviamente non c’è denaro extra per portare ai bambini del cibo particolare o vestiti, giochi, oppure per portarli a fare un picnic”. Per chi non ha lavoro – e sono in molti – la situazione è anche peggiore.

Insegnanti e direttori didattici hanno raccontato all’IPS i problemi dei bambini che riescono ad andare a scuola.

”L’insegnamento è stato colpito dalla situazione politica in Iraq”, riferisce Salma Majid, direttrice di una scuola elementare locale. “Accade spesso che i bambini non riescano ad arrivare a scuola, e noi possiamo assentarci per oltre tre giorni alla settimana. L’intero corso accademico potrebbe essere ritardato quest’anno a causa della grave recrudescenza della violenza”.

”Le scuole possono dare ai bambini una possibilità di giocare, ma a volte non sono sicure”, ha detto Majid. “Molti edifici scolastici sono stati attaccati da colpi di mortaio”.

Secondo un rapporto di Oxfam sull’Iraq pubblicato il 30 luglio scorso, “il 92 per cento dei bambini ha difficoltà nell’apprendimento, ampiamente imputabili all’attuale clima di terrore. Le scuole vengono regolarmente chiuse quando insegnanti e alunni sono troppo spaventati per frequentarle. Oltre 800.000 bambini oggi potrebbero essere fuori dalla scuola, secondo una stima recente di Save the Children UK, rispetto ai 600.000 del 2004”.

Il rapporto Oxfam riferisce inoltre che i tassi di malnutrizione infantile in Iraq sono cresciuti dal 19 per cento prima dell’invasione nel 2003, al 28 per cento. “Più dell’11 per cento dei bambini nel 2006 sono nati sottopeso, rispetto al 4 per cento del 2003”.

La miseria ha procurato ai bambini tante difficoltà. “Ho messo un panino nella cartella di mio figlio”, racconta una madre che non vuole rivelare il proprio nome. “Quando è tornato a casa, ha detto di non aver potuto prenderlo perché i suoi compagni non avevano la merenda; i genitori non danno panini ai propri figli”.

Un insegnante della scuola elementare locale, Ali Abbas, ha detto che oggi sono molti gli alunni che arrivano a scuola senza aver fatto colazione.

”Un giorno, una bambina improvvisamente è svenuta”, ha raccontato Abbas. “L’abbiamo portata immediatamente nella stanza dell’amministrazione. Quando ha ripreso conoscenza, le ho chiesto come mai fosse svenuta, e mi ha detto che non aveva fatto colazione perché a casa non c’era niente da mangiare”.