SALUTE-SUD AFRICA: Giovani che aiutano altri giovani

JOHANNESBURG, 17 luglio 1006 (IPS) – Quando si tratta di lottare contro la diffusione dell’Hiv tra i giovani del Sud Africa, uno degli strumenti migliori sembrano essere i giovani stessi. Chiedetelo a Zamani Cele, che è tra i 348 studenti formati negli ultimi due anni dal programma per l’Aids dell’Università di KwaZulu-Natal.

”Voglio cambiare le vite di altri giovani”, ha detto la ragazza all’IPS dalla città costiera di Durban.

”Li spingiamo a fare il test e a richiedere le cure. Più sono i ragazzi che si sottopongono al test e alla cura, e maggiore sarà il numero di persone che conosceranno il loro stato. Questo è un bene per la società”.

I “peer educator”, come vengono chiamati questi giovani attivisti, distribuiscono volantini scritti in inglese e zulu, le lingue comunemente parlate nella provincia orientale di KwaZulu-Natal. Distribuiscono anche preservativi, e tengono incontri per informare altri studenti su come proteggersi dal virus Hiv, e per convincerli a fare il test e a curarsi, se necessario.

Queste iniziative sono fondamentali dal momento che circa il 10 per cento dei giovani in Sud Africa sono sieropositivi, come risulta da un rapporto del 2004 redatto dal Centro di ricerca per la salute riproduttiva dell’Università di Witwatersrand e da LoveLife, entrambe con sede nello snodo commerciale di Johannesburg. LoveLife è un’organizzazione non governativa, e rappresenta la più grande iniziativa di prevenzione dell’Hiv rivolta ai giovani in Sud Africa.

Con il titolo “HIV and Sexual Behaviour Among Young South Africans: A National Survey of 15-24 Year Olds” (“Hiv e comportamento sessuale tra i giovani sudafricani: un sondaggio nazionale tra i ragazzi di 15-24 anni”), il rapporto ha rilevato che un’enorme percentuale di giovani affetti dal virus dell’Aids sono donne: il 77 per cento.

Inoltre, circa i due terzi di ragazzi tra i 15 e i 24 anni intervistati per la ricerca hanno dichiarato di aver avuto rapporti sessuali. “Tra i giovani con esperienza sessuale, il 52% riferisce di aver usato l’ultima volta un preservativo”, rivela lo studio.

Secondo il Dipartimento della salute, circa cinque milioni di sudafricani hanno contratto il virus.

Tuttavia, i peer educator non hanno strada facile all’Università di KwaZulu-Natal, che offre anche cure gratuite agli studenti affetti dall’Hiv/Aids.

”Distribuiamo preservativi alle donne, (ma) nessuna vuole far vedere che li prende”, ha raccontato all’IPS da Durban Mpho Bikitsha, studente di medicina. “La gente associa l’Aids alla promiscuità”.

Ntate Chris, delegata del programma per l’Aids, sostiene che ad ostacolare gli sforzi per aumentare il numero di attivisti sul campus vi è anche una mancanza di risorse. ”Non abbiamo capacità sufficienti per monitorare e supervisionare il programma”, ha detto all’IPS.

Ogni anno il programma riceve circa 275.000 dollari dall’università. ”Se riuscissimo ad avere il doppio della cifra di oggi, potremmo estendere il programma a 500 peer educator all’anno”, ha aggiunto Chris. “Speriamo di ottenere il supporto di qualche donatore esterno”.

Circa 42.000 studenti frequentano l’università.

Ma anche di fronte alle difficoltà, Bakitsha è decisa a proseguire.

”Non credo che ci si dovrebbe arrendere, finché non si smetterà di considerare l’Aids un non-problema. Ci vorrà molto tempo, perché c’è ancora chi lo rifiuta”, ha detto l’attivista.

”Se non aderiamo alla campagna, sarà una catastrofe. Il virus ha già contagiato e colpito tante persone”, ha aggiunto Bakitsha, che racconta di aver perso tre parenti per l’Aids.

Un programma analogo è stato sviluppato anche all’Università di Pretoria, nella capitale sudafricana.

LoveLife ha fatto notare l’elevata capacità dei giovani a invertire radicalmente la tendenza riguardo l’Hiv tra i loro simili.

”Il sostegno dei peer educator e il loro training è un intervento di valore inestimabile, dato che è più probabile che i giovani trovino dei modelli e una reciprocità confrontandosi con i propri simili”, riporta l’organizzazione sul suo sito web.

Il gruppo ha creato un’iniziativa nazionale di volontari dal nome “groundBREAKER Programme”, fatta per offrire un corso di leadership per giovani disoccupati tra i 18 e i 25 anni, che aiutano a combattere il contagio di Hiv tra gli adolescenti. I volontari lavorano anche per ridurre altre malattie sessualmente trasmessibili (STI), e gravidanze precoci.

”Fuori dalla scuola, i giovani disoccupati sono estremamente vulnerabili alla trasmissione di STI e Hiv/Aids, quindi il groundBREAKER Programme rappresenta un canale positivo attraverso il quale i ragazzi possano sviluppare fiducia e una attitudine sana, e formare le proprie capacità di sostenere se stessi in un futuro più luminoso”, osserva loveLife.