POLITICA-CAMERUN: Approvato dalle Ong il codice di condotta sulla trasparenza

YAOUNDE, 29 Giugno 2006 (IPS) – La società civile del Camerun ha approvato la prima Carta della Responsabilità Globale, pubblicamente sostenuta dai principali promotori della campagna internazionale a Glasgow, Scozia, per “governare” la gestione amministrativa delle organizzazioni non governative (Ong).

Undici Ong internazionali, tra cui Oxfam International, ActionAid International e Amnesty International, hanno approvato il documento il 6 giugno scorso nella capitale scozzese.

Nella loro dichiarazione, le Ong affermano: “Oltre ad esprimere il desiderio interno di trasparenza e di responsabilità, la Carta della responsabilità intende dimostrare che le Ong riconoscono profondamente il valore della fiducia pubblica, non la danno per scontata e si impegnano a sostenerla e ad approfondirla. Questa iniziativa arriva in un momento in cui il settore non-profit è sottoposto ad intense valutazioni, sia da parte di chi vorrebbe vederlo prosperare, sia da chi vorrebbe invece limitare le attività delle Ong”.

Le Ong hanno approvato il documento prima della conferenza di CIVICUS, un’alleanza internazionale per la partecipazione dei cittadini, tenutasi a Glasgow (21-25 giugno).

I promotori della campagna auspicano che la carta verrà alla fine adottata da tutte le organizzazioni della società civile.

“(Si tratta di) un’iniziativa importante, che porterà il settore non-profit verso una maggiore responsabilità sociale, trasparenza e comportamento etico”, ha detto all’IPS Marie Ngouanfo, presidente dell’Associazione per uno sviluppo equo, un’Ong con sede a Yaounde, Camerun.

“Le Ong influenzano molto l’opinione pubblica e le politiche governative in Africa”, ha aggiunto.

Con la crescita della globalizzazione, oggi in Africa le Ong abbondano, ma quasi tutte manifestano scarsa preoccupazione per la trasparenza e la responsabilità, secondo alcuni analisti. Alcune società civili si comporterebbero più come imprese commerciali che come organizzazioni umanitarie.

“A causa del crescente ruolo svolto dalle Ong nella società e per la fiducia che ispirano, le stesse Ong devono avere un codice di condotta attivo”, ha spiegato all’IPS Mathurin Nna, professore di scienze politiche all’Università di Ngaoundere nel nord del Camerun.

“Le persone che vengono quotidianamente in contatto con le Ong, in quanto difensori di democrazia, diritti umani e sviluppo sostenibile, tutti pilastri di una buona governance, guardano logicamente ad esse con speranza”, ha aggiunto Nna. “Per questa ragione, (le Ong) devono essere trasparenti in ogni aspetto con le persone per le quali operano, ma anche nel loro stesso interesse”.

Alcune Ong hanno adottato importanti misure per migliorare il modo in cui vengono amministrate. Ma sono necessari altri passi concreti per migliorare la gestione interna, per la quale vengono molto spesso criticate.

Ad esempio, le Ong vengono spesso coinvolte in scandali e sono accusate di scarsa trasparenza. E vengono anche accusate di criticare eccessivamente gli altri, mentre non riescono a mettere ordine in casa propria.

“Le Ong sono trasparenti come dicono di essere?”, chiede Nicole Elouga, un avvocato di Yaounde. “Molte vengono spesso imputate per corruzione”.

Elouga si riferiva in particolare a uno scandalo nell’ambito dell’importazione di veicoli, nel quale una Ong internazionale è stata scoperta nell'atto di corrompere funzionari di dogana del Camerun nel 2005.

“In Camerun, per esempio, diverse centinaia di Ong operano in molti settori”, ha detto Paul Zemdjio, coordinatore della Ong Equal Opportunity for All, con sede a Yaounde. “Ma sette anni fa, solo una dozzina di Ong e alcuni progetti cattolici hanno accettato di adeguarsi a un codice di condotta per promuovere la trasparenza all’interno dei gruppi e intorno ad essi”.

Nel marzo 1999, i rappresentati delle Ong e della chiesa si sono incontrati per discutere delle misure anticorruzione. In chiusura dell’incontro, è stato adottato un codice di condotta per combattere la corruzione all’interno delle organizzazioni coinvolte.

“All’epoca (nel 1999) – ha detto Zemdjio -, la corruzione era diventata un cancro nel cuore della società camerunense. Era una morbo presente a tutti i livelli della società, incluse le stesse Ong”.

Il codice richiedeva alle Ong di adattare strutture e norme procedurali come il rifiuto della corruzione, il diritto di denunciare e di resistere alla corruzione, la promozione della trasparenza nella gestione finanziaria e il rispetto dei suoi termini. Oggi, circa 23 Ong rispettano questo codice, ha osservato Zemdjio.

“Abbiamo deciso di combattere la corruzione e di promuovere la trasparenza perché la gente ripone moltissima speranza in noi (nelle Ong), per il ruolo che abbiamo nella società”, ha detto Martine Mbateck, membro del “Centro regionale per il sostegno e lo sviluppo delle iniziative delle donne”, una Ong con sede in Mbalmayo, a sud di Yaounde.

“Per dimostrare la nostra serietà, abbiamo promesso di promuovere la trasparenza nella gestione finanziaria. Abbiamo introdotto un sistema di doppia firma, reso pubblici i nostri conti, e adottato codici procedurali e revisioni contabili esterne e indipendenti”, ha riferito Mbateck.

Ma i dibattiti sui temi della governance sono ancora un tabù in Camerun, così come in molti altri paesi africani.

Nonostante questi limiti, ha dichiarato Zemdjio, “l'influenza delle organizzazioni civili, cresciuta sull’onda della democratizzazione e del pluralismo, che hanno sostituito i regimi militari e i sistemi del partito unico, fa sì che oggi questi temi vengano discussi più liberamente”.

Nel contesto della globalizzazione, la trasparenza rimane una preoccupazione della società civile per istituire strategie regionali che promuovano il buon governo.

“Il legame organico tra la buona governance e lo sviluppo è molto forte; come si può ridurre la povertà e garantire la crescita in Africa senza una buona governance?”, ha chiesto all’IPS Jacqueline Nde, membro della coalizione internazionale per la campagna “Pubblica ciò che paghi” (Publish what you pay).

Nato in Camerun del dicembre 2005, questo gruppo della società civile dell’Africa occidentale e centrale sta elaborando una strategia per promuovere la trasparenza e il buon governo nell’ambito dei ricavi ottenuti dalla vendita delle risorse naturali. In Africa, l'iniziativa è coordinata dal Catholic Relief Service di Yaounde.

Nde ha affermato che questo gruppo è affine all’iniziativa sulla trasparenza per le industrie estrattive con sede a Londra (EITI), che fornisce consulenza e informazioni sulle prassi migliori. “Ma fino ad oggi”, ha detto scoraggiata, “ci sono stati problemi nel portare EITI nei nostri paesi”.

Lanciata a Johannesburg a settembre 2002, l’iniziativa chiede a governi e ad imprese petrolifere e minerarie di rendere pubblici i guadagni ottenuti dalle risorse naturali estratte dal terreno, oltre a dimostrare l’uso che viene fatto delle entrate destinate alle misure contro la povertà.