MEDIA-RELIGIONE: Le vignette sollevano un antico conflitto

PARIGI, 9 FEBBRAIO 2006 (IPS) – Secondo le autorità musulmane francesi, le vignette danesi che assimilano il profeta Maometto al terrorismo sono la rappresentazione del crescente pregiudizio europeo nei confronti del mondo islamico.

”Il Profeta ha fondato una religione pacifica, e non aveva nessuna intenzione di ispirare il fanatismo terrorista”, ha detto all’IPS Dalil Boubakeur, alto esponente religioso della Moschea di Parigi, e presidente del Consiglio francese del culto musulmano (CFCM).

”Noi musulmani insistiamo sui principi pacifici della nostra religione, e non accetteremo mai che questi vengano alterati”, ha aggiunto Boubakeur. Il religioso descrive le vignette danesi che rappresentano Maometto, pubblicate il 30 settembre 2005 dal quotidiano Jyllands-Posten, come “un inaccettabile e intenzionale fraintendimento dei nostri principi”.

In uno dei disegni, il Profeta porta sulla testa una bomba innescata al posto del turbante.

Abdelwahab Meddeb, professore di letteratura comparata alla Sorbona di Parigi, ed esperto dell’Islam, ha dichiarato che le vignette vanno oltre la violazione delle complesse posizioni musulmane contro le icone.

Timori analoghi sono stati espressi dai leader musulmani di altri paesi europei. Ayyub Axel Koehler, nuovo capo del Consiglio centrale dei musulmani tedeschi, ha descritto le vignette danesi come “blasfeme ed offensive”.

Le vignette, ad oggi pubblicate su diversi quotidiani in Austria, Francia, Germania, Italia, Svizzera e altri paesi europei, hanno provocato un’ondata di violente manifestazioni nel mondo arabo e islamico, con attacchi contro le rappresentanze diplomatiche europee in Siria, Libano e in altri paesi.

La Danimarca ha pagato un pesante tributo diplomatico a causa delle vignette,. Autorità religiose e politiche in tutto il mondo islamico hanno invitato a boicottare i prodotti danesi, e l’Arabia Saudita ha anche richiamato il suo ambasciatore a Copenhagen a dimostrazione della sua condanna per l’accaduto.

Le proteste fanno pensare che le caricature danesi abbiano contribuito ad aumentare lo scisma politico che separa l’Europa e il mondo islamico.

Tuttavia, i leader musulmani si sono detti soddisfatti dell’allontanamento di Jacques Lefranc, fino all’1 febbraio capo redattore del quotidiano francese France Soir, licenziato per aver pubblicato le vignette. “Ringrazio il direttore di France Soir per la sua decisione e il suo coraggio”, ha dichiarato Mohamed Béchari, presidente della Federazione nazionale dei musulmani di Francia.

France Soir ha infatti pubblicato le 12 illustrazioni, una decisione difesa nell’editoriale che spiega che la libertà di stampa e di satira sono più importanti del rispetto per i tabù religiosi.

”Nessun dogma religioso può essere imposto a una società laica e democratica”, riportava il quotidiano”. Una posizione mantenuta solo per poche ore. La stessa sera, Raymond Lakah, editore del giornale e uomo d’affari franco-egiziano, ha licenziato Lefranc.

Béchari respinge fermamente l’assunto secondo cui la libertà di stampa è un valore più importante del rispetto dei tabù religiosi.

”In nome della libertà di stampa, alcuni europei insultano i principi religiosi di 1,2 miliardi di musulmani nel mondo”, ha detto Béchari all’IPS, descrivendo le vignette come “un’altra provocazione contro i musulmani, con l’obiettivo di esasperare il contrasto tra mondo occidentale e Islam, e di favorire lo scontro delle culture”. Secondo Béchari, ”dopo l’11 settembre 2001, i musulmani di tutto il mondo hanno pagato un prezzo molto alto”. “Vedendo le vignette su France Soir, ho capito che tutti gli sforzi di integrazione di milioni di musulmani nella società europea erano stati vanificati”.

Questo punto di vista è ora stranamente condiviso anche dal giornalista danese che per primo ha pubblicato le vignette.

Carsten Juste, redattore capo del Jyllands-Posten, che lo scorso settembre aveva pubblicato quelle illustrazioni per dimostrare che la stampa danese non si auto-censura sulle questioni relative all’Islam, adesso si pente della sua decisione. In una dichiarazione ripresa dal sito web del quotidiano e datata 31 gennaio, Juste si scusa per aver offeso i musulmani. In un’intervista della settimana scorsa con il quotidiano svedese, il giornalista aggiunge che “la distanza che separa l’occidente dal mondo islamico è più sconfinata del Grand Canyon.”

Nel frattempo, gli studiosi si domandano se il divieto islamico di mostrare icone del Profeta esista davvero.

”Le immagini, in generale, sono respinte dai testi fondamentali dell’Islam”, ha dichiarato Abdelwahab Meddeb. In un passaggio del Corano, prosegue, Maometto discute con sua moglie Aocha a proposito delle immagini che la donna conserva del cugino. “Non capisci che una casa con delle immagini verrà disertata dagli angeli?”, dice Maometto a Aocha.

Meddeb ha spiegato all’IPS che la tradizione islamica vieta le icone perché “imitando la vita, innescano una ridicola competizione con Dio. Le immagini artificiali non avranno mai un’anima, contrariamente alla vita creata da Dio. Esiste inoltre il rischio di idolatria”. Lo studioso ha aggiunto però che non c’è alcun divieto specifico che riguardi le immagini di Maometto. “La tradizione dell’iconografia islamica ha seguito quella cristiana, e i libri arabi sono pieni di immagini del Profeta. Quello che non si troverà mai nell’iconografia islamica sono le rappresentazioni di Dio”.

Jean-François Clément, esperto francese di immagini dell’Islam, è d’accordo sull’assenza di divieti specifici a raffigurare Maometto. ”La censura delle immagini arriva dal Medio Evo”, ha detto Clément all’IPS. Per ridurre il rischio di idolatria, diversi artisti in India, Persia e nell’impero ottomano hanno rappresentato il Profeta in miniatura. Un altro metodo consisteva nel rappresentare Maometto senza volto – ha aggiunto l’esperto – senza labbra, orecchie, naso, occhi, e così via. Altri artisti hanno invece coperto il volto del Profeta con un velo”. (FINE/2006)