VERTICE G8: Sì alla sicurezza energetica, ma anche a quella climatica

BRUXELLES, 13 Luglio 2006 (IPS) – Nell’incontro di lunedì prossimo a San Pietroburgo, i legislatori dei paesi industrializzati ed emergenti chiederanno ai capi di governo del G8 di risolvere i problemi del cambiamento climatico, dell’energia pulita e dello sviluppo sostenibile.

L’appello coincide con le osservazioni del ministro degli esteri russo Sergei Lavrov a Mosca, sul fatto che il presidente Vladimir Putin, che ospiterà il G8 quest’anno, avrebbe chiesto di mettere in cima all’agenda del vertice la questione della sicurezza energetica.

“L’obiettivo è coordinare una strategia, il che comporta una condivisione di rischi, responsabilità e benefici”, ha detto Lavrov in un’intervista con l’importante quotidiano Rossiiskaya Gazeta.

I legislatori provenienti dai 13 paesi che si sono incontrati a Bruxelles (7-8 luglio), su invito di Globe International (Organizzazione globale dei legislatori per l’equilibrio ambientale), hanno approvato la decisione del governo russo, in base all’ultimo vertice del G8 a Gleneagles, in Scozia, di puntare sul tema della sicurezza energetica.

Hanno però sottolineato che sicurezza energetica e sicurezza climatica devono essere considerate insieme. “Se non affrontiamo entrambe (le questioni) allo stesso modo, rischiamo di compromettere il nostro sviluppo e i nostri obiettivi economici e sulla sicurezza”.

Dopo due giorni di intensi dibattiti al Parlamento europeo, hanno dichiarato: “Sicurezza climatica e sicurezza energetica sono indissolubilmente legate. L’efficienza energetica e la diversificazione delle fonti d’energia sono le risposte chiave per entrambe le sfide”.

I legislatori provenivano dal gruppo degli 8 paesi (G8) industrializzati (Gran Bretagna, Francia, Germania, Italia, Russia, Stati Uniti, Canada e Giappone) e i “plus five” (più cinque), che comprendono Brasile, Cina, India, Messico e Sud Africa.

L’appello dei legislatori che formano il gruppo del “dialogo sul cambiamento climatico del G8 plus five” si basa su una logica semplice: si prevede che i paesi in via di sviluppo contribuiranno nella misura del 39 per cento alle emissioni globali entro il 2010, mentre alcune stime indipendenti prevedono che nei prossimi 24 anni, il 50 per cento degli investimenti globali sull’energia sarà nei paesi in via di sviluppo.

“Non c’è altra scelta. In India abbiamo bisogno di energia per lo sviluppo, e l’unico modo è trovare dei sistemi per conciliare la necessità di sviluppo e gli imperativi ambientali”, ha detto l’ex ministro per l’ambiente indiano Suresh Prabhu.

Anche la Cina deve affrontare lo stesso dilemma. Zhang Wantai, vicepresidente della commissione per la tutela dell’ambiente e la conservazione delle risorse del Congresso nazionale del popolo, ha detto che la “conservazione delle risorse, e una società 'amica dell’ambiente'” sono i futuri modelli di sviluppo nazionali.

Cosa si può fare a livello internazionale per aiutare a garantire bassi investimenti nel carbonio? Le Global Environment Facility (GEF) della Banca Mondiale e il Clean Development Mechanism nel quadro della Convenzione Onu sul cambiamento climatico (UNFCCC), sono utili e importanti, ma sostanzialmente minimi, data la portata degli investimenti.

“La sfida è identificare le azioni concrete che possano fare la differenza, incoraggiando investimenti più bassi nel carbonio e aumentando rapidamente la produzione d’energia nelle economie emergenti e in via di sviluppo”, si legge in uno studio di Chatham House (Royal Institute of International Affairs) di Londra, che ha offerto lo spunto per una serie di dibattiti a Bruxelles.

Uno studio presentato dalla Banca Mondiale all’incontro di Bruxelles calcola che serviranno 8,1 trilioni di dollari (8,1 milioni di milioni) per arrivare all’energia pulita nei prossimi 24 anni.

Saranno necessarie “decine di migliaia di dollari” per mitigare l’impatto del cambiamento climatico, ha osservato Steve Gorman, coordinatore esecutivo delle GEF e massimo esperto ambientale della Banca Mondiale. L’adeguamento tecnologico costerebbe tra i 10 e i 40 miliardi di dollari l’anno.

In questo contesto, il messaggio del presidente della Banca Mondiale Paul Wolfowitz è parso rassicurante: “Alcuni strumenti finanziari innovativi potrebbero integrare quelli già esistenti. Adesso si stanno valutando queste nuove scelte, che verranno presentate in una versione aggiornata al Consiglio d’amministrazione della Banca mondiale, e poi al nostro meeting annuale a Singapore, a settembre”.

Per riassumere il consenso emerso dai dialoghi di Bruxelles, la dichiarazione finale afferma: “Utilizzando l’energia in modo più efficace e diversificando le nostre fonti energetiche, possiamo ridurre lo sfruttamento energetico delle nostre economie, ridurre la pressione sulle nostre infrastrutture energetiche, rafforzare lo sviluppo e, allo stesso tempo, ridurre le emissioni di gas serra”.

“Riconosciamo inoltre l’importanza di ridurre la povertà energetica e il bisogno di accesso all’energia per raggiungere gli Obiettivi di sviluppo del millennio”, si aggiunge. “Perciò ci aspettiamo buoni risultati dal vertice di San Pietroburgo sull’efficienza energetica, la diversificazione delle fonti d’energia e la riduzione della povertà energetica”.

I partecipanti al Dialogo sul cambiamento climatico del G8 plus five, che comprende anche rappresentanti di Banca Mondiale, Agenzia internazionale dell’energia (AIE), importanti organizzazioni energetiche, WWF (World Wide Fund for Nature), e IUCN (World Conservation Union), hanno chiesto al vertice del G8 della prossima settimana di:

– Adottare standard di efficienza energetica rigorosi e una migliore etichettatura dei prodotti ad energia intensiva, tenendo in considerazione le diverse circostanze dei paesi sviluppati e in via di sviluppo;

– Introdurre incentivi finanziari e fiscali per promuovere lo sviluppo e l’uso di tecnologie di efficienza energetica;

– Usare il potere dell’approvvigionamento pubblico per far valere l’autorità incorporando tecnologie e pratiche di efficienza energetica negli edifici governativi e nelle decisioni sugli acquisti;

– Espandere e rafforzare il coinvolgimento delle GEF nei progetti per l’efficienza energetica;

– Migliorare la consapevolezza pubblica dei benefici dell’efficienza energetica; e

– Promuovere un mix energetico diversificato che comprenda l’ulteriore sviluppo di fonti energetiche a basso consumo di carbonio e con un utilizzo più ampio di energie rinnovabili.

Gli studi condotti dalla AIE su richiesta del G8 dimostrano che il passaggio ad economie a basso uso di carbonio, come richiesto dal meeting di Bruxelles, è possibile.

Neil Hirst, direttore dell’area tecnologie energetiche e R&D dell’AIE, ha dichiarato: “Un futuro di energia sostenibile è possibile, ma solo se ci muoviamo rapidamente e in modo deciso per promuovere, sviluppare e dispiegare un mix completo di tecnologie energetiche”.

Questo mix completo di tecnologie, ha spiegato, include una migliore efficienza energetica, la cattura e stoccaggio dell’anidride carbonica (CCS), fonti rinnovabili e – ove possibile – energia nucleare.

Il Dialogo sul cambiamento climatico del G8 plus five – cominciato a febbraio di quest’anno con il supporto del primo ministro britannico Tony Blair, del governo tedesco, del Congresso nazionale del popolo cinese, della Banca mondiale e delle grandi corporation dell’energia – dovrebbe proseguire nel corso della presidenza tedesca del G8 il prossimo anno, e della presidenza giapponese nel 2008.

L’incontro di Bruxelles costituisce il secondo round del dialogo lanciato da Globe International e Com plus Alliance of Communicators for Sustainable Development, di cui l’Inter Press Service è membro. Avrebbe dovuto tenersi il 7-9 luglio a San Pietroburgo, ma è stato spostato a Bruxelles per problemi logistici, ha spiegato il parlamentare britannico Malcolm Bruce, che presiede Globe International.

Il dialogo di Bruxelles è stato ospitato e presieduto dall’europarlamentare Anders Wijkman, rapporteur di un accordo sul cambiamento climatico post-2012, ed ex vice segretario generale delle Nazioni Unite. Co-presidente, il parlamentare britannico Joan Ruddock, che attualmente siede nella Commissione parlamentare per lo sviluppo internazionale.

Il prossimo round è previsto per il 14-17 febbraio 2007 a Washington, mentre gli ultimi due si terranno in Germania e Giappone nel 2008.

“L’obiettivo è creare un forum al di fuori delle strutture formali dei negoziati internazionali, per i legislatori, i business leader e altri decision maker fondamentali, per discutere un accordo sul cambiamento climatico entro il 2012”, ha detto Adam Mathews, direttore esecutivo di Globe International e del dialogo sul cambiamento climatico del G8 plus 5.