BUENOS AIRES, 24 novembre 2006 (IPS) – Il Congresso argentino ha ratificato il Protocollo Opzionale alla Convenzione Onu sull'eliminazione di tutte le forme di discriminazione nei confronti della donna (CEDAW), dopo un braccio di ferro durato anni tra le organizzazioni femminili e la Chiesa Cattolica.
Da questo momento, individui o gruppi potrebbero denunciare lo Stato argentino alla Commissione per l'eliminazione di ogni discriminazione nei confronti della donna, accusandolo di violazione dei diritti tutelati dalla Convenzione, compresa “qualunque distinzione, esclusione o restrizione fatta in base al sesso (…) in campo politico, economico, sociale, culturale, civile o in qualsiasi altro campo”, sempre che siano state intraprese tutte le vie legali consentite a livello nazionale.
“È un risultato importante, perché il Protocollo aiuta a rafforzare i diritti tutelati dalla Convenzione”, ha detto all'IPS Soledad García Muñoz, capo del Progetto CEDAW-Argentina per l'Istituto interamericano dei diritti umani.
“L'Argentina era il solo paese del MERCOSUR (Mercato comune del Sud, blocco commerciale che comprende Brasile, Paraguay, Uruguay e Venezuela), e uno dei pochissimi del Sud America, che non aveva ancora approvato il Protocollo”, ha ribadito García Muñoz, che ha lavorato fianco a fianco con le organizzazioni femminili per superare l'opposizione alla convenzione internazionale.
La Camera dei Deputati ha ratificato il Protocollo giovedì scorso con 116 voti favorevoli e 30 contrari. In Senato era stato già approvato due settimane prima, e ad oggi manca solo la firma del Presidente Néstor Kirchner.
Il Congresso ha agito solo pochi giorni prima della Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne, che viene celebrata il 25 novembre.
Molto soddisfatte le attiviste della Fondazione per gli studi e la ricerca sulle donne (FEIM), della Fondazione per le donne e l'uguaglianza (MEI) e di Donne in azione, che hanno lottato almeno sette anni per questa ratifica.
Approvando il Protocollo, l'Argentina autorizza la Commissione ad inviare una delegazione per indagare sulle accuse per violazioni “gravi e sistematiche” dei diritti secondo la Convenzione. Se quegli addebiti saranno confermati, la delegazione può chiedere allo Stato di adottare misure correttive.
La Convenzione stessa richiede che lo Stato presenti rapporti regolari sulla situazione delle donne. I gruppi femminili presenterebbero successivamente i loro stessi “contro-rapporti”, che descrivono spesso uno scenario molto diverso dalla versione ufficiale.
Il CEDAW era stato approvato nel 1979 dall'Assemblea Generale Onu, e ad oggi è stato ratificato da 185 paesi.
Tuttavia, da parte sua la Convenzione “manca di forza”, secondo le attiviste, perché non dispone degli strumenti adeguati per imporre legalmente indagini sulle violazioni dei diritti delle donne.
Da qui l'importanza del Protocollo Opzionale, che la comunità internazionale aveva approvato nel 1999, e che finora era stato ratificato da 83 nazioni, senza contare l'Argentina.
Una proposta per ratificare il protocollo era stata inviata per la prima volta al Congresso nel 2001, dove tuttavia era rimasta silente per le pressioni della Chiesa Cattolica.
I vescovi assicuravano che il Protocollo avrebbe aperto la strada alla depenalizzazione dell'aborto, e sulla base di quella motivazione molti parlamentari si erano opposti alla ratifica, pur ammettendo di aver ricevuto per iscritto un invito al voto contrario da parte di alti prelati.
Alcuni membri del Congresso hanno inoltre dichiarato che, dare alla Commissione il diritto alla visita e a fornire indicazioni, significherebbe autorizzare l'interferenza straniera negli affari interni del paese, senza considerare che tale intervento può costituire uno strumento di cooperazione per la tutela dei diritti delle donne.
Tuttavia, questi argomenti non hanno influenzato organizzazioni femminili e legislatori. Prima di dare il proprio voto in favore, la senatrice Marita Perceval del partito dell'opposizione Unione civica radicale, aveva dichiarato che il Protocollo “non crea diritti”, piuttosto migliora la salvaguardia di diritti già tutelati dalla legge.
“Sulla base di falsi miti è stata ingaggiata una feroce campagna contro il Protocollo, ma speriamo che i suoi oppositori capiranno che esso rappresenta un trattato per i diritti umani molto importante per le donne, ma anche per la società nel suo insieme”, ha evidenziato García Muñoz. Finora, il lavoro della commissione non ha generato molti precedenti legali: ha ricevuto quattro denunce, e solo una di queste – un caso di violenza domestica in Ungheria – ha avuto risposta positiva.
In altri due casi, uno tedesco e uno turco, la Commissione ha stabilito che le vie legali nazionali non erano state completamente intraprese, e nel quarto caso, un'accusa proveniente dall'Olanda, non hanno rilevato alcuna infrazione della Convenzione.
Per quanto riguarda le indagini su violazioni gravi e sistematiche dei diritti delle donne, la Commissione è intervenuta sul caso di una serie di omicidi di donne a Ciudad Juárez, in Messico, dando diverse raccomandazioni al governo di quel paese che aveva ratificato il Protocollo Opzionale.
In Argentina, che ha una lunga storia di processi nei tribunali internazionali per violazioni dei diritti umani, una questione sulla quale – secondo García Muñoz – potrebbe intervenire la Commissione è l'aumento del traffico umano finalizzato allo sfruttamento sessuale, soprattutto di donne e bambini.

