PADOVA, 9 settembre 2006 (IPS) – “Fermate il muro”, dicono i manifesti affissi sul muro di lamiera alto tre metri costruito per separare il “ghetto” dei migranti di Via Anelli dal quartiere in cui si trova, nella città di Padova.
I manifesti potrebbero aver funzionato. Entro la fine di questo mese, il muro innalzato in questa città industrializzata del nord Italia avrà raggiunto gli 80 metri di lunghezza, ma si fermerà qui.
Non è un muro molto lungo, ma sufficiente a separare gli edifici fatiscenti dei migranti dai quartieri residenziali, i centri commerciali e gli uffici circostanti. È stato costruito su un lato del complesso, mentre gli altri tre sono stati solo recintati col filo spinato.
Le palazzine verdi di quattro piani delimitate ospitano circa 700 migranti, provenienti soprattutto da Marocco e Nigeria. L’accesso all’area è controllato da un checkpoint della polizia.
“Nessuno vuole affittare un appartamento ai neri”, spiega all’IPS Alphonsus Iroh, un nigeriano che abita nel complesso. “È difficile trovare casa fuori da Via Anelli”.
Lui vive in un appartamento di 28 metri quadrati con la moglie e i due figli. Gli affitti oscillano tra i 500 e i 1000 euro (640-1280 dollari) al mese, ben al di sopra del valore di mercato per un posto così.
In un pomeriggio come tanti, verso la fine di agosto, un’ottantina di persone erano riunite in un cortile a preparare della carne alla brace, ascoltando musica, e una decina di funzionari di polizia li controllavano a distanza.
Il complesso residenziale non ha un bell’aspetto, e non è confortevole. In quasi tutti gli appartamenti manca il riscaldamento, e i nomi sono stati incisi sui muri rossi anneriti del pianerottolo. In ogni angolo ci sono buste di spazzatura.
Via Anelli è diventata famosa come il “Bronx di Padova”, “il simbolo della segregazione dei migranti, di droga e prostituzione”, spiega Daniela Ruffini, responsabile per le politiche dei migranti nell’amministrazione locale di centro-sinistra.
Anche in questo ghetto, come nel Bronx, si verificano episodi di violenza. Una faida tra bande criminali rivali alla fine di luglio ha fatto irritare gli abitanti più che mai, e sono aumentate le richieste di innalzare il muro.
“Stiamo solo sostituendo una recinzione che era stata abbattuta dagli spacciatori”, ha detto Ruffini all’IPS. La richiesta veniva dagli abitanti del quartiere e dalla polizia, visto che quasi tutti gli spacciatori sfuggono ai controlli nascondendosi in nell’area.
La recinzione che esisteva in precedenza era una semplice rete metallica. La nuova barriera, più alta e massiccia, viene infelicemente paragonata alla recinzione israeliana a Gerusalemme, e addirittura a Guantanamo. Il quotidiano tedesco Süddeutsche Zeitung ha scritto che ricorda il muro di Berlino.
La nuova barriera potrebbe anche rimanere, ma la separazione che ha portato deve finire.
I gruppi della società civile hanno protestato all’esterno del complesso e hanno chiesto alle autorità di buttare giù il muro. “È un oltraggio alla dignità dei residenti”, dice il gruppo di sinistra Global Project.
Il muro è un “modello pericoloso per le altre città”, ha dichiarato il gruppo. “Può soltanto rafforzare il razzismo già presente nella zona”.
L’associazione Razzismo Stop, che fornisce materiale e assistenza legale ai migranti, ha minacciato di “rimuovere il muro con una serie di azioni dal basso”.
Ma alcuni abitanti del complesso sono contenti del nuovo muro per adesso. “Va bene. In questo modo, gli spacciatori non potranno andare e venire tutto il tempo, c’è più controllo”, ha detto Iroh, che però accusa anche la polizia di “non fare abbastanza per proteggere le persone che non hanno niente a che vedere con lo spaccio di droga”.
Il complesso dovrà essere chiuso il prossimo anno. Tre dei sei edifici sono stati già evacuati nel 2005, e 327 persone sono state rialloggiate dall’amministrazione locale. Un quarto edificio verrà sgombrato ad ottobre, e gli ultimi due entro la fine del 2007.
“L’obiettivo è buttare giù questo ghetto che per noi è una vergogna”, ha osservato Ruffini. “A Padova ci sono più di 19.000 migranti legali, ben integrati nella società. Qui vivono quelli che non sono riusciti a trovare un’alternativa, e stiamo lavorando per offrirgliene una”.
Padova ha una popolazione di 205.000 abitanti, e oggi un terzo dei nuovi nati negli ospedali della città sono di origine straniera, secondo le autorità locali. Nella provincia, la popolazione di migranti è di 700.000 unità. La maggior parte di loro trova lavoro nelle fabbriche locali.
“I migranti di Via Anelli e del quartiere circostante devono affrontare le minacce di bande criminali che riescono a nascondersi facilmente in un’area così degradata”, spiega Ruffini. “Il comune si sta dando da fare per rialloggiare queste persone, ma la legge non ci aiuta”.
L’attuale legge sulla migrazione, la “Bossi-Fini”, dal nome dei due ex ministri che l’hanno varata, è stata approvata nel 2004 dal precedente governo di destra guidato da Silvio Berlusconi. La legge ammette nel paese solo i migranti con un contratto di lavoro, ne limita il soggiorno a due anni, e punisce i clandestini come criminali.
“È una legge per il controllo e lo sfruttamento della forza lavoro, non per l’integrazione delle persone che vengono qui per lavorare”, sostiene Ruffini. “È un’offesa alla dignità umana”.
I migranti in Italia rappresentano il 4,8 per cento della popolazione totale, che è di 56 milioni di abitanti, secondo il gruppo Caritas. La maggior parte (il 59 per cento) vive nel nord industrializzato.

