MEDIO ORIENTE: Si aggrava la crisi umanitaria

ROMA, 30 luglio 2006 (IPS) – Con l'aggravarsi della crisi umanitaria in Libano, gli aiuti devono poter raggiungere il paese il prima possibile, avvertono gli esperti.

Occorrono 81 milioni di dollari, secondo la Croce Rossa internazionale, per aiutare i civili colpiti dai bombardamenti in Libano e per far fronte alla carenza di cibo e accesso all’acqua e ai servizi di base. Le operazioni per l’invio degli aiuti continuano però ad essere critiche, e non riescono a rispondere al crescente bisogno della popolazione.

Secondo le Nazioni Unite la necessità più urgente in questo momento sono gli aiuti internazionali “per rispondere ai bisogni, per i prossimi tre mesi, di circa 900.000 persone sfollate, ferite o comunque rimaste colpite dagli attacchi”.

Quasi un quarto dei quattro milioni di abitanti del Libano è rimasto coinvolto, tra gli sfollati a causa delle incursioni, e coloro che sono rimasti intrappolati nei villaggi resi inaccessibili dai bombardamenti che hanno colpito le vie di collegamento.

La conferenza internazionale sulla crisi libanese della scorsa settimana a Roma non era riuscita a raggiungere un accordo per un cessate il fuoco immediato.

“Il mancato cessate il fuoco significa in sostanza che moltissimi civili continueranno a riversarsi sulle montagne, o ai confini con Siria e Giordania, un viaggio epico”, ha detto all’IPS da Amman Gianni Rufini, professore associato presso l'Università di York, Gran Bretagna, ed esperto in ricostruzione e lo sviluppo post-bellico.

“Per di più, le scorte di acqua e cibo – il cui prezzo è salito del 400 per cento a Beirut dall’inizio della crisi – si stanno rapidamente esaurendo, mentre tonnellate di cibo sono bloccate alle frontiere, visto che finora non è stata assicurata l’immunità per i convogli”.

Caritas Libano, che fa parte del network internazionale delle agenzie umanitarie cattoliche, e che ha avuto un ruolo centrale nei soccorsi d’emergenza in Libano dal 1975, ha detto di aver assistito circa 30.000 persone rimaste senza casa dall'inizio delle ostilità.

“Abbiamo raccolto 10 milioni di dollari per rispondere ai bisogni più urgenti degli sfollati, e ci stiamo coordinando con diverse ONG e altre agenzie per la distribuzione di medicinali, kit igienico-sanitari e latte in polvere”, ha dichiarato all’IPS Georges Massoud Khoury, direttore di Caritas Libano, in un’intervista telefonica.

“Ma le superpotenze internazionali devono chiedere il cessate il fuoco al più presto, perché quando la guerra sarà finita, ci vorranno anni prima che queste persone possano tornare alla loro vita normale”.

Secondo Khoury, dopo la fine della guerra i governi non le aiuteranno a ricostruire le loro case, perché la priorità sarà la ricostruzione delle infrastrutture pubbliche distrutte. “La fase della ricostruzione sarà il momento più tragico per la popolazione”.

Patrizia Sentinelli, vice ministra degli Esteri con delega alla cooperazione, ha detto all’IPS che “il nostro dovere è certamente quello di far sì che queste persone possano cessare al più presto di piangere i loro morti”. “Ma non dobbiamo dimenticare che il mandato della cooperazione internazionale è quello di intervenire per la ricostruzione delle infrastrutture e per lo sviluppo sociale dei paesi colpiti”.

L’Italia parteciperà attivamente alle operazioni di soccorso al popolo libanese e ai lavori di ricostruzione, ha spiegato la vice ministra. Ma, ha aggiunto, “come governo, siamo convinti che il nostro paese sia il candidato giusto per 'facilitare', come ha detto il presidente del consiglio, la ripresa di un dialogo che è necessario in tutto il mondo arabo”.

I tempi della ricostruzione dipenderanno dalla durata della guerra, secondo gli esperti, e da quanto la società libanese ne uscirà frammentata. La ricostruzione sociale e politica potrebbe quindi diventare la sfida più difficile.

“La crisi mediorientale, che considero la madre di tutte le crisi, deve essere risolta sul piano politico”, ha detto Rufini. “Gli aiuti umanitari – seppure cruciali – contano solo per una parte, visto che sono i civili a rimanere colpiti ma l’obiettivo ultimo è politico”.