AMBIENTE: Puntare agli obiettivi del millennio

Johannesburg, 21 marzo 2006 (IPS) – Dimezzare il numero di persone prive di accesso sostenibile all’acqua potabile e ai servizi sanitari; migliorare la vita di almeno 100 milioni di abitanti delle baraccopoli…. I traguardi del settimo Obiettivo di sviluppo del millennio delle Nazioni Unite (MDG) sembrano enormi.

Il settimo MDG punta ad assicurare la sostenibilità ambientale. Gli otto Obiettivi del millennio sono stati adottati dalla comunità internazionale al vertice del millennio dell’Onu del 2000, con lo scopo di migliorare lo standard di vita a livello globale entro il 2015.

Tra questi, sradicare fame e povertà estrema, assicurare l’educazione primaria universale, promuovere l’uguaglianza di genere, ridurre la mortalità infantile. Gli altri goal prevedono di migliorare la salute materna, combattere le malattie, e sviluppare partenariati per affrontare questioni come le regole di mercato non eque, e la necessità di lavoro dignitoso per i giovani.

Ma Muna Lakhani, membro del gruppo ambientalista d’azione Earthlife Africa, con sede in Sud Africa, esprime qualche timore rispetto al settimo MDG, e agli indicatori utilizzati per misurare i progressi verso i suoi obiettivi. In un’intervista con Marina Penderis, Lakhani sostiene che questi possono fare più male che bene.

MP: Cosa crede che dovrebbe accadere nei prossimi dieci anni per raggiungere gli Obiettivi del millennio sulla sostenibilità ambientale?

ML: La cosa più urgente da fare in tempi brevi è ridefinire gli indicatori per gli MDG. Gli obiettivi in sé sono buoni, ma gli attuali indicatori non portano necessariamente beneficio alle persone. In alcuni casi contribuiscono addirittura ad inasprire il problema.

Quando si parla dell’MDG relativo alla sostenibilità ambientale, uno degli indicatori è la percentuale di terreno ricoperto da foresta. Una foresta può avere caratteristiche particolari, monocolture, coltivazioni ad uso commerciale: l’ambiente può prosciugarsi fino all’ultima goccia senza foreste miste e indigene.

Si parla di dimezzare, entro il 2015, la percentuale delle persone che non hanno accesso sostenibile all’acqua potabile e sicura e ai servizi sanitari. Ma cosa significa “accesso”? Il fatto di vivere in un posto dove l’acqua è pulita e canalizzata, non significa necessariamente che ci si possa permettere di pagarla.

In Sud Africa, migliori misure sanitarie significa generalmente fosse ventilate per le latrine. Queste sono importanti per raggiungere gli MDG, ma ogni anno devono essere pulite. Molti governi locali non possono farlo, perciò la popolazione ha servizi sanitari sicuri per un anno, e poi latrine inadeguate.

MP: Esistono sistemi innovativi ed economicamente convenienti per garantire i servizi sanitari alle comunità povere, che però non vengono utilizzati?

ML: Ne esistono molti, ci sono diverse possibilità economicamente accessibili. Ad esempio, le latrine con deviazione del liquido: sembra un normale gabinetto, ma con due compartimenti; l’urina finisce in un contenitore e viene usata come fertilizzante; le feci vengono trattenute e cosparse di segatura. La latrina è ben ventilata, per evitare il cattivo odore.

Quando un contenitore è pieno, si passa al successivo. Dopo sei mesi al massimo, a seconda delle condizioni atmosferiche, le feci saranno diventate compost di prima scelta. Quando uno dei contenitori sarà pieno, l’altro sarà di nuovo pronto all’uso.

L’idea che le “flush-toilet” (latrine con scarico) siano la soluzione migliore è tipico della colonizzazione mentale. Noi pensiamo che siamo “arrivati” se abbiamo una flush-toilet, perché è quello che hanno i bianchi. Per questo nella Provincia del Capo occidentale (Sud Africa), alcuni protestanti hanno di recente affisso manifesti con la scritta “vogliamo le flush-toilet adesso”…. Il modo migliore per risolvere questo problema è far passare un’ordinanza che dica basta alle flush-toilet, concedendo a tutti tre anni per poter convertire quelle attuali.

MP: Sembra che diverse nazioni africane – in particolare i paesi lungo il Nilo – siano ai ferri corti per la scarsità delle risorse di acqua. Volendo essere realistici, c’è acqua a sufficienza oggi per tutta l’Africa?

ML: Sono convinto di sì. Se consideriamo l’attuale consumo d’acqua, molto poco va alla popolazione. La maggior parte va alle industrie, che sono più efficienti di quelle del nord, grazie alla legislazione sull’ambiente, relativamente leggera. È un problema che può essere risolto.

MP: Quali considerazioni – ad esempio politiche e finanziarie – intralciano il cammino verso il raggiungimento della sostenibilità ambientale?

ML: Nella testa dei politici e di chi decide c’è il mito economico secondo il quale non si può avere crescita economica senza inquinamento. Il messaggio è quindi: “Se vuoi dare lavoro alla gente, devi avere inquinamento”.

Un altro grosso ostacolo in Africa è che talvolta abbiamo scarsa fiducia nelle nostre competenze e capacità di giudizio. Questo deve cambiare. Saremo anche neri e poveri, ma non siamo stupidi.

Poi, l’idea che la sovrappopolazione sia la principale minaccia per l’ambiente è un grosso carico delle sciocchezze razziste. Nel nord vive il 25 per cento della popolazione, che però utilizza l’80 per cento delle riserve. Un bambino indiano produce appena un quinto del degrado ambientale che produce un bambino negli Stati Uniti.

Senza dubbio sono i troppi ricchi a rappresentare una minaccia ambientale, non le troppe persone povere.

MP: Crede che gli Obiettivi per assicurare la sostenibilità ambientale verranno raggiunti?

ML: No. La mancanza di volontà politica e la deviazione delle risorse riducono le possibilità di successo. Mi dispiace dirlo, ma se non mettiamo in discussione i presupposti di fondo, come quelli di cui parlavo prima, non assicureremo la sostenibilità dell’ambiente.