MONTEVIDEO, 27 settembre 2006 (IPS) – Sono sempre di più le parlamentari donne in America Latina che mettono da parte le loro differenze per allearsi intorno alla causa comune dei diritti delle donne, formando gruppi di lavoro ad hoc. Le ultime ad averlo fatto sono alcune donne del Congresso in Colombia e Perù, le quali hanno capito che l’unione fa la forza.
Dallo scorso luglio, con l’apertura dei lavori del Congresso legislativo in Colombia e la nuova nomina a presidente di Francisca Toro, membro del Partido Social de Unidad Nacional (noto come “Partito della U”), è cominciato il lavoro congiunto delle 26 legislatrici donne.
Questo tavolo, nato in un momento di forte polarizzazione politica in Colombia, ha riunito 12 senatrici e 14 deputate provenienti dai gruppi politici più diversi, dalla liberal-progressista Cecilia López Montaño, ex ministro e promotrice dei diritti delle donne, fino a Gina Parody, del partito di destra dell’attuale presidente Álvaro Uribe.
“Stanno lavorando molto e con entusiasmo, e si incontrano religiosamente tutti i mercoledì”, con l’obiettivo di rafforzare la rappresentatività delle donne al Congresso, e promuovere iniziative in favore delle donne, ha spiegato all’IPS Adriana Cabiedes, responsabile dell’ufficio stampa del Senato.
Le donne in Colombia occupano l’11,7 per cento dei 102 scranni del Senato, e l’8,4 per cento dei 161 seggi della Camera dei rappresentanti.
Anche in Perù è nato un tavolo delle donne parlamentari, con il sostegno della presidente del Congresso legislativo Mercedes Cabanillas, del partito APRA al governo.
Le 35 donne del Congresso, in carica dal 28 luglio e che rappresentano un terzo dell’attuale legislatura, assicurano che faranno pressioni per promuovere leggi che garantiscano le pari opportunità per le donne peruviane di tutti gli strati socioeconomici.
Le parlamentari provengono da otto diversi partiti politici, con il gruppo più folto (12 seggi) che appartiene all’alleanza nazionalista composta dall’Unione del Perù e dal Partito nazionalista peruviano, sostenitori del candidato nazionalista dell’opposizione Ollanta Humala alle passate elezioni presidenziali.
“Questa volta le parlamentari elette hanno una visione più progressista riguardo alla parità di genere”, ha detto all’IPS Cabanillas, eletta per la terza volta legislatrice. “Nel precedente Congresso, c’era molto conservatorismo che impediva ogni progresso in questo campo trasversale che riguarda tutti i settori e richiede un ampio sforzo unificato”.
Il tavolo delle parlamentari discuterà iniziative per le pari opportunità, per formulare proposte che ciascuna legislatrice presenterà poi alla rispettiva commissione parlamentare. “Non vogliamo che tutto passi solo attraverso la Commissione della donna”, ha chiarito Cabanillas. Nella precedente legislatura, le donne avevano 21 seggi, mentre adesso ne occupano 35, ossia il 30 per cento del totale: la quota minima in Perù per garantire la rappresentatività delle donne al Congresso.
Nel 1996 fu approvata una legge analoga anche in Brasile, secondo la quale tutti i partiti politici dovevano riservare alle donne il 20 per cento dei posti nelle liste dei candidati parlamentari. L’anno successivo la quota è stata estesa al 30 per cento.
Ma la legge non stabiliva nessuna pena per inadempienza, e pochissimi partiti hanno finito per rispettarla.
Le parlamentari donne in Brasile fanno ora pressioni per il finanziamento pubblico delle campagne elettorali, in modo da garantire alle candidate donne almeno il 30 per cento dei fondi per il partito e dello spazio concesso ai partiti da radio e televisioni.
Oggi il Congresso brasiliano conta 51 donne, che rappresentano il 10,7 per cento dei seggi al Senato e l’8,2 per cento alla Camera dei deputati. La maggioranza delle legislatrici appartiene all’ala sinistra, con quattro senatrici e 16 deputate appartenenti al Partito dei lavoratori (PT) al governo.
Le parlamentari hanno avuto un ruolo importante nell’assemblea costituente che ha riscritto la costituzione brasiliana nel 1988: con l’obiettivo di incorporare il riconoscimento dei diritti delle donne, le legislatrici si sono riunite in ciò che è stato sprezzantemente definito il “tavolo del rossetto”.
Il gruppo delle parlamentari tende a votare in blocco, al di là delle posizioni dei rispettivi partiti. Ma è diviso su questioni come l’aborto o l’unione civile di coppie omosessuali, in cui prevalgono considerazioni religiose e morali, ha spiegato all’IPS Almira Rodrigues, ricercatrice del Centro Feminista de Estudios y Asesoría (CFEMEA), un’organizzazione non governativa che propone al Congresso iniziative in favore delle donne.
Oltre al voto unitario, e discorsi e pressioni in parlamento, le parlamentari brasiliane promuovono e partecipano a seminari, dibattiti ed eventi pubblici. Quest’anno hanno lanciato una forte offensiva politica, sui media e in udienze pubbliche in giro per il paese, per chiedere l’approvazione di una legge sulla violenza contro le donne, promulgata ad agosto.
Si sono poi mobilitate per una legge sulle linee direttrici di bilancio, che proteggerebbe i finanziamenti per i programmi sociali e le iniziative per la parità di genere.
Il tavolo delle donne ha ottenuto importanti risultati, ha osservato Rodrigues, in particolare con la legge sulle quote e quella contro la violenza di genere.
Anche in Uruguay, il gruppo delle parlamentari ha registrato un importante traguardo nel 2003, con un decreto che prevede misure cautelari per prevenire la violenza domestica, oltre ad una legge che dà diritto ad un giorno di permesso all’anno per il controllo ginecologico annuale, ha commentato all’IPS la senatrice uruguaiana Margarita Percovich.
In Uruguay il gruppo bicamerale delle donne è stato creato ufficialmente nel 1992, su iniziativa di alcune donne non solo appartenenti ai partiti politici, ma anche provenienti dal mondo accademico e dai movimenti sociali, e che avevano già lavorato insieme negli anni della transizione alla democrazia, dopo la dittatura militare del 1973-1985.
In questo paese latinoamericano ci sono quattro senatrici e 11 deputate donne, che rappresentano l’11 per cento dei seggi in parlamento.
“Abbiamo un’agenda comune, che prevede sia progetti di legge che politiche pubbliche, il cui principale obiettivo è la parità di genere”, ha segnalato Percovich.
Oltre ai progressi nella partecipazione politica grazie a corsi di formazione organizzati insieme alle donne dei consigli comunali, “il tavolo ha innescato un dibattito pubblico sul tema; c’è stata una trasformazione culturale, e siamo più visibili sui media. Ma c’è ancora molto da cambiare, a cominciare dalla terminologia che viene usata”, ha aggiunto la senatrice, che appartiene al Vertiente Artiguista, un partito della coalizione di sinistra al governo Frente Amplio.
Anche in America centrale le parlamentari donne hanno cominciato a lavorare insieme, secondo la deputata de El Salvador Irma Amaya, le legislatrici di diverse fazioni “hanno deciso in agosto di creare un gruppo parlamentare per promuovere iniziative legislative in favore delle donne salvadoregne”.
Il gruppo è composto da 13 deputate, che rappresentano il 15 per cento dell’Assemblea legislativa unicamerale del paese. Otto di queste appartengono al partito di sinistra Frente Farabundo Martí para la Liberación Nacional (FMLN); quattro alla Alianza Republicana Nacionalista (Arena), dell’ala destra, e una al Partido de Conciliación Nacional.
Nel bilancio 2006-2007 dell’Assemblea legislativa, alle parlamentari sono stati assegnati 25.000 dollari per programmi di formazione sui diritti delle donne, tematiche di genere e partecipazione delle donne in politica.
È stato inoltre promosso un forum delle donne in politica, rivolto alle donne parlamentari, funzionarie pubbliche, leader di partito, attiviste di movimenti delle donne e altre figure pubbliche.
Ma non è stato facile. Milena Calderón, di Arena, racconta che mentre si discuteva della creazione di un forum delle donne, “molti uomini, di ogni fazione, si allontanavano dalla sessione plenaria perché incuranti dei problemi delle donne in Salvador. Sono ancora molte le cose che non capiscono”.
* Con contributi di Mario Osava (Brasile), Helda Martínez (Colombia), Raúl Gutiérrez (El Salvador) e Milagros Salazar (Perù).

