AMBIENTE: Un modo più intelligente per nutrire il paneta

BUENOS AIRES, 29 marzo 2007 (IPS) – L’aumento delle esportazioni di prodotti agricoli e d’allevamento provenienti dalle nazioni del blocco del Mercato comune del Sud (Mercosur) pone un nuovo dilemma ambientale, dal momento che la metà delle emissioni di gas serra prodotte da questi paesi proviene dalle aree rurali.

I gas serra sono responsabili del riscaldamento globale. Quasi tutti gli esperti climatici concordano sul fatto che l’attività umana ha aumentato la concentrazione atmosferica di anidride carbonica, metano, ossido nitroso e altri gas serra, contribuendo così al riscaldamento del pianeta e al cambiamento climatico.

Ma adesso, gli esperti argentini hanno elaborato un piano per ridurre le emissioni di metano durante il processo di digestione nei bovini fino al 30 per cento, in base a uno studio condotto dagli scienziati dell’Università nazionale del Centro della Provincia di Buenos Aires (Unicen).

Lo studio esamina diversi metodi per ridurre le emissioni di metano enterico in bovini e ovini. Il metano enterico viene prodotto dalla frantumazione del cibo da parte dei microrganismi nel rumine, il primo stomaco di bovini e altri ruminanti.

“La soluzione al problema è una dieta di foraggio integrato con un’alimentazione bilanciata, con l’aggiunta di integratori per migliorare la digestione dell’animale, e una gestione più efficiente delle mandrie”, ha spiegato all’IPS Roberto Gratton, membro del gruppo di ricerca che ha effettuato lo studio. Queste raccomandazioni dovrebbero essere fondamentali per aumentare la produttività nel settore del bestiame e per ridurre le emissioni di metano.

Lo studio presenta informazioni approfondite sui gas emessi dai bovini in Argentina, ma anche in Brasile, Paraguay e Uruguay – nazioni che, insieme al Venezuela, fanno parte del blocco dei paesi del Mercosur.

Secondo il dossier, il 48 per cento dei gas serra emessi da Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay proviene dal settore agricolo e dell’allevamento.

Il riscaldamento globale viene generalmente associato all’anidride carbonica liberata dalla combustione di combustibili fossili. Circa il 73 per cento delle emissioni globali provengono da questa combustione, e nel caso degli Stati Uniti – i maggiori responsabili delle emissioni a livello globale – la percentuale raggiunge l’84 per cento.

Ma nei paesi meno sviluppati, che dipendono maggiormente dall’agricoltura, le percentuali sono diverse. Nel Mercosur, dove il settore rurale si sta espandendo grazie alle esportazioni alimentari, la principale preoccupazione è la campagna.

Osvaldo Girardín, coordinatore dell’inventario delle fonti di emissioni di gas serra in Argentina, lo ha confermato all’IPS, ma ha sottolineato che al contrario di altri paesi e regioni in via di sviluppo, nel Mercosur “le foreste sono ancora molto estese, e la biomassa non viene usata come carburante (cioè, la legna da ardere non viene normalmente utilizzata per cucinare)”.

Ciò potrebbe compensare in parte l’inquinamento atmosferico rurale, poiché le foreste agiscono come lavandini, o pozzi di assorbimento, del carbonio. In ogni caso, le proposte per ridurre le emissioni di gas nei bovini sembrano essere di facile applicazione, e migliorerebbero l’efficienza, secondo l’esperto.

Il bestiame libero, che fornisce carne di manzo di alta qualità, emette grandi quantità di metano. “Il novanta per cento di questo metano viene prodotto dalla digestione nel rumine, e fuoriesce attraverso la bocca per eruttazione”, ha spiegato Gratton.

Un animale erutta in media fino a 500 litri di metano al giorno, secondo diverse fonti. Dai dati raccolti nello studio Unicen emerge che l’Argentina aveva 48 milioni di capi di bestiame nel 2002, capaci di contribuire notevolmente alle emissioni di questo gas.

Gli esperti Unicen hanno utilizzato uno strumento in uso in Nuova Zelanda che raccoglie campioni di aria vicino alla bocca dell’animale, per effettuare misurazioni sul metano durante i test sperimentali.

Sulla base dei risultati preliminari, gli scienziati hanno raccomandato misure nutrizionali e zootecniche che potrebbero ridurre le emissioni di metano migliorando al tempo stesso l’efficienza nella produzione di carne di manzo.

“È uno studio preliminare che dovrà essere ripetuto in diverse parti del paese, a seconda delle diverse condizioni del pascolo e dei regimi nutrizionali”, ha detto Gratton.

“Si tratta di soluzioni semplici, che permetterebbero di ridurre le emissioni fino al 30 per cento. È nell’interesse degli stessi agricoltori attuarle, dato che ci sarebbe una minore perdita d’energia per animale, e un aumento della produttività”, ha proseguito.

La tecnica di misurazione del metano, ha spiegato ancora Gratton, era stata testata in Uruguay solo su un animale, invece che in modo sistematico, mentre un test pilota è attualmente in corso in Brasile. Le ricerca in Argentina, portata avanti con la collaborazione della Nuova Zelanda, sembra trovarsi in uno stadio più avanzato.

Le coltivazioni di soia e riso, che ricoprono vaste aree del Mercosur, emettono grosse quantità di ossido nitroso, un altro gas che contribuisce al riscaldamento globale. Ma per ora non ci sono prospettive di metodi alternativi di gestione delle colture per ridurre queste emissioni.

Secondo l’Istituto interamericano per la cooperazione in agricoltura (IICA), negli ultimi quattro anni le prestazioni agricole regionali sono state straordinarie, in parte grazie a condizioni naturali favorevoli, ma anche per gli investimenti tecnologici e la domanda senza precedenti proveniente dall’Asia, che proseguirà nel medio termine.

Il Brasile era il maggiore esportatore al mondo di carne di manzo nel 2006, e anche leader nella produzione e vendita di maiale e pollo. L’Argentina è al terzo posto nella produzione globale di manzo, mentre le esportazioni di manzo dall’Uruguay nel 2006 hanno stabilito un nuovo record nazionale.

Il Brasile è anche il secondo produttore al mondo di soia, dopo gli Stati Uniti, e l’Argentina il terzo, seguita da Cina, India e Paraguay. Come blocco, il Mercosur è il maggiore produttore regionale di soia, usata come mangime bovino e per l’estrazione di petrolio.

Nonostante le sue piccole dimensioni, l’Uruguay è anche il sesto produttore al mondo di riso. Ma gli alti livelli di queste produzioni alimentari hanno un lato negativo: il contributo di queste attività al riscaldamento globale.

La quantità dei diversi gas serra spesso viene espressa in termini di “equivalenti” di anidride carbonica. Dato che il metano e l’ossido nitroso vengono prodotti principalmente nelle aree rurali dei paesi del Mercosur, mentre l’anidride carbonica in città e villaggi, è possibile calcolare il contributo del settore rurale sul totale delle emissioni di questi tre gas serra.

Secondo lo studio Unicen, il metano e l’ossido nitroso (misurati in equivalenti di anidride carbonica) provenienti dal settore rurale rappresentano il 52 per cento dei tre gas serra in Argentina; il 49 per cento in Brasile, il 51,1 per cento in Paraguay e l’81 per cento in Uruguay.

La bassa percentuale di emissioni di anidride carbonica in Uruguay è anche dovuta all’espansione della piantagione di silvicoltura.