SVILUPPO: Dall’Italia 100 progetti per le città brasiliane

Torino, 25 Settembre 2005 (IPS) – Formare tecnici e funzionari delle amministrazioni locali potrebbe essere il modo migliore di promuovere lo sviluppo. E’ quanto è emerso dal forum “100 Città per 100 progetti in Brasile”, organizzato a Torino dall’Associazione nazionale comuni italiani (Anci), e dall’Unione delle province italiane (Upi), per stimolare la cooperazione tra città italiane e brasiliane.

Il programma, lanciato dal comune di Torino nel 2003 insieme al Ministero per le città brasiliano, è mirato a supportare il decentramento amministrativo e la democrazia partecipativa nelle città brasiliane, che raccolgono il 75% della popolazione del paese, creando una rete di enti e istituzioni locali che promuovano direttamente azioni di cooperazione decentrata.

La cooperazione punta essenzialmente su progetti da realizzarsi localmente, ma non solo.

“Il nostro obiettivo non è concentrare risorse umane e finanziarie verso progetti troppo grandi, sui quail sarebbe poi difficile per i cittadini controllare l’iter dei fondi utilizzati”, ha dichiarato all’IPS Marco Malgaro, vice sindaco del capoluogo piemontese e ideatore del programma. “Piuttosto, noi offriamo una struttura centrale che mette a disposizione servizi ed elabora piani a più vasto raggio sulle questioni generali, come la pianificazione territoriale, le politiche per i minori, l’ambiente”. Negli ultimi due anni, l’Agenzia per la cooperazione locale della città di Torino ha delineato la mappa delle pubbliche amministrazioni, università, centri di ricerca, enti privati attivi nella gestione dell’acqua, dei rifiuti e nelle tematiche ambientali, disponibili a mettere a disposizione di progetti di cooperazione conoscenze e una parte delle proprie risorse umane e lavorative.

“Il nostro impegno principale è fornire conoscenze tecniche ai paesi in via di sviluppo”, ha spiegato all’IPS Gian Paolo Morello, direttore dell’Agenzia. “Stiamo collaborando con il ministero per le città di Brasilia per l’applicazione del loro recente “Statuto delle città”, avviando una serie di corsi di formazione per tecnici e funzionari delle amministrazioni locali per l’attuazione dei piani regolatori e la gestione dei servizi locali di base, primi fra tutti la gestione dei rifiuti e degli impianti idrici.”

Di questa collaborazione fanno parte i due progetti pilota avviati da Hydroaid, la scuola internazionale dell’acqua per lo sviluppo, con sede a Torino, per formare funzionari pubblici al recupero ambientale e alla gestione della raccolta di acqua piovana nelle aree urbane. Entrambi i progetti sono stati finanziati dal comune di Torino e dalla Direzione generale per la cooperazione allo sviluppo del Ministero degli esteri italiano.

”Più che di fondi, noi abbiamo bisogno dall’Italia di cooperazione tecnica per lo sviluppo sociale delle aree urbane,” ha detto all’IPS Fernando Damata Pimentel, sindaco di Belo Horizonte e vice presidente dell’Associazione delle Città Brasiliane. “In effetti, ci manca davvero il personale tecnico e le nostre città necessitano con urgenza di sapere come realizzare e gestire i loro servizi di base.”

L’Associazione brasiliana, spiega Damata Pimentel, si è impegnata a “coinvolgere i 500 comuni iscritti nello sviluppo di progetti pilota, mentre noi li aiutiamo a trovare le amministrazioni italiane con cui cooperare.”

La stessa Belo Horizonte ha già avviato un progetto insieme alla città di Bologna per l’informatizzazione dei servizi sanitari, dietro fornitura di una parte di attrezzature e, soprattutto, di corsi di formazione per il personale.

E’ importante, però, che queste politiche siano attuate con efficienza e trasparenza, coinvolgendo e consultando i cittadini, ha rilevato Nelson Trad Filho, sindaco di Campo Grande, in Brasile. “I piani abitativi devono essere decisi insieme agli stessi abitanti delle città. E gli slum non possono essere risanati semplicemente cacciandone i residenti, il che produce solo esclusione sociale.”

Secondo gli esperti comunali, ad esempio, è essenziale considerare le ricadute sociali delle decisioni amministrative nel ciclo dei rifiuti.

Sono necessari progetti pilota che sappiano coniugare migliori condizioni di vita urbana con una crescita dell’occupazione, “poiché i rifiuti possono rappresentare un’importante risorsa economica per gli abitanti delle città nei paesi in via di sviluppo”, ha spiegato Riccardo Serafini, della provincia di La Spezia.

Un obiettivo più facilmente raggiungibile, secondo Morello, se i programmi di cooperazione sono realizzati a livello locale, piuttosto che attraverso accordi tra stati. Gli enti locali italiani possono per questo fornire la loro esperienza nei programmi per la trasparenza amministrativa attraverso l’informatizzazione dei servizi, ma “il partenariato con le realtà della società civile operanti sul territorio è la strada migliore per promuovere la partecipazione democratica, evitando insieme errori e abusi”.