HAVANA, 24 luglio 2006 (IPS) – Il rifiuto da parte del governo cubano dei fondi dell’Unione Europea per progetti di cooperazione, e le sue nuove regole sui finanziamenti internazionali, minacciano la continuità operativa delle organizzazioni non governative europee sull’isola.
La Risoluzione 15 del Ministero per l’investimento estero e la collaborazione economica, in vigore da maggio, stabilisce che Cuba non può accettare alcuna condizione “che porti all’intrusione negli affari interni cubani o vada contro i principi della rivoluzione”.
Secondo la risoluzione, la cooperazione economica può essere guidata dalle “priorità stabilite dal governo” e non mirare alla “creazione di servizi sociali o di sistemi di distribuzione” paralleli a quelli dello stato. Subordina inoltre la ricerca di fonti di finanziamento all’approvazione del governo.
Le divergenze tra Cuba e l’Unione Europea (Ue) risalgono al 1996, quando il blocco europeo adottò una “posizione comune” nella sua politica estera con L’Avana, chiedendo una inversione di rotta democratica e il rispetto dei diritti umani.
Le differenze si sono inasprite nel 2003 quando l’Ue ha adottato sanzioni politiche contro Cuba, dopo l’arresto di 75 dissidenti e l’esecuzione di tre uomini che avevano dirottato un traghetto nel tentativo di raggiungere gli Stati Uniti.
Come risposta, il 27 agosto del 2003, il governo socialista di Cuba informò verbalmente l’Ue che avrebbe rifiutato qualunque aiuto ufficiale fornito direttamente dall’Ue o da agenzie di aiuto europee.
Nel gennaio 2005, l’Ue ha temporaneamente sospeso le sanzioni per favorire un possibile “dialogo costruttivo”, ma i problemi legati alla democrazia e al rispetto dei diritti umani continuano ad essere motivo di rottura.
Marco Terreni, uno dei direttori del progetto italiano per lo sviluppo sostenibile Havana Ecopolis, ha detto all’IPS che l’attuale politica del governo cubano di “rifiutare fondi” provenienti da fonti ufficiali europee sta penalizzando il loro lavoro a Cuba. L’Ue “è la nostra principale fonte di finanziamento, non solo a Cuba, ma in tutti i paesi”, quindi adesso “cerchiamo di rafforzare la cooperazione decentrata” – ovvero, ha spiegato, finanziamenti di “piccole organizzazioni, associazioni, municipalità e regioni” in Europa. Tuttavia, ha aggiunto, i fondi disponibili sono “somme più piccole, isolate”, che “ci mettono in difficoltà”.
Havana Ecopolis è un consorzio di organizzazioni non governative (Ong) italiane che lavora dal 2000 su diversi progetti di cooperazione. Le loro attività si distribuiscono tra progetti socioculturali, miglioramento degli ambienti urbani e protezione ambientale in cinque municipalità della capitale cubana.
Terreni ha dichiarato che 10 anni fa, quando progettavano di lavorare a Cuba, Havana Ecopolis aveva realizzato uno studio “basato sulle esigenze del ‘periodo speciale’ di decentralizzazione amministrativa”.
All’inizio degli anni ‘90, dopo il crollo del blocco socialista dell’Europa dell’est, Cuba è caduta in una grave crisi economica che il governo ha chiamato “periodo speciale”, durante il quale si è registrata una cauta apertura dell’economia.
In quegli anni difficili, il paese accettava donazioni di organizzazioni umanitarie e ammetteva la presenza di Ong, oltre a ricevere aiuti umanitari da parte dell’Ue per alleviare i disagi materiali subiti dalla popolazione.
In quelle circostanze è stata istituita l’organizzazione della cooperazione italiana, con l’obiettivo di rendere i suoi progetti auto-sostenibili.
Havana Ecopolis ha realizzato piccoli progetti nelle municipalità cubane, finalizzati a “gettare un seme, per dimostrare che è possibile lavorare diversamente” dallo stato, ha spiegato Terreni.
Tra i risultati del gruppo, la creazione di centri della comunità che offrono formazione e opportunità di ricreazione a club giovanili, oltre a programmi per gli anziani; il miglioramento dell’ambiente in una zona degradata della capitale; il parziale allestimento di un museo letterario; e il recupero dell’ecosistema costiero a est dell’Avana.
Terreni lamenta tuttavia che dal 2000 le condizioni lavorative sui progetti sono diventate sempre più difficili. “C’è stato un cambiamento radicale” in direzione della centralizzazione dell’economia cubana, ha dichiarato.
Il governo oggi guarda verso Venezuela e Cina, stati con i quali ha firmato diversi accordi alla fine del 2004 per lo sviluppo di cooperazione congiunta e partnership economiche in aree strategiche come l’industria del petrolio e del nichel.
Terreni sostiene che se Havana Ecopolis e altre Ong europee si ritireranno dall’isola, probabilmente le strutture costruite finora “purtroppo spariranno”, perché l’aiuto si concentra sulle “municipalità cubane che hanno finanze limitate”.
María Elena Ortiz, la controparte governativa di Havana Ecopolis, è d’accordo con la valutazione di Terreni. Senza l’aiuto dell’Italia, il progetto “non è ancora sostenibile”, ha detto Ortiz all’IPS.
Lo spostamento delle autorità verso una centralizzazione dell’economia dal 2003, oltre alle restrizioni imposte dalle recenti regole sui finanziamenti di donatori internazionali, porteranno “davvero la cooperazione a scomparire”, prevede Terreni.
”Molti colleghi (in altre Ong) di altri paesi stanno lasciano Cuba: non hanno scelta, non avendo accesso ai fondi decentralizzati”.
L’IPS ha chiesto al personale dell’ufficio della Commissione europea (l’organo esecutivo dell'Ue) dell’Avana il numero di Ong rimaste a Cuba. Hanno risposto di non avere cifre sicure, facendo però notare che sono rimasti lavoratori umanitari “tedeschi, svedesi e francesi”, e altre organizzazioni europee che “lavorano in maniera diversa”, come il “programma di aiuti spagnolo, che ha diversi vantaggi”.
”Per loro (gli spagnoli) è più facile, perché ricevono finanziamenti da parte di governi municipali autonomi, e nonostante siano parte del governo, sono percepiti in modo diverso”, ha dichiarato il rappresentante ufficiale dell’Ue a Cuba.
Havana Ecopolis, finanziata dal ministero degli esteri italiano fino al periodo 2002-2005, “deve invece affrontare una situazione più complessa”, ha aggiunto.
Terreni sostiene che Havana Ecopolis “non è vicina a nessun governo, ma ai bisogni della gente”, e poiché le “difficoltà delle persone” continuano ad esistere, “vogliamo continuare” ad aiutare.
Havana Ecopolis continuerà il suo lavoro, “con la speranza di sanare la crisi, e ritrovare fiducia nel futuro. La nostra idea è di rimanere attivi nella cooperazione con Cuba all’insegna dei nostri valori, uno dei quali è la solidarietà”, ha concluso Terreni.

