EDUCAZIONE: L’universalizzazione non garantisce equità né inclusione

NOVA IGUAÇU, Brasile, 28 marzo 2006 (IPS) – Secondo educatori, studenti e attivisti riunitisi nella città brasiliana di Iguaçu, quello della “città educatrice” è un obiettivo ancora lontano da raggiungere nel mondo, dal momento che le politiche di governo non includono tutti i settori sociali.

È questa la conclusione condivisa dai 20.000 partecipanti, provenienti da 25 paesi, al Forum mondiale dell’educazione, che si è concluso domenica scorsa nella città del sud del Brasile.

L’ampia maggioranza al convegno, il cui slogan era “Educazione cittadina per una città educatrice”, ha concordato sul fatto che nel mondo persistono disuguaglianze sconfortanti, nonostante la crescente consapevolezza che il diritto all’educazione sia uno dei diritti umani più importanti.

“Nel 2005 abbiamo contato 140 milioni di bambini e bambine esclusi dal sistema educativo”, ha detto all’IPS Vernor Muñoz, relatore speciale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite (Onu) per il diritto all’istruzione.

Il riconoscimento di questo diritto non è uguale in tutti i paesi, e questo minaccia il raggiungimento di uno dei principali Obiettivi di sviluppo del millennio dell’Onu: l’istruzione primaria universale di bambini e bambine entro il 2015.

“Secondo le previsioni più ottimistiche, per raggiungere l’obiettivo dell’istruzione universale di base ci vorranno 10 anni in più del previsto: nel 2015, saranno ancora 47 milioni i bambini e le bambine che non frequenteranno la scuola”, ha segnalato Muñoz.

“Quarantasette paesi non realizzeranno il traguardo della scolarizzazione universale prima della metà del secolo”, ha aggiunto.

Uno dei motivi di questo ritardo è la mancanza di finanziamenti per l’istruzione che, secondo gli standard internazionali, dovrebbero corrispondere ad almeno il sei per cento del prodotto interno lordo (PIL) di ogni paese.

“In molti casi, il bilancio destinato agli eserciti continua ad aumentare, a scapito dell’educazione. Nei paesi dell’Africa e del sud-ovest dell’Asia, la media degli investimenti in tal senso è uguale o inferiore al 3,5 per cento” del PIL, ha lamentato l’esperto.

Tuttavia, secondo i partecipanti alla conferenza, l’universalizzazione non garantisce di per sé un’istruzione equa e inclusiva.

Ricardo Henriques, segretario di “Educación continua, alfabetización y diversidad” del ministero dell’educazione brasiliano, ha osservato che se non si attueranno politiche di lotta alla disuguaglianza etnico-razziale, regionale, culturale e di genere, la scuola continuerà ad essere un luogo di esclusione.

“Non basta garantire l’accesso. Dobbiamo ridurre l’abbandono scolastico e offrire ai giovani adulti la possibilità di un’educazione continua”, ha detto Henriques, che ha anche evidenziato “l’importanza dei contenuti educativi, che non possono essere separati dalla vita quotidiana delle comunità”.

D’altra parte, sebbene la teoria riconosca l’esistenza di molteplici identità storiche, culturali, etniche e regionali, il sistema educativo ufficiale prosegue, in pratica, senza cambiamenti rispetto all’accettazione delle diversità.

Su questo punto hanno insistito a Nova Iguaçu organizzazioni sociali come il Movimento dei lavoratori Sem Terra del Brasile (MST), rappresentato da Clarice Aparecida dos Santos in un dibattito su educazione, cultura e diversità.

“Le politiche nazionali di educazione sul campo continuano a trattare i contadini come ritardati e falliti”, ha criticato Aparecida dos Santos, che ricorda come l’MST abbia alfabetizzato in 20 anni più di 100.000 persone, arrivando a formare 24 classi di corsi superiori in università pubbliche.

L’America Latina deve ancora scoprire cosa sia l’educazione di qualità, ha affermato l’esperto Orlando Pulido, dell’Università pedagogica nazionale della Colombia e membro del Forum latinoamericano delle politiche educative.

Secondo Pulido, l’aumento del numero di scuole o l’utilizzo di tecnologie come quella informatica non implicano un miglioramento automatico del livello educativo di un paese.

È necessario discutere il significato della parola qualità nel contesto dell’educazione, ha proseguito. “Oggi, si parla di qualità solo quando il processo educativo è orientato al mercato. L’istruzione è considerata un servizio, ma la vera educazione di qualità deve formare valori che ci aiutino a superare i conflitti che viviamo nei nostri paesi”.

Al Forum su “Etica e cittadinanza in tempi di esclusione”, i partecipanti hanno deliberato all’unanimità che la costruzione della cittadinanza deve passare per strategie che mettano fine alle esclusioni di ogni tipo.

Per raggiungere questo obiettivo, è necessario pretendere un comportamento etico da parte di coloro che governano. Queste idee sono state riassunte nell’intervento del colombiano Ramón Moncada, dell’organizzazione Corporación Región, interrotto da frequenti applausi.

“La società pretende che ogni individuo sia un cittadino rispettoso dell’etica, che sia obbediente, che si comporti correttamente. Ma perché ciò avvenga, è necessario garantire in primo luogo tutti i suoi diritti, e solo un governo etico può farlo”, ha ammonito.

“Una città, ha concluso, non può essere definita ‘educatrice’ se non garantisce l’istruzione, la casa, la salute e tutto ciò che fa parte della vita normale delle persone”.