MANAGUA, 2 maggio 2007 (IPS) – La strategia di comunicazione del governo nicaraguense di Daniel Ortega, che consisterebbe nel passare le informazioni “in modo diretto e integro” solo ai media filo-governativi, ha suscitato proteste e polemiche per le possibili minacce contro la libertà d’espressione.
Media e organizzazioni della società civile accusano di “reticenza” il governo del Fronte sandinista di liberazione nazionale (FSLN).
Il 22 febbraio scorso, il quotidiano d’opposizione La Prensa ha divulgato la strategia di comunicazione del governo, che consisterebbe nel non fornire informazioni pubbliche ai media “di destra”, comunicando le azioni di governo esclusivamente ai media vicini all’FSLN, di sinistra.
Il 26 marzo, un’impiegata pubblica è stata licenziata dal governo il giorno dopo aver rilasciato un’intervista al conservatore La Prensa.
Il silenzio del governo sull’episodio ha alimentato le ipotesi che il licenziamento fosse dovuto al fatto di aver fornito informazioni a un quotidiano dell’opposizione.
Ortega, già presidente del Nicaragua dal 1985 al 1990, ha inaugurato il suo secondo mandato il 10 gennaio scorso.
Secondo accademici, intellettuali indipendenti, critici di destra e di sinistra, imprenditori, politici dell’opposizione e persino alleati di governo, l’amministrazione esercita un controllo eccessivo sull’informazione pubblica.
Francisco Rivas, presidente dell’Associazione della stampa nicaraguense, ha commentato che il governo gestirebbe le informazioni “come in tempo di guerra”.
Rivas ha spiegato all’IPS che la strategia di comunicazione del governo sarebbe “un’arma per punire i media indipendenti che non piacciono alla Señora (Rosario) Murillo”. Murillo, moglie di Ortega, è segretaria del Consiglio di stato Comunicazione e Cittadinanza, nonché autrice del documento strategico.
Critiche analoghe sono giunte anche da organizzazioni non governative come il Movimento per il Nicaragua, la Rete delle donne del Nicaragua, il Coordinamento civile, il gruppo civico per l’etica e la trasparenza, il Centro nicaraguense per i diritti umani e la Commissione permanente per i diritti umani.
Ma secondo Alfonso Malespín, giornalista e docente all’Università centroamericana, la questione di fondo non sarebbe tanto il mancato rispetto per il diritto dei cittadini all’informazione, né una scarsa fiducia come conseguenza di un controllo eccessivo.
A suo parere, l’attuale governo tenderebbe a rispondere alle critiche con il silenzio per prendere tempo, e poter rispondere con azioni e risultati.
Secondo Malespín il governo non avrebbe un atteggiamento “reticente”, ma starebbe solo cercando di evitare “battaglie verbali” con i grandi media.
”Il governo crede che parlare troppo possa danneggiare l’immagine di Ortega”, ha detto Malespín, che ha anche sottolineato la persistenza di pregiudizi di molti media locali contro l’ex rivoluzionario FSLN, a causa dei suoi precedenti di censura nella guerra civile degli anni ’80, quando le forze del governo sandinista combattevano la “controguerriglia” finanziata e armata dagli Stati Uniti.
”Chi parla di silenzio sta solo mettendo sotto silenzio la politica”, si è difeso Ortega due settimane fa, accusando i media di non parlare dei risultati della sua amministrazione, ma di limitarsi a enfatizzare gli aspetti negativi.
“La censura viene imposta da alcuni media politicizzati, che sono al servizio di determinate forze politiche”, ha assicurato Ortega in una conferenza stampa.
Murillo ha negato che la sua strategia di comunicazione tenda a concentrare l’informazione pubblica e la propaganda statale solo sui media filo-governativi. Al contrario, ha detto, il governo si preoccupa delle condizioni di lavoro dei giornalisti.
La prova di ciò, ha spiegato Murillo, è la firma di un accordo con l’associazione dei giornalisti, per il quale il blocco parlamentare dell’FSLN ha promesso di donare parte delle sue entrate annuali per la creazione di un fondo sociale di aiuti ai membri dell’associazione.
L’associazione dei giornalisti ha già ricevuto il primo stanziamento, di 170.000 dollari. La presidente Mercedes Rivas ha dichiarato di essere grata per gli aiuti, ma ha rifiutato di commentare la politica di comunicazione del governo. “Preferirei non parlarne”, ha detto.
I sospetti sollevati dall’applicazione della strategia, secondo Malespín, sono stati alimentati ulteriormente dai ritardi nell’approvazione della legge per l’accesso all’informazione pubblica, che ha subito diverse modifiche proposte dai legislatori delle diverse aree politiche.
Alcuni deputati sandinisti e del Partito liberale costituzionalista (PLC) di destra, membri della Commissione giustizia e affari giudiziari, chiedono che la legge consideri documenti riservati le dichiarazioni patrimoniali e fiscali dei funzionari pubblici.
Secondo Cristiana Chamorro, giornalista e direttrice della Fondazione Violeta Barrios de Chamorro, l’organizzazione principale promotrice della legge, alcuni deputati starebbero cercando di distorcere lo spirito della legge per “proteggersi da possibili accuse penali in futuro”.
”Per questo governo, la libertà d’espressione è come mostrare la croce al diavolo”, ha detto Chamorro, figlia dell’ex presidente Violeta Barrios de Chamorro (1990-1996) e del giornalista Pedro Joaquín Chamorro, ucciso nel 1978 dalla dittatura di Somoza, che fu rovesciata dalla guerriglia sandinista nel 1979.
Chamorro si è detta preoccupata che i deputati, sia sandinisti che dei partiti d’opposizione, stiano rinviando da più di tre anni il dibattito sulla legge.
In questo scenario, era stato convocato a Managua per la settimana scorsa un incontro della Società interamericana della stampa (SIP), che rappresenta i direttori delle testate latinoamericane, con accademici, legislatori, avvocati, giornalisti e direttori di media, per esaminare una serie di leggi che riguardano la libertà di stampa.
Ma l’incontro è stato sospeso “per cause di forza maggiore”; secondo i responsabili, e spostato a metà maggio.
La proposta di legge sull’accesso all’informazione pubblica doveva essere uno dei temi chiave dell’incontro, insieme a una relazione sui “pericoli poco noti contro la libertà di stampa”, del direttore di La Prensa, Jaime Chamorro, vicepresidente per il Nicaragua della Commissione SIP sulla libertà di stampa e d’informazione.
Nel suo rapporto sulla libertà d’espressione in America Latina, la SIP avverte che “con la nuova amministrazione del Presidente Daniel Ortega e di sua moglie Rosario Murillo, si preannunciano tempi duri e incerti per la libertà di stampa”. Mentre in un documento sulla politica di comunicazione del governo, la first lady afferma: “Useremo i nostri media in modo tale che le nostre informazioni vengano divulgate in modo integro e diretto, come durante la campagna elettorale”.
Il dossier, disponibile sul sito web della SIP, menziona le critiche alla politica d’informazione del governo di Ortega da parte di media, giornalisti e organizzazioni della società civile nicaraguensi.
Si legge inoltre che “il Presidente Ortega ha promesso, in un incontro con l’Associazione dei media indipendenti nel novembre 2006, ‘rispetto incondizionato per la libertà dell’informazione’. E dopo essersi scusato per ‘la censura resa necessaria da una situazione di conflitto e che portò agli eccessi’… degli anni ’80, (Ortega) ha sostenuto che ‘in passato, la propaganda statale veniva diffusa in modo parziale per ragioni politiche, e questo dovrebbe essere evitato’”.

