GINEVRA, agosto 2005 (IPS) – I dirigenti dell’Organizzazione mondiale del commercio (OMC / WTO) minimizzano l’importanza del nuovo arresto nel giro di consultazioni di Doha (il Doha Round) e della minaccia che pende sulla sesta conferenza ministeriale del prossimo dicembre a Hong Kong. Al contrario, le organizzazioni della società civile vedono con grande preoccupazione l’ennesimo fallimento del sistema di commercio multilaterale.
Amina Mohamed, presidente del Consiglio generale dell’OMC e al momento la massima autorità dell’organizzazione, ha affermato che “non c’è una ‘crisi' nei negoziati – non è necessario 'premere il pulsante del panico ‘”.
Tuttavia, il negoziatore del Kenya ha ammesso che a quasi quattro anni dal giro di consultazioni avviate a Doha, capitale del Qatar, “non siamo arrivati dove volevamo”, evidenziando che “i progressi sono stati lenti – troppo lenti”.
Le resistenze delle potenze del Nord industrializzato a smantellare il protezionismo in agricoltura rappresentano il principale ostacolo allo sviluppo.
Mohamed ha riassunto il bilancio negativo dell’ultima fase dei negoziati di fronte ai rappresentanti dei 148 stati membri dell’OMC presenti alla seduta del Consiglio generale nella quale è stato salutato il direttore generale uscente Supachai Panitchpakdi, dando il benvenuto al suo successore, Pascal Lamy.
I negoziatori stanno oggi mettendo a punto i loro obiettivi per la conferenza di Hong Kong, con la speranza di recuperare il tempo perduto e di poter adottare in quella riunione l’insieme di regole, o “modalità”, necessarie per chiudere l’accordo sul Doha Round entro il 2007.
Con questo proposito, Mohamed ha raccomandato di “usare con efficacia e razionalità i mesi che rimangono” all’incontro di dicembre a Hong Kong, evitando riunioni ministeriali ridotte organizzate fuori Ginevra – dove ha sede l’OMC. Ha poi aggiunto che “sarebbe utile organizzare, per ottobre, una riunione di ministri per valutare gli eventuali progressi raggiunti fino a quel momento”.
Mohamed, trattandosi di un tema così delicato – la trasparenza dei negoziati – ha promesso di garantire ad ogni costo una rappresentanza effettiva degli stati membri a tutte le riunioni.
Secondo lei, la questione chiave rimane però la necessità di una “reale volontà politica” di sbloccare i negoziati dal punto morto in cui si trovano, “non discorsi politici, ma azione e coraggio politico”. E conferma che il problema fondamentale sono ancora le modalità relative all’agricoltura, che rappresentano “il motore del giro di consultazioni di Doha”.
Altre questioni molto importanti sono “le modalità di accesso ai mercati non agricoli, una massa critica di offerta di alta qualità nei servizi, un’agenda di negoziati concordata sulle regole che includa la questione dell’anti-dumping (le misure contro la concorrenza sleale) e un contributo significativo allo sviluppo in tutte le fasi del processo”, ha aggiunto.
L’OMC deve cambiare marcia e migliorare le sue prestazioni da qui alla conferenza di dicembre, ha sottolineato Mohamed.
Le organizzazioni non governative indipendenti e gli enti legati al mondo degli affari hanno reagito alla recente battuta d’arresto dell’OMC con maggior inquietudine.
La Camera di commercio internazionale (CCI) si è detta preoccupata e profondamente insoddisfatta per la mancanza di evoluzione nelle consultazioni che si sono tenute a fine luglio.
Il Segretario generale della CCI, Guy Sebban, ha chiesto ai governi di raddoppiare i loro sforzi per avviare l’Agenda di sviluppo di Doha verso un possibile esito positivo nel 2006, “nell’interesse della crescita economica mondiale e della creazione di occupazione”.
Dalla società civile, la rete Friends of the Earth (Amici della terra) international, ha affermato che molti settori vedono la liberalizzazione del commercio promossa dall’OMC e da altre istituzioni come un tentativo aggressivo di aprire i mercati dei paesi in via di sviluppo, a beneficio delle multinazionali occidentali.
”Bisogna interrompere le discussioni all’interno dell’OMC, e raggiungere un’intesa generale su cosa è in gioco, e su chi ne beneficerà e chi ci rimetterà” ha dichiarato il vicepresidente del gruppo ambientalista, Tony Juniper.
”Oggi rimane all’OMC un’ultima occasione per favorire i consumatori: garantire un accesso corretto ai mercati, ridurre le barriere commerciali e migliorare la vita delle popolazioni più povere”, ha dichiarato Emma Harrison, capo della Campagna sul commercio di International Consumers. Secondo Harrison, i negoziatori dell’OMC devono eliminare tutte le sovvenzioni per l’esportazione dei prodotti alimentari entro il 2010 e assicurare a tutti i servizi di base (acqua ed elettricità).
Un’altra priorità per International Consumers consiste nel “resistere alle pressioni degli imprenditori che ostacolano le etichette ecologiche, le quali non rappresentano barriere commerciali, bensì un diritto elementare” .
L’ultimo punto dell’istanza riguarda l’applicazione delle disposizioni concordate a Doha nel 2001, che autorizzano i paesi in via di sviluppo a fabbricare o importare farmaci vitali a prezzi accessibili.
Un’altra organizzazione non governativa, il Movimento per lo sviluppo mondiale (WDM, World Development Movement) ha criticato gli obiettivi commerciali stabiliti dall’Unione Europea (Ue), che “concede poco in agricoltura e chiede importanti compromessi da parte dei paesi poveri in tema di tariffe industriali e di servizi commerciali”.
Secondo Peter Hardstaff, capo delle politiche del WDM, “l’Ue deve fare un’inversione a 180 gradi nella sua agenda per ottenere un accordo in favore degli interessi dei più poveri”.
L’organizzazione ha riportato quanto dichiarato dall’ambasciatore giamaicano Ransford Smith durante la seduta del Consiglio generale dell’OMC, secondo cui “se giudichiamo a tutt’oggi, dobbiamo ammettere che il tema dello sviluppo è tristemente assente (dai negoziati)”.
Rispetto al cambiamento di leadership, Hardstaff ha osservato che i paesi ricchi hanno fatto pochi sforzi per nascondere il loro entusiasmo all’arrivo di Pascal Lamy in coincidenza con l’inizio dei negoziati a settembre. Secondo l’attivista, è improbabile che Lamy faccia qualcosa per impedire ai paesi ricchi di usare le loro tattiche antidemocratiche e non trasparenti, come le riunioni di selezionati gruppi ristretti allo scopo di concludere accordi.
Céline Charvériat, che dirige la campagna di Oxfam International in favore di un commercio equo, ha fatto notare che nel processo dei negoziati si avverte “un’assenza di leadership”. Secondo Charvériat, “senza un cambiamento sostanziale nell’atteggiamento, la conferenza ministeriale di Hong Kong sarà un fallimento e verrà eliminata qualunque possibilità che i paesi in via di sviluppo traggano beneficio dal commercio”.

