BRASILE: La responsabilità sociale, una scommessa sicura per le imprese

RIO DE JANEIRO, 27 febbraio 2007 (IPS) – A 62 anni, l’ingegner Oded Grejew, nato in Israele ma naturalizzato brasiliano, è diventato un’icona del settore imprenditoriale progressista, rivoluzionando l'atteggiamento dei suoi colleghi imprenditori.

Grejew dirige il consiglio deliberativo dell’Istituto Ethos per la responsabilità sociale e d’impresa, da lui fondato nel 1998 e i cui “strumenti gestionali” – indicatori e linee guida – servono un network di altre 18 organizzazioni affini in America Latina.

Ex socio di una fabbrica di giocattoli, ha guidato sin dagli anni ’80 diverse iniziative nazionali, come il PNBE (Pensiero nazionale delle basi imprenditoriali); la Fondazione Abrinq per i diritti di bambini e adolescenti, inizialmente legata all’Associazione dei fabbricanti di giocattoli (Abrinq); l’Associazione di imprenditori per la cittadinanza, e l’Istituto Ethos. È anche tra i fondatori del Forum Sociale Mondiale (FSM).

Tierramérica ha parlato al telefono con Grajew, che al momento dell’intervista si trovava a San Paolo.

TIERRAMÉRICA: La responsabilità sociale è solo una tattica delle imprese per avere maggiori profitti?

GRAJEW: No, è necessario conformarsi completamente per ottenere dei benefici. Se un’impresa promuove un cattivo prodotto, in breve tempo perde credibilità e la dedizione dei suoi impiegati. La responsabilità sociale è entrata nella logica delle imprese e nel mercato a seguito delle pressioni della società, delle organizzazioni non governative (Ong) e dei sindacati. Le statistiche mostrano la correlazione tra responsabilità sociale e profitti. Inoltre, diventa più impegnativo nascondere una mala gestione e i rischi relativi. E se si viene scoperti, è disastroso. Guardiamo ad esempio cosa è successo alla Enron negli Stati Uniti, o alla Parmalat in Brasile.

TIERRAMÉRICA: Pensa che la globalizzazione entri in conflitto con la responsabilità sociale, incoraggiando la concorrenza estrema e riducendo costi, posti di lavoro e diritti dei lavoratori?

GRAJEW: La globalizzazione aumenta queste pressioni, ma ogni cosa si sta globalizzando, non solo l’economia: l’informazione, i diritti umani, le reti sociali. Sono emblematici i casi come la Nike, e la scoperta che i suoi fornitori in Asia sfruttavano il lavoro minorile. La notizia ha fatto il giro del mondo, c’è stato un rifiuto generale delle scarpe della Nike, e i prezzi sul mercato azionario sono crollati. La globalizzazione ha favorito la reazione della gente. Anche limitare i diritti provoca delle reazioni, e vengono posti dei paletti. La Danone in Francia e la Ford in Brasile hanno dovuto revocare i massicci licenziamenti previsti, dopo il boicottaggio dei loro prodotti. Ed è la stessa cosa per sindacati, Ong e partiti politici.

TIERRAMÉRICA: E cosa dire della responsabilità sociale delle imprese nel caso del riscaldamento globale?

GRAJEW: Il cambiamento climatico esige che ogni cosa venga verificata, e molte cose devono essere ripensate con urgenza: la matrice energetica, i limiti del consumo, l’ineguaglianza, le abitudini di vita. La responsabilità sociale prende anche in considerazione l’impatto sulle generazioni future.

TIERRAMÉRICA: Sarebbe possibile, ad esempio, fare qualcosa per il cambiamento climatico sul modello della campagna da lei promossa in Brasile contro il lavoro minorile, per la quale le imprese devono garantire di non acquistare da chi non si impegna per ridurre le emissioni di gas serra, o da chi è responsabile della deforestazione in Amazzonia?

GRAJEW: Certo. Per esempio, Ethos, Greenpeace e i grandi gruppi europei di consumatori, hanno fatto pressioni sulla catena di fast-food McDonald, e hanno convinto l’impresa e i suoi fornitori – le multinazionali Cargill e Bunge – a promettere di non utilizzare soia prodotta dalla deforestazione illegale dell’Amazzonia. Oggi, in alcune città brasiliane, la legislazione proibisce l’acquisto di legname non certificato (non sostenibile) da usare negli appalti pubblici.

TIERRAMÉRICA: Gli standard ambientali ostacolano le imprese, o rappresentano delle opportunità aziendali?

GRAJEW: Lo sviluppo sostenibile ha lo scopo di garantire una vita migliore alle generazioni future. Non ha senso dire che gli standard ambientali sono d’intralcio alla crescita economica; dipende dal tipo di crescita che si desidera. Il Brasile è cresciuto moltissimo nel XX secolo, ma creando una società estremamente disuguale. Lo sviluppo non sostenibile espande l’infrastruttura fisica ma esaurisce l’ambiente. Invece, lo sviluppo sostenibile genera nuove imprese e nuovi posti di lavoro, come nel caso dell’energia solare ed eolica e dei biofuel.

TIERRAMÉRICA: Cosa si aspetta dal secondo mandato del Presidente del Brasile Luiz Inácio Lula da Silva?

GRAJEW: Che consolidi le istituzioni in grado di garantire una società più giusta senza dover dipendere dalla buona volontà del governo. Il primo mandato di Lula ha beneficiato i poveri; ha generato occupazione formale e partecipazione sociale, ma è istituzionalmente fragile. Il suo successore potrebbe invertire questo percorso. È essenziale fare delle riforme per recuperare la credibilità della politica, ridurre l’influenza del potere economico nelle elezioni e combattere la corruzione. E serve una riforma fiscale per creare un sistema più giusto, nel quale i poveri paghino meno tasse.