ITALIA: Le donne filippine per uno sviluppo ‘di genere’

ROMA, 13 aprile 2007 (IPS) – I lavoratori migranti filippini nel mondo hanno mandato a casa l’anno scorso 12,8 miliardi di dollari in rimesse, circa il 20 per cento in più rispetto al 2005. Secondo i dati della Banca Mondiale, 44 milioni vengono dall’Italia, al quarto posto per le rimesse inviate dai lavoratori filippini, dopo Stati Uniti, Arabia Saudita e Canada.

Secondo un rapporto dell’Istituto nazionale di Statistica (ISTAT), i filippini costituiscono il sesto gruppo straniero in Italia dopo Albania, Marocco, Romania, Cina e Ucraina. I filippini in Italia sono circa 90.000, di cui 52.918 donne, divisi soprattutto fra Roma e Milano.

Secondo i dati ISTAT, il 63 per cento dei lavoratori filippini regolari in Italia è rappresentato da donne.

L’elevato numero di lavoratrici filippine in Italia ha stimolato l'interesse dell'International Research and Training Institute for the Advancement of Women delle Nazioni Unite (UN-Instraw), agenzia di ricerca e formazione sull’empowerment femminile e l’uguaglianza di genere, che ha deciso di realizzare uno studio sulle lavoratrici filippine dall’Italia.

”Le rimesse sono al centro dell'attenzione per il loro potenziale per lo sviluppo”, ha detto all’IPS Carmen Moreno, direttrice di Instraw. “Ciononostante, la gran parte degli studi condotti finora non prende in considerazione la questione di genere. Qualunque analisi del potenziale di sviluppo delle rimesse dovrebbe tener conto delle differenze tra donne uomini, e della loro influenza su migrazione e flussi delle rimesse”.

Il case study Italia-Filippine è tuttora in corso, riferisce Moreno. “Stiamo realizzando interviste con donne filippine in Italia e nelle Filippine. In Italia, la comunità filippina ha iniziato a organizzarsi per aiutarsi a vicenda, per imparare a conoscere meglio le leggi e migliorare la propria situazione lavorativa”.

”Il nostro obiettivo”, ha proseguito Moreno, “è sapere perché le donne mandano i soldi a casa, con quali obiettivi e a chi li mandano, e in che modo la migrazione e le rimesse delle donne stanno influenzando le dinamiche maschile-femminile”.

La direttrice di UN-Instraw ha riferito di uno studio analogo realizzato nella Repubblica Dominicana che si è soffermato sulle donne migranti di origine dominicana in Spagna. Secondo gli esiti della ricerca, all’inizio le donne migranti inviavano il denaro agli uomini, spesso al loro partner. “Poi hanno smesso, perché spesso i soldi venivano utilizzati per altri scopi, ad esempio per costituire una nuova famiglia”. Ora le donne domenicane mandano soldi alle loro madri, sorelle o figlie. “È una rete di donne con donne”, ha detto Moreno. “Il denaro serve principalmente per l’istruzione e la salute, o per migliorare le loro abitazioni”.

La ricerca nella Repubblica Dominicana ha dimostrato che le donne che tornano dalla Spagna spesso usano la somma inviata a casa per aprire una piccola attività, ma non tutte ci riescono, aggiunge Moreno.

”Ecco perchè, in collaborazione con il governo dominicano, abbiamo avviato un progetto di formazione per donne migranti rientrate in patria, che prevede l'apprendimento di nozioni finanziarie, come avviare piccole attività, soprattutto in aree rurali, e come usare le banche”.

Secondo l’ufficio romano della Caritas, la comunità filippina in Italia è il gruppo più “femminizzato” di migranti, oltre che il più impegnato nel lavoro domestico.

”Molte donne emigrano per ragioni economiche, altre per ricongiungimenti familiari, altre ancora fuggono da specifiche discriminazioni di genere, come la violenza domestica”, ha detto all’IPS Charito Basa, presidente del Filipino Women's Council, organizzazione con sede a Roma.

Il gruppo organizza formazione imprenditoriale per la comunità filippina a Roma, con lo scopo di promuovere una migliore integrazione dei migranti nel mercato del lavoro e facilitare la re-integrazione di coloro che stanno per tornare a casa.

”Non è ancora chiaro quante siano le donne migranti ad inviare denaro a casa”, ha detto Basa. “Gli esperti stanno cercando di rispondere a questa domanda”. Secondo UN-Instraw, sono disponibili solo pochi dati, e non differenziati per sesso; la prospettiva di genere è ancora un argomento poco analizzato.

”Sappiamo già”, prosegue Carmen Moreno, “che vi è una crescente femminizzazione della migrazione, e che le donne che migrano da sole, in maniera indipendente sono spesso il sostentamento economico delle loro famiglie”.

”Se le donne migranti della diaspora contribuiscono allo sviluppo economico delle loro comunità di origine, dovrebbero anche avere un accesso completo alle risorse”, ha detto Charito Basa. “In Italia, e nella maggior parte dell’Europa occidentale, le donne migranti sono quasi sempre invisibili, e rimangono escluse dalla sfera della legislazione del lavoro. Nella maggior parte dei casi, il loro status legale facilita ulteriori discriminazioni e abusi”.