BERLINO, 11 maggio 2007 (IPS) – A un paio di settimane dal vertice di quest'anno del gruppo degli otto paesi più industrializzati (G8), l’Africa e i suoi immensi bisogni sono ancora il tema del giorno.
Questa settimana, il Primo ministro della Nigeria, Hama Amadou e del Togo, Yawovi Agboyibo, si sono recati a Berlino per presentare al G8 le loro richieste sulla cooperazione economica.
E hanno ottenuto consensi. A Berlino erano anche riuniti professori universitari, musicisti, filosofi, ecclesiastici e leader politici provenienti da diverse nazioni per discutere dei modi per sostenere la popolazione africana nel fronteggiare le sue sfide sociali ed economiche.
Il 6-8 giugno, i capi di governo di Gran Bretagna, Canada, Francia, Germania, Italia, Giappone, Russia e Stati Uniti si incontreranno nella località tedesca di Heiligendamm, sul Mar Baltico.
Come negli ultimi due anni, anche l’agenda del vertice 2007 prevede un incontro speciale sull’Africa. “L’attenzione sarà centrata sui problemi urgenti dell’Africa legati allo sviluppo economico, alla riduzione della povertà e alla lotta contro Hiv/Aids”, recita una nota ufficiale del summit.
Ma tutte queste promesse, che i leader del G8 ripetono ormai da anni, suscitano solo scetticismo tra gli esperti dello sviluppo e le organizzazioni non governative.
Il 2 maggio si sono riuniti a Berlino anche i vescovi cattolici dei paesi africani ed europei, per dichiarare la loro “delusione” per la “mancanza di progressi” da parte dei paesi del G8 verso gli obiettivi degli aiuti stabiliti al vertice G8 di Gleneagles, in Scozia, nel 2005.
Questa mancanza di progressi è evidente soprattutto nell'aiuto pubblico allo sviluppo (APS), sceso al 5,1 per cento nel 2006, secondo l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE), composta da 30 paesi ricchi.
Secondo il rapporto dell’OCSE, gli aiuti all’Africa sub-sahariana sono aumentati solo del 2 per cento, escludendo la riduzione del debito per la Nigeria. Questa scarsa crescita contrasta con le false promesse fatte dai leader del G8 all’incontro di Gleneagles, di raddoppiare gli aiuti all’Africa entro il 2010.
I vescovi hanno chiesto al G8 di impegnarsi nuovamente a raggiungere l’obiettivo dello 0,7 per cento del prodotto interno lordo (PIL) per gli aiuti allo sviluppo entro il 2015, uno dei target verso la realizzazione degli Obiettivi di sviluppo del millennio, concordati dai leader mondiali nel 2000 e che prevedono tra le priorità di ridurre la povertà e promuovere la salute e l’educazione.
”Vediamo ricchezza e fortuna materiale e allo stesso tempo la povertà più crudele”, si legge in una dichiarazione congiunta dei vescovi tedeschi. “Mentre in alcune parti del mondo il numero di milionari e miliardari cresce rapidamente, la percentuale di persone che vivono nella povertà estrema continua a rimanere inesorabilmente alto”.
Laurent Monsengwo, arcivescovo della diocesi di Kisangani, nella Repubblica democratica del Congo (RDC), ha chiesto ai leader del G8 di “prendere atto che c’è stata una crescita economica, e che perciò deve esserci anche una globalizzazione di carità e responsabilità”.
L’ex musicista rock Bob Geldof, che aveva avanzato una richiesta analoga in un altro incontro di Berlino, lanciò una vera e propria campagna all’inizio degli anni ’80 per la lotta all’Aids in Africa attraverso una serie di concerti rock, e da allora si è sempre battuto per raccogliere fondi a sostegno delle politiche di sviluppo in Africa.
“Se qualcosa funziona, sono gli aiuti allo sviluppo”, ha commentato Geldof nella conferenza dell'“Intellectual Live 8”, tenutasi il 2 maggio. Geldof ha poi chiesto che la Germania, in quanto paese ospite, raggiunga il target dello 0,7 per cento del PIL per l'aiuto allo sviluppo.
“Ciò che manca non sono i soldi, ma la volontà”, ha detto Geldof.
“Intellectual Live 8” ha presentato otto possibili provvedimenti per sostenere l’Africa. Le proposte vanno dall’apertura unilaterale dei mercati europeo e nordamericano ai prodotti agricoli provenienti dall’Africa, al sostegno finanziario all’agricoltura, alla salute e all’educazione in Africa, soprattutto per donne e ragazze, e alla costruzione di infrastrutture nelle principali città, in particolare per la fornitura idrica e il trattamento e delle acque reflue.
Ufficialmente, quest’anno il G8 sta prendendo in considerazione tutti questi temi. Ma i funzionari tedeschi non nascondono in fatto che gli interessi del G8 in Africa sono anche centrati sulle abbondanti risorse naturali presenti nel continente, e sui recenti progressi dei paesi emergenti, come Cina e India, nell’intercettare queste risorse.
Il commercio Africa-Cina è cresciuto di cinque volte dal 2000, fino a raggiungere i 50 miliardi di dollari nel 2006. Gli investimenti cinesi sono aumentati dal 2000 a più di 5,5 miliardi di dollari in 43 paesi africani, e la Cina è diventata così il terzo maggiore partner economico dell’Africa, dopo Stati Uniti e Francia.
Questa crescita ha portato il cancelliere tedesco Angela Merkel a dichiarare che l’Europa “non dovrebbe lasciare la responsabilità dell’Africa nelle mani della Repubblica popolare cinese”.
”Dobbiamo prendere posizione in Africa”, ha detto la Merkel in una conferenza sullo sviluppo urbano a Berlino lo scorso novembre, poco più di una settimana dopo un summit finanziario e politico tra Africa e Cina tenutosi a Pechino.
”È ovvio che l’accesso alle risorse naturali, come petrolio e cobalto, attira l’interesse di Germania e Europa sull’Africa”, ha detto all’IPS l’esperto dello sviluppo tedesco Torben Ehlers. “E (è anche ovvio) che i massicci investimenti di Cina, India, Iran e altri paesi asiatici mette sotto pressione l’Occidente per ripristinare il controllo egemonico su questo accesso”.

