DIRITTI: Una nuova iniziativa per il controllo del traffico di esseri umani

LONDRA, 28 marzo 2007 (IPS) – Una nuova iniziativa è stata presentata all’inizio di questa settimana per combattere il traffico di esseri umani nel mondo.

”Questa è la più grande iniziativa di questo tipo mai lanciata”, ha detto all’IPS in un’intervista Antonio Maria Costa, direttore esecutivo dell’Ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine (UNODC). “È stata creata per istituire una struttura per tutte le iniziative singole realizzate finora. Stiamo parlando della creazione di un contenitore dove ogni iniziativa sarà valorizzata, moltiplicandone la visibilità e impatto”.

L’iniziativa è stata lanciata con una campagna di sensibilizzazione che durerà tutto l’anno, e si servirà di un fondo che riuscirà ad estendere la campagna fino all’inizio del prossimo anno.

”Siamo ancora in fase preparatoria”, ha detto Costa. “Il lancio di questa iniziativa globale serve a far conoscere alle persone le molte iniziative in corso. Abbiamo bisogno di mettere insieme chi lotta per la libertà, la libertà degli altri popoli, e vogliamo creare un fondo che sarà attivato all’inizio del 2008”.

Secondo l’UNODC, il problema ha raggiunto “proporzioni epidemiche negli ultimi dieci anni”, la maggior parte delle vittime sono donne e ragazze giovani, molte delle quali costrette alla prostituzione o diversamente sfruttate sessualmente.

Il lancio dell’iniziativa coincide con il bicentenario dell’abolizione del commercio transatlantico di schiavi e dell’abolizione del mercato degli schiavi nell’Impero britannico. Una serie di eventi in tutto il mondo che si concluderanno con la Conferenza internazionale contro il traffico di esseri umani che si terrà dal 27-29 novembre di quest’anno a Vienna, così riporta una dichiarazione dell’UNODC.

Circa 2,5 milioni di persone in tutto il mondo vengono reclutate, catturate, trasportate e sfruttate, secondo le stime degli esperti internazionali.

Il traffico di esseri umani, sia per sfruttamento sessuale che per lavori forzati, colpisce virtualmente tutte le regioni del mondo, denuncia il rapporto.

Tuttavia, aggiunge l’UNODC, “poiché il traffico di esseri umani è un crimine sotterraneo, con vittime per lo più sconosciute e non identificate, le cifre reali non si conoscono. Secondo il governo degli Stati Uniti, il numero delle persone coinvolte ogni anno nel traffico internazionale è compreso fra 600 mila e 800 mila”.

Il traffico di umano è diventato un grande affare, prosegue il rapporto. Secondo le Nazioni Unite, il valore del mercato totale del traffico illecito di esseri umani ammonta a 32 miliardi di dollari. Di questi, circa 10 miliardi derivano dalla “vendita” iniziale degli individui, e il resto rappresenta i profitti stimati di attività e beni prodotti dalle vittime di questo barbaro crimine.

Il problema non si limita a poche regioni, sostiene Costa. “La questione del traffico di esseri umani e le risultanti forme di moderna schiavitù non hanno confini, né passaporto”. Tuttavia, prosegue, “se si guarda alla radice, si capisce bene dove è localizzato geograficamente il problema”.

In linea generale, “la prima causa è rappresentata dalle condizioni socio-economiche che rendono le persone vulnerabili e disposte a tutto, compreso il rischio di cadere nella trappola dei trafficanti e divenire così i moderni schiavi”, ha detto Costa all’IPS. “Il secondo punto è che in alcune culture i padri vendono le loro figlie per fronteggiare le difficoltà socio-economiche; diventa così un gigantesco problema di vulnerabilità”.

Il commercio è alimentato dalla domanda: “c’è gente che va alla ricerca di sesso esotico, o di tappeti o di altra merce a buon mercato prodotta da bambini e bambine con le loro manine. In passato abbiamo visto i casi di produttori molto noti di articoli sportivi, manufatti in alcuni villaggi in condizioni di schiavitù, in questo senso i problemi sono tanti”.

Alla domanda sul traffico dall’Europa dell’Est a quella dell’Ovest, Costa ha risposto che la difficile situazione conomica dell’est, soprattutto dei paesi dell’ex Unione Sovietica, “ha spinto ad emigrare a qualunque costo e il crimine organizzato sfrutta questo desiderio di trovare un lavoro, un buon lavoro – soprattutto per le ragazze – giovani molto belle che vengono dall’Est e diventano molto vulnerabili al traffico”.

Tuttavia, ha proseguito, l’Europa è solo una delle regioni dove si svolge il traffico, “e non voglio parlare solo dell’Europa dell’Est”.

In un recente rapporto dell’UNODC intitolato “Traffico di persone: percorsi globali”, vengono identificate Tailandia, Cina, Nigeria, Albania, Bulgaria, Bielorussia, Moldavia e Ucraina tra le più grandi 'fonti' per il traffico. Tailandia, Giappone, Israele, Belgio, Olanda, Germania, Italia, Turchia e Stati Uniti sono citate come le destinazioni più comuni.

Il Protocollo Onu contro il traffico delle persone, effettivo dal dicembre 2003, considera il traffico umano un crimine. Il Protocollo è stato firmato e ratificato da più di 110 paesi, ma i governi firmatari e i loro sistemi giudiziari non si sono di fatto adeguati, denuncia l’UNODC.

”Pochi sono i criminali condannati, e la maggior parte delle vittime non ricevono aiuto, al contrario, molte delle stesse vittime sono condannate per accuse come ingresso o permanenza illegale”.

Principali partner della nuova iniziativa saranno i governi, “perché i governi sono gli attori principali, dato che solo per loro è possibile porre fine a questo traffico in maniera diretta”, ha detto Costa.

”Quello che cerchiamo di realizzare con questa iniziativa è affrontare i paesi e ricordare loro gli impegni che hanno sottoscritto e a cui devono attenersi. Noi forniremo le risorse, si spera, per aiutare i paesi a mettere in pratica tutto questo, in termini di legislazione nazionale, criminalizzazione dei trafficanti, soccorso alle vittime, e prevenzione, in caso di persone vulnerabili e potenziali vittime”.

L’iniziativa opererà anche a fianco delle organizzazioni religiose e “soprattutto delle organizzazioni della società civile; sono state loro le nostre orecchie, i nostri occhi sul territorio, identificando le condizioni in cui le vittime vengono prese, e aiutandoci nelle operazioni di soccorso”.

Gran parte delle nuove risorse per la lotta al traffico andranno alle organizzazioni della società civile, ha concluso Costa.