GINEVRA, 15 febbraio 2007 (IPS) – L’elezione, la scorsa settimana, dei presidenti dei principali organismi dell’Organizzazione mondiale del commercio (OMC) per il 2007 è passata quasi inosservata, come una delle tante prassi di routine dell’ente internazionale. Tra le nuove nomine però non passa inosservata la totale assenza di donne.
In effetti, nei suoi 12 anni di vita, l’OMC non ha mai assegnato, per tradizione, ruoli importanti alle donne. Piuttosto, è accusata di aver ereditato l’atteggiamento del suo predecessore, l’Accordo generale sulle tariffe e il commercio, o GATT, che funzionava come club esclusivo per un ristretto numero di membri influenti, tutti uomini.
Negli ultimi anni si era assistito a una possibile inversione di tendenza, in particolare con la nomina di una donna nel 2005, l’ambasciatrice keniana Amina Mohamed, alla presidenza del Consiglio generale, l’organo decisionale di più alto livello dell’OMC, a Ginevra.
Allora sembrò che potesse aprirsi una nuova fase, quando l’attuale direttore generale dell’OMC Pascal Lamy nominò, tra i suoi quattro vice-direttori generali, l’imprenditrice e diplomatica Valentine Sendanyoye Rugwabiza del Ruanda.
Ma quest’anno la situazione è tornata al punto di partenza, con la scomparsa definitiva delle donne in posizioni di leadership nei principali organi dell’OMC.
Nel 2006 solo una donna, la rappresentante colombiana Claudia Uribe, era stata eletta a capo di uno di questi enti, il Trade Policy Review Body (l’organo di esame delle politiche commerciali), ma mercoledì scorso la sua nomina non è stata riconfermata.
La scarsità di donne in posizioni di alto livello fa sorgere il dubbio che la questione di genere sia un tema presente nell’OMC. Keith Rockwell, addetto stampa e portavoce dell’organizzazione, ha confermato all’IPS “Ha ragione: non c’è neanche una donna qui”.
“Riguardo ai contenuti delle consultazioni sulla presidenza, la risposta (sul tema della parità di genere) è non lo so”, ha detto. Riguardo a “questo tema in generale, credo che si cerchi di assicurare che venga scelta la persona migliore per un qualsiasi negoziato”, ha aggiunto.
Rockwell ha citato il caso di Mohamed e Rugwabiza, anche se ha ammesso che “in queste organizzazioni non ci sono abbastanza donne in posizioni di spicco, così come in altre, aggiungerei. Ma credo sia un aspetto di cui i nostri membri sono consapevoli”.
Ci sono molte donne più in basso nella gerarchia, e un relativo equilibrio tra i 630 membri dello staff professionale, tecnico e amministrativo del segretariato dell’OMC.
Rockwell ha osservato che “ci sono più donne che uomini nell’OMC, con un margine piuttosto significativo”, ma ha riconosciuto che tra i manager di alto livello, “ci sono molte meno donne che uomini”.
Tuttavia, ha aggiunto, “abbiamo una donna a capo dello staff del direttore generale, Arancha González, che è molto influente”.
il portavoce ha assicurato che nel segretariato “si fanno molti sforzi per garantire che alle donne venga data ogni opportunità per salire nella gerarchia”.
Ha poi citato il caso di due donne, Anabel González e Carmen Luz Guarda, rispettivamente a capo delle divisioni agricoltura e accesso al mercato nel segretariato dell’OMC, “due gruppi che proprio oggi sono in prima linea per quanto riguarda i negoziati”.
Negli ultimi cinque anni, l’OMC è rimasta impantanata nei colloqui sul commercio multilaterale dei Doha Round, lanciati a novembre 2001 nella capitale del Qatar, i cui ostacoli principali sono proprio l’agricoltura e l’accesso al mercato per i servizi e i beni industriali.
Alla fine, Rockwell ha commentato “perciò sono stati fatti dei progressi. È sufficiente? No”.
Uribe, ex capo della missione colombiana dell’OMC, ha espresso un diverso parere, sostenendo di non essere forse la persona più adatta per parlare di questo tema, poiché “non mi entusiasma la questione della difesa delle minoranze; sono piuttosto a favore di capacità e competenze”.
”Vengo da un paese dove le donne hanno realmente delle opportunità”, ha detto all’IPS. “Per questo posso parlare in modo così aperto e disinibito”.
”Nel mio paese – ha proseguito – se una donna o un uomo ha le capacità, sale nella scala sociale. Io ne sono un esempio. Il mio successo è basato esclusivamente sulle mie capacità professionali. Non sono figlia di nessuna figura influente né di un politico, ma ho comunque avuto le migliori opportunità”.
Uribe ha sottolineato che a Ginevra ci sono poche donne nelle missioni dell’OMC. “Come si può raggiungere una proporzione equa, se siamo così poche”, ha chiesto.
“So che ci sono due donne impegnate nei negoziati, provenienti da nazioni africane, che sono state consultate nel processo di nomina dei nuovi presidenti. Ma le poche donne delle missioni sono molto occupate, o non sono interessate a quei ruoli di responsabilità”, ha spiegato Uribe.
Il 7 febbraio, il malese Muhamad Noor è stato eletto presidente del Consiglio generale dell’OMC. In questo ruolo si alternano ogni anno i rappresentanti dei paesi in via di sviluppo e industrializzati, di regione in regione.
Gli altri membri eletti sono stati l’intermediario australiano Bruce Gosper, a dirigere l’organismo per la risoluzione delle dispute; Vesa Himanen della Finlandia, per l’ente di revisione delle politiche commerciali; Karsten Vagn Nielsen della Danimarca, nel Consiglio per lo scambio di merci; Trevor Clarke delle Barbados, al Consiglio per il commercio nei servizi, e Yonov Frederick Agah della Nigeria, nel Consiglio per il Trips (accordo sui sistemi di proprietà intellettuale attinenti al commercio).
Tra gli altri neoletti, Shree Baboo Chekitan Servansing delle Mauritius, che presiederà la Commissione su commercio e sviluppo; Chitsaka Chipaziwa dallo Zimbabwe, a capo della Commissione per le restrizioni sulla bilancia dei pagamenti; e il neozelandese Tony Lynch, alla Commissione bilancio, finanza e amministrazione.
Manuel Teehankee, delle Filippine, guiderà la Commissione su commercio e ambiente; Julian Metcalfe della Gran Bretagna, la Commissione sugli accordi commerciali regionali; l’indiano Ravi Bangar dirigerà il gruppo di lavoro su commercio, debito e finanza; mentre Kwabena Baah-Duodu del Ghanam, il gruppo di lavoro su commercio e trasferimento di tecnologia.

